lunedì 24 settembre 2012

Quando la politica italiana viene investita dal populismo

Quand les populismes frappent la politique italienne

di Marcelle Padovani
Pubblicato in Francia il 9 settembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

Mai come nel 2012 il populismo è stato così potente in Italia. Analisi di un pericolo che mette in subbuglio il Paese.


L’Italia sta subendo gli scrolloni violenti del populismo. Un’ideologia basata sull’idea che il leader debba essere eletto direttamente dal popolo. Tutto è iniziato con la Lega Nord, negli anni ’90. Umberto Bossi si fa avanti nella scena politica con la sua proposta di secessione, cioè il distacco dell’Italia ricca e produttiva (quella del Nord) dall’Italia povera e parassita (quella del Sud), e dichiara guerra all’Europa sovrana (e ai suoi diktat).
Dalle elezioni del ‘94 in poi, la Lega è al governo in Italia. Forza Italia si presenta al suo fianco, come un movimento antipartitico, anti “prima Repubblica”, dalle tendenze manageriali. Ai suoi inizi, Forza Italia non è esente da accenti populisti che sono rimasti tali con il tempo. Il “capo” fa appello al buon senso della “gente” contro i “protagonisti” della politica, scegliendo demagogicamente di nascondere la verità agli italiani: la verità della crisi viene celata alla gente comune, come la realtà dei conti dello Stato. Quando il berlusconismo era ormai alla fine, l’anno scorso, un vecchietto dal viso tutto imbellettato continuava ancora a raccontare barzellette a un pubblico cieco e consenziente.


La discesa in campo di Italia dei Valori
Ma il populismo non arresta la sua corsa. Nel 1998 prende forma Italia dei Valori. Il partito nasce dall’ingresso in politica del magistrato Antonio Di Pietro. C’è una tale demagogia nell’aria che Italia dei Valori inserisce nel suo programma una vasta operazione di pulizia morale. “Sortez les sortants” [“Fuori gli approfittatori” versione moderata del “Vaffa” di Grillo, N.d.T.]era la formula usata con successo dal movimento poujadista nella Francia degli anni ’60. Di Pietro sogna di mettere le manette alla maggior parte della classe politica: il suo progetto però non fa molta strada. Con i suoi accenti anti governativi e il suo desiderio di pulizia, attira solo una parte dell’elettorato di sinistra, giustificando così la sua alleanza con il PDS, erede del comunismo.
Di Pietro viene eletto con grande successo in un collegio dell’Italia centrale, in cui la sinistra governa già da decenni. Ma la sua demagogia, il suo rifiuto di assumersi le proprie responsabilità e di appoggiare il governo Monti, hanno fatto precipitare di nuovo l’IdV nel limbo dei partiti poco affidabili, con la conseguente inevitabile rottura con il centro sinistra.


Il pericolo esiste anche a sinistra
Il movimento “5 stelle” si afferma alle elezioni amministrative della scorsa primavera. Il programma, portato avanti dal comico Beppe Grillo, si può riassumere in una serie di insulti, di espressioni volgari e linguaggi violenti. Grillo vince in tre comuni (tra cui Parma) e ottiene risultati che raggiungono il 20% dei consensi. Grillo è chiaramente anti-Monti, anti-sacrifici e anti-europeista.
Il populismo ha raggiunto il suo culmine. All’interno del Partito Democratico, Matteo Renzi, sindaco di Firenze, manifesta apertamente il suo dissenso nei confronti dei dirigenti del suo partito, chiedendo un “cambiamento generazionale”. Ottiene un chiaro successo tra i media e probabilmente riuscirà a spuntarla alle prossime “primarie” grazie alle sue proposte moderate. Il pericolo esiste anche a sinistra. Se, per uno strano calcolo, sommassimo insieme tutti i populisti della Penisola, si otterrebbe una maggioranza del 60%. Ma per fare cosa una volta al governo? Nessuno lo sa. Tantomeno i vari leader.

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