giovedì 18 luglio 2013

Le relazioni pericolose dell'Italia con il dittatore kazako


Les liaisons dangereuses de l’Italie avec le dictateur kazakh

Di Ariel Dumont
Pubblicato in Francia il 15 luglio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli

Era la mezzanotte del 31 maggio. La zona residenziale di Casal Palocco, situata a 15 km dal mare, a sud della capitale italiana, è immersa nel silenzio. In una villa con piscina, protetta da occhi indiscreti da grandi alberi, dorme la famiglia Ablyazov. In una stanza, Alma Ablyazov e sua figlia di sei anni. In un'altra camera, sua sorella e suo cognato. Nelle altre, il personale di servizio.


Mukhtar Ablyazov

Noursoultan Nazarbayev


Mukhtar Ablyazov non c'è, i servizi segreti prelevano la moglie
La notte alla fine sarà breve. Una cinquantina uomini della Digos, i servizi segreti italiani, armati e tutti vestiti di nero, circondano la villa. "Stavamo dormendo quando ho sentito dei rumori, colpi di spranga contro le finestre e le porte," racconta oggi Alma Ablyazov in un memoriale consegnato ai suoi avvocati. Una trentina di loro irrompe nella villa, gli altri fuori, sorvegliano il giardino. "Avevano l'aria truce, uno di loro mi ha minacciato con la sua pistola e mi ha chiesto i documenti," ricorda Alma. "In un inglese stentato, misto ad italiano, l'uomo le ha chiesto di identificarsi e le mostra una fotografia: ho capito che stavano cercando mio marito". Il marito di questa donna dagli occhi a mandorla, è Mukhtar Ablyazov, ex ministro dell'energia e dell'industria del dittatore Noursoultan Nazarbayev. Diventato uno dei più importanti oppositori del presidente kazako, Mukhtar Ablyazov fuggì nel Regno Unito, dove ha ottenuto con la sua famiglia lo status di rifugiato politico. Quella notte, lui non c'è. Per proteggersi, Alma Ablyazov esibisce un passaporto dimostrando la nazionalità centro-africana che ha ricevuto recentemente, per motivi di sicurezza. Per l'agente, questo documento è un falso. “Puttana russa" Le grida addosso l'uomo agitando il passaporto. Accusata di possesso di passaporto falso, trattata come una clandestina, Alma Ablyazov viene prelevata con la forza assieme a suo cognato, che nel frattempo era stato pestato a sangue. Verrà rinchiusa in un centro di detenzione preventiva senza bere né mangiare per quindici ore di seguito. Le impediranno anche di vedere un avvocato.

Giudice svegliato all’alba e un aereo pronto a decollare
La mattina presto, i servizi segreti svegliano un giudice e gli chiedono di convalidare il provvedimento di espulsione. Poi, tornano a Casal Palocco e prelevano la figlia di Alma. La giovane donna e sua figlia sono condotte in automobile all'aeroporto, dove li attende un jet privato austriaco. Il pilota viene avvertito alle 5 del mattino di trovarsi sulla pista pronto per decollare in fretta. Sull'aereo, attendono due diplomatici kazaki. L'aereo decolla verso il Kazakistan. Missione compiuta: è passato un mese e il caso ha preso una brutta piega per il governo italiano, che ha già dovuto difendersi dinanzi il Parlamento. Sono state avanzate varie domande. Chi autorizzato il raid nella villa? Chi ha mobilitato i servizi segreti? Il numero due del governo, ministro dell'interno e rappresentante di Silvio Berlusconi in seno all’esecutivo di unità nazionale, così come il ministro degli affari esteri, la radicale Emma Bonino? "Non so niente ma cadranno delle teste," giura il vicepremier, Angelino Alfano. "Questa storia deve essere chiarita," ha detto il ministro Emma Bonino.

Annullamento del provvedimento di espulsione
Secondo la stampa italiana, i diplomatici kazaki dell’ambasciata a Roma avrebbero fatto ripetute pressioni al Ministero degli interni. Secondo il quotidiano di Milano Il Corriere della Sera, l’ambasciatore kazako avrebbe chiesto l'intervento del Ministero il 27 maggio, per l'arresto di un "uomo pericoloso, armato e ricercato in Kazakistan". Il diplomatico viene messo in comunicazione con il dipartimento di sicurezza interna. Il raid viene autorizzato un paio d'ore più tardi. L'Italia ha interessi economici in Kazakhstan tramite l'Eni, la compagnia petrolifera nazionale italiana. Si sarebbe invischiata nella faccenda per preservare la propria attività in questo stato ricco di gas e petrolio? La domanda è legittima. La settimana scorsa, il governo, che ha ordinato un'inchiesta, ja iniziato annullando l'ordine di espulsione. Una richiesta formale di rimpatrio è stata presentata al Kazakistan. L'annullamento dell'ordine di espulsione è un'importante vittoria. Ora la partita si gioca dal lato kazako e lì, non sarà facile", ammette un avvocato che cura gli interessi della famiglia Ablyazov.

Moneta di scambio
Da quando è stata espulsa, Alma Ablyazov è agli arresti domiciliari e il capo dello stato, Nursultan Nazarbayev, non ha alcuna intenzione di mollare ciò che considera come una moneta di scambio per ritrovare il suo dissidente, accusato di aver sottratto alla banca di cui era il dirigente, la BTA, 5 miliardi di dollari. In Italia, il caso potrebbe avere ulteriori sviluppi. Il Tribunale di Roma, a cui la famiglia Ablyazov si è rivolta, ha previsto una prima udienza il 25 luglio. Nel frattempo, i ministri dell'interno e degli affari esteri e il dipartimento di sicurezza interno dovrebbero fornire spiegazioni sui contatti con i diplomatici kazaki. E soprattutto cosa più importante, trovare il funzionario che ha firmato l'ordine di espulsione.

martedì 16 luglio 2013

Condannato a 7 anni di prigione, Berlusconi scende in in guerra per salvarsi la pelle.

Condamné à 7 ans de prison, Berlusconi en guerre pour sauver sa peau

di Marcelle Padovani
Pubblicato in Francia il 24 giugno 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli



La condanna del “Cavaliere” nella vicenda Ruby potrebbe indurlo ad irrigidire il suo atteggiamento nei confronti del governo Letta.Sette anni di reclusione e l’interdizione [perpetua] dai pubblici uffici: la sentenza è arrivata alle 17:22 lunedì 24 giugno nell’aula del Tribunale di Milano gremita di avvocati e giornalisti. Ma Silvio Berlusconi non era presente, così come la sua principale accusatrice, il procuratore Ilda Boccassini. La pena è più pesante di quella che aveva richiesto il pubblico ministero. E se verrà confermata nei successivi gradi di giudizio, il "Cavaliere" dovrà rassegnare le dimissioni dalla sua carica di senatore.
"Il processo del secolo", hanno scritto. Effettivamente, è durato più di due anni, con 50 udienze, praticamente una a settimana. L’accusa era di concussione ed istigazione alla prostituzione minorile. Ricordiamo i fatti: il 27 maggio 2010, mentre Sua Emittenza, che allora era Presidente del Consiglio, si trova a Parigi, una ragazzina viene arrestata per furto e condotta in una stazione di polizia a Milano. Colpo di scena: Berlusconi in persona chiama il commissariato milanese alle 2 del mattino pretendendo che venga rimessa in libertà quella che chiama la "nipote di Mubarak". Però Karima el Mahroug, questo il suo vero nome, anche se si fa chiamare 'Ruby', non è egiziana ma marocchina, e non ha alcuna parentela con il dittatore del Cairo e in più è minorenne.

In guerra per salvarsi la pelle
E’ da lì che partono le indagini e l’incredibile storia dei bunga-bunga inizierà a dipanarsi, facendo il giro del mondo: nella Villa di Arcore, soprannominata improvvisamente "Villa hardcore", si svolgevano cene particolari che si concludevano con striptease e rapporti sessuali con escort, talvolta minorenni, regolarmente pagate dal padrone di casa. Uno scandalo senza precedenti, che Berlusconi tenterà di trasformare in un "complotto politico allo scopo di toglierlo di mezzo".
Resta da vedere ora come il condannato gestirà la sua ennesima sconfitta giudiziaria. Impensabili le sue dimissioni, anche se diventerà sempre più difficile per lui riuscire a mantenere un ruolo politico in Parlamento. Ciò che si teme è piuttosto un irrigidimento del suo atteggiamento nei confronti del governo Letta, appoggiato proprio dal Popolo delle Libertà: perché il "Caimano" ha tutto l’interesse a spostare l'attenzione su un'eventuale crisi dell'esecutivo, o addirittura sulle elezioni anticipate.
Ma Berlusconi combatterà le istituzioni, anche se venisse cacciato dal “Palazzo”, e rimanesse fuori dal Parlamento. Diventando così un vero leader "extraparlamentare", in guerra per salvare la sua pelle. Bella prospettiva per l'Italia, che ha già un leader di questo genere nella persona di Grillo e nel suo Movimento 5 Stelle. O meglio: una prospettiva insostenibile poiché Berlusconi e Grillo messi assieme, attualmente rappresentano i due terzi dell'elettorato.

Le mani della mafia sull’ambiente, in Italia





di Andrea Barolini
Pubblicati in Francia l'8 luglio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli per il Fatto Quotidiano

Dalle nuove fonti di energia alla Torino-Lione, dal problema dello smaltimento dei rifiuti a quello dell’abusivismo immobiliare, la mafia è sempre più presente in tutti i settori dell'ambiente. Questo è ciò che emerge dal rapporto Ecomafia, presentato per la prima volta in Francia.
34120 crimini, 28132 persone denunciate alle autorità, 161 agli arresti domiciliari, 8 286 pignoramenti giudiziari e un fatturato di quasi 17 miliardi di euro. È la fotografia della criminalità ambientale italiana: un gigantesco business, oggi gestito da 302 clan mafiosi.
Per anni, anzi decenni, le infiltrazioni criminali nella gestione dei rifiuti o nello sviluppo delle energie rinnovabili sono aumentate in modo incredibile. E le cifre – diffuse dal rapporto 2013 di Ecomafia, la più completa relazione sul ruolo della criminalità organizzata in Italia nel settore dell'ambiente, compilato dall'associazione ecologista Legambiente - sono eloquenti.
Ciò che preoccupa maggiormente le autorità italiane è la distribuzione geografica dei crimini: la maggior parte (45,7%) sono localizzati ancora nelle quattro regioni con la più alta presenza mafiosa (Sicilia, Campania, Puglia e Calabria), ma anche nel Lazio (regione della capitale, Roma) e in Toscana (con Firenze, Siena e Pisa). Inoltre, il numero di reati è in netta crescita: + 15,4% nel 2012 rispetto al 2011. 
Questa è una delle conseguenze della ramificazione al centro-nord della mafia che arriva da Napoli e Caserta, le due "capitali" della camorra, una mafia estremamente attiva soprattutto nella gestione dei rifiuti. 
È probabilmente per lo stesso motivo che l’Umbria è passata in un solo anno dal sedicesimo all'undicesimo posto nella “classifica” delle regioni meno virtuose. Ma preoccupanti sono anche i numeri che riguardano il nord del paese, lontano dal "quartier generale" mafioso del sud: i reati ambientali nel Veneto sono aumentati del 18,9% rispetto al 2011, mentre la Liguria ha registrato un incremento del 9,1% dei reati.


L’economia illegale incassa nonostante la crisi
"L'economia dell’Ecomafia - ha detto il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza in un comunicato stampa - è l'unica economia italiana che risulta in crescita in un contesto di crisi diffusa, riuscendo a costruire abitazioni abusive allo stesso ritmo degli anni precedenti, mentre il mercato immobiliare nazionale crolla.
È un'economia che nasce da una comunione d’interessi tra imprenditori senza scrupoli, sindaci e amministratori collusi, funzionari corrotti, professionisti privi di etica e boss della mafia. Falsificano documenti e bilanci e operano grazie al “dumping” ambientale, all'evasione fiscale, al riciclaggio di denaro, alla corruzione, alla compravendita di voti e alle infiltrazioni in appalti pubblici.
Non è solo l’aspetto economico dell’affare che attira la mafia, ma la prospettiva dell'impunità. Infatti, la maggior parte dei tribunali italiani riescono a sanzionare tali reati soltanto dal punto di vista amministrativo: basta quindi pagare una multa per regolare i conti con la giustizia.
La cosa è molto evidente nel settore immobiliare. Il numero di edifici costruiti abusivamente è passato dal 9% del totale delle costruzioni nel 2006 al 16,9% (stimato) nel 2013. Nello stesso periodo, i numeri degli edifici a norma sono crollati da 305 000 a 122 000, mentre quelli abusivi hanno subito solo un lieve calo.
Questo fenomeno si verifica principalmente perché il mercato illecito è sostenuto dai prezzi che può garantire: il costo medio per costruire un'abitazione è di 155 000 euro in Italia, mentre se si sceglie l’abusivismo, verrà a costare non più di 66.000 euro in media. Certamente, ci sono dei rischi. Ma tra il 2000 e il 2011, giudici hanno ordinato soltanto 46 760 demolizioni, di cui appena il 10,6% sono state eseguite...

Rifiuti, settore agroalimentare, energie rinnovabili: nulla sfugge
I reati contro l'ambiente non risparmiano alcun settore. Legambiente ricorda che nel 2012 i crimini contro la sicurezza alimentare - nella filiera agricola - sono stati 4.173 (più di 11 al giorno), e i giudici hanno ordinato sequestri per un valore nominale di 672 milioni di euro.
Inoltre, l’Ufficio Centrale Antifrode indica che la quantità di materiale sequestrato alle dogane dei porti italiani è raddoppiata tra il 2011 e 2012, passando da 7.000 a circa 14000 tonnellate. Si tratta principalmente di materiali ufficialmente destinati al riciclaggio - plastica, carta o acciaio - ma che sono in realtà spediti in Corea del sud, Cina, Hong Kong, Indonesia, India o Turchia.
Questi flussi garantiscono ai mafiosi enormi quantità di denaro e danneggiano doppiamente l'economia: primo, perché riescono a deviare fondi statali destinati al riciclaggio dei rifiuti e secondo, perché essi intaccano l'ambito delle aziende in regola. Basta infatti presentare qualche documento falso per essere accreditati come “azienda di riciclaggio”.

Le nuove fonti di energia invase dalla mafia
Lo stesso problema si verifica nel settore delle energie rinnovabili, che sono sostanziosamente finanziate dalle amministrazioni pubbliche italiane ed europee. Un “tesoro” che non è sfuggito all'attenzione dei clan mafiosi:
"Le organizzazioni criminali - ha confermato la DNA (direzione nazionale Antimafia) nella sua ultima relazione annuale - sono molto interessate a impianti di energia pulita, perché beneficiano di sovvenzioni. Per stornarle a loro vantaggio, la mafia corrompe funzionari e le autorità che gestiscono le procedure di autorizzazione”.


Una corruzione in crescita … fino alla Torino-Lione
La corruzione è il cuore del problema. Secondo la DNA, gli arresti per corruzione sono raddoppiati durante la prima metà del 2012 rispetto agli ultimi sei mesi dell'anno precedente. In particolare, le indagini giudiziarie sui casi di «corruzione ambientale», tra gennaio 2010 e maggio 2013, hanno raggiunto la cifra impressionante di 135.
Tangenti pagate ad amministratori, rappresentanti politici e funzionari pubblici garantiscono l’emissione di concessioni per costruire abitazioni, autostrade, discariche, parchi solari o centrali eoliche. Solo nel 2012, venticinque amministrazioni comunali sono stati sospese per infiltrazioni mafiose, inclusa quella di Reggio Calabria, che conta più di 186.000 abitanti.
"La debolezza strutturale della pubblica amministrazione è stata terreno fertile per la criminalità organizzata non solo per motivi economici, ma anche semplicemente per rimarcare la propria supremazia sul territorio,", ha dichiarato Valerio Valenti, prefetto siciliano, nel suo comunicato stampa. Valenti ha fatto pressioni per la nomina di un Commissario prefettizio nell’amministrazione locale calabrese.
Recentemente, una notizia molto preoccupante è arrivata anche della Val di Susa, in Piemonte, dove è prevista la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione. Dopo i controlli sui fornitori, una società con sede a Rovigo (in Veneto) è stata esclusa perché non aveva passato i controlli obbligatori antimafia. Si tratta della Pato Perforazioni, che non dovrebbe essere più presente in cantiere. Ma, secondo le informazioni pubblicate sul sito TG Valle Susa, non ha ancora abbandonato i lavori... 

lunedì 3 giugno 2013

Quanto frutta il blog di Beppe Grillo?

Combien rapporte le blog de Beppe Grillo ?

di Philippe Ridet
Pubblicato in Francia il 21 maggio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli


Una gallina dalle uova d’oro o una “bad company”? Da domenica sera, quando è andata in onda  nella trasmissione di Rai3 “Report”, un’inchiesta su patrimoni nascosti dei partiti politici, è scoppiata la nuova polemica italiana. Il blog di Beppe Grillo, uno dei più visitati d’Italia, frutta denaro ai suoi dirigenti, in questo caso alla società Casaleggio Associati attraverso la quale passano tutte le comunicazioni del Movimento 5 Stelle (M5S)? e, se sì, quanto?



Ironia della sorte, è la giornalista Milena Gabanelli, scelta dai militanti del M5S come loro candidata alla Presidenza della Repubblica, che ha osato sollevare la questione…
Il minimo che si possa dire è che alcuni simpatizzanti l’hanno presa piuttosto male, riservando alla giornalista adulata fino a un mese fa, aggettivi come “traditrice” o peggio. Altri, al contrario, l’hanno appoggiata, chiedendo ai primi, un pò di “coerenza”. I loro commenti si possono leggere sul blog di Beppe Grillo… sapendo che, secondo i calcoli del quotidiano Il Sole 24 Ore, la pubblicità on line sul sito dell’ex comico renderebbe tra i 5 ed i 10 milioni di euro all’anno.
Martedì, 21 maggio, una risposta parziale dall’esplosivo genovese è arrivata attraverso una nota del blog. Creato nel 2005, gestito da tre persone, avrebbe dovuto chiudere, ha spiegato, se a metà del 2012 non fosse stato deciso di introdurre la pubblicità. L’esercizio fiscale 2011 ha generato una perdita di 57.000 euro (coperto dalla società Casaleggio Associati). Si aspettano ora le cifre per il 2012…



Il denaro è sia la punta di diamante che il punto debole del Movimento 5 Stelle, non solo perché Beppe Grillo è personalmente abbastanza ricco, come il co-fondatore del Movimento Roberto Casaleggio. Dopo aver costruito il suo successo sulla denuncia dei vizi dei politici che accusa (non sempre a torto) di “riempirsi le tasche“, giocando a fare i virtuosi in un oceano di corruzione, aver promosso la trasparenza nel finanziamento dei partiti politici e minacciato i propri eletti di esclusione se spendono un solo euro di denaro pubblico senza giustificazione, Beppe Grillo si è messo i bastoni tra le ruote.
Coraggiosamente, “la” Gabanelli, che ha una lunga esperienza in merito (la sua trasmissione è stata querelata circa venti volte per “diffamazione” senza ancora  mai essere stata condannata), ha detto semplicemente: “Faccio il mio lavoro. Se il Movimento fornirà dei chiarimenti, li manderemo in onda.”

martedì 28 maggio 2013

Vedi Napoli e poi muori

Voir Naples et pourrir

di Marcelle Padovani
Pubblicato in Francia il 16 maggio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli

Il commissariato San Gaetano si trova ad affrontare una serie di crimini inspiegabili, in una Napoli inedita, piovosa, malinconica e grigia, una città diventata “diffidente, oscura, indecifrabile”, come dice l'ispettore Giuseppe Lojacono, 45 anni. Tre giovani, le cui origini sociali e i luoghi di residenza non hanno alcun legame apparente, sono stati assassinati in meno di dieci giorni.



Nessuna relazione con la camorra, la regina regina locale del crimine, ne’ con un eventuale delitto passionale. Un’unica arma: una banalissima calibro 22, fa pensare che il colpevole non sia un professionista. Un unico indizio: dei Kleenex impregnati di lacrime. La stampa s’impadronisce dell’enigma e ricama su questi fazzoletti bagnati: "lacrime di coccodrillo" versate da un assassino che si è commosso prima di "smembrare le sue vittime”. Questo giustifica il suggestivo titolo scelto da Maurizio De Giovanni, “Il metodo del coccodrillo”, suo settimo romanzo poliziesco dal 2005, data a partire dalla quale ha raccolto numerosi premi letterari e occupato i vertici delle classifiche italiane.
Ma non è la sola particolarità di questo giallo napoletano, che arriva oggi nelle librerie francesi. Sapevamo che ogni grande città o regione italiana aveva il suo proprio autore di thriller - Camilleri per la Sicilia, De Cataldo per Roma, Lucarelli per Bologna, Carofiglio per Bari, Todde per Cagliari - e ora anche Napoli ha anche il suo autore autoctono, in grado di riprodurne il lessico e le atmosfere.
"Ciò che domina la mia città, è l'odore della sofferenza”, dice Maurizio di Giovanni fin dall'inizio. Pur vivendo da sempre in quartieri chic, il suo vero nome infatti è Maurizio De Giovanni Di Santa Severina, lui Napoli la conosce bene. Ed è in questo mondo “borghese”, che racchiude il teatro San Carlo, Piazza Plebiscito, il lungomare di via Caracciolo, il caffè Gambrinus - un vero e proprio monumento - e via dei Mille, che si intrecciano i suoi racconti. "Napoli per me è come una madre invadente e rumorosa, in definitiva impresentabile, ma inevitabile".
Qui nasce questo romanzo doloroso, scevro da qualsiasi folklore e da qualsiasi tentazione gastronomica o sessuale, a differenza dei gialli che si rispettano. L'ispettore è un uomo attirato da due donne estremamente diverse: l’affascinante magistrato, alta e snella, con cui svolge le sue indagini, e la prosperosa proprietaria di una trattoria dove abitualmente cena. Anche se la sua unica vera preoccupazione è sua figlia, che vive in Sicilia in compagnia di una moglie che ha abbandonato il tetto coniugale, quando Loiacono è stato accusato da un "pentito" di aver passato delle informazioni alla mafia.
“Trasformare la sofferenza in cultura” Alla fine del libro non si scoprirà se queste accuse erano fondate, ma sono servite per fare dal nostro ispettore un reietto, un uomo che soffre. Un uomo anziano e imperscrutabile alla stregua dell’assassino, parimenti segnato da qualche tragedia personale e capace di girovagare senza sosta per la città fino al mattino, moltiplicando le indagini e i controlli metodici, sempre rimanendo nell’ombra. 
Il male di vivere è sicuramente l'ingrediente principale di questo libro. E di primo acchito sembra strano che si svolga nella città dei mandolini, dei pini, delle canzoni popolari e della pizza. Ma si capisce subito, parlando con De Giovanni, che invece la vera specialità di Napoli è quella di saper da sempre “trasformare la sofferenza in cultura”. Ed è a causa di questo dolore comune che si stabilirà una comunicazione "intellettuale" tra il boia e il suo inseguitore.
"Il confine tra bene e male è molto sottile," ripete di Giovanni, che sta scrivendo il suo ottavo thriller. Come il suo ispettore, ha uno sguardo penetrante, freddo, e come lui ha anche scelto di condurre una doppia vita: la prima metà della settimana, fa il direttore di banca, e l’altra metà seduto alla sua scrivania racconta le "anime nere" che abitano la città, un tempo la “capitale culturale” italiana.

giovedì 2 maggio 2013

Il potere secondo Cacciari e il cambiamento degli italiani

La machine théologique-politique qui gouverne l'Italia

di Mario Cifali
Pubblicato in Svizzera il
Traduzione di Claudia Marruccelli per il Fatto Quotidiano
Cacciari

La macchina teologico-politica che governa l’Italia

Mario Cifali, psicanalista italiano, parte da un recente libro del filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari per denunciare l’ipocrisia e l’impostura che secondo lui spadroneggiano nella penisola da duemila anni.
Massimo Cacciari è un filosofo considerato liberale e populista dall’Italia social-democratica. E’ stato sindaco di Venezia. Wikipedia parla di una sua relazione sentimentale con l’ex-moglie di Berlusconi. Il suo ultimo libro, “Il potere che frena” (Ed. Adelphi) è un best-seller editoriale.

Della seconda lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, precisamente della forza politico-religiosa che frena il dilagare del male e il trionfo del bene, Cacciari fa il suo obiettivo. Scrive a tal proposito un commento filosofico e sacerdotale, o meglio: prende in esame l’eredità cristiana che, secondo Nietzsche, è “la più alta forma immaginabile di corruzione”.
Numerosi filosofi italiani fanno la corte al potere. Cacciari non ne è esente. Il suo discorso, dai forti toni accademici, è prigioniero di un metodo per nulla innocente nel paese del papato, un metodo che sfugge i colpi di martello nietzschiani: “Combattere le bugie più sacre ancor più che qualsiasi altra bugia.”
Prendendo a testimonianza la forza reazionaria dilagante, Cacciari affronta i legami tra teologia e politica, più per combatterne la nevrosi che per metterli in discussione. Poco gli importa che i presunti stati superiori, quelli che la Chiesa valorizza, siano delle credenze deliranti: “Credo perché è assurdo” (Tertulliano). Ha costruito piuttosto un’interpretazione sulla connaturalità tra sovranità politica e teologica. Non secondo le teorie di Freud, per il quale la religione è dipendente della nevrosi infantile, o secondo quelle di Carl Schmitt, per cui i concetti politici sono di origine teologica. Ciò che il filosofo sostiene è un rapporto ambivalente fatto di obblighi e di compromessi tra sovranità religiosa e politica, in cui credere significa non voler sapere.

Figlia millenaria della chiesa romana, la politica in Italia è prigioniera di superstizioni che agiscono all’interno delle masse e dei governanti. Gli antichi dei sopravvivono celati dalla maschera dei nuovi. Cacciari adula gli uni e gli altri senza aprire gli occhi. Evita i pensatori non convenzionali che frugano tra ciò che per venti secoli hanno frainteso, come per esempio Giordano Bruno e, più vicino a noi, gli psicanalisti. E non si azzarda nell’analisi del non sapere, ancor meno in quella del sapere che non conosce: l’inconscio in senso freudiano.
Leggendo questo filosofo, non è chiaro chi nella religione o nella politica incarna la “vera Circe dell’umanità, la peggiore forma morale della volontà di mentire”. Una difficoltà insolubile è infatti al centro delle sue elucubrazioni. La sua retorica blocca la scomoda apertura e piega il dibattito di fondo che mette in contrasto, fin dall’inizio dell’era cristiana, il parlare di amore della verità con la menzogna politico-clericale.
In Italia, il potere che idealizza, sia esso politico o ecclesiastico, tiene il passo alle forze che egli dice di combattere, inadatto a promuovere una lotta di liberazione. In lui, sovranità “spirituale” e “laica” si intrecciano l’un l’altra inzaccherandosi. I principi neri non sono mai bianchi. La maggior parte dei politici sono credenti. Il godimento sessuale non si fa sfuggire nessuno alla sua influenza: che si tratti di un prete, un Papa o un Cavaliere. Gli scandali parlano da sé. Politica e religione governano per i propri interessi. Restare in vita è il loro scopo. Dichiarare “Dio è la verità” – che si tratti di denaro o santità – è più importante rispetto al dichiarare “la verità è Dio”.

Le proposte di Cacciari hanno un merito: rendere tangibile l’impostura della politica giudaico-cristiana. Agostino, Dante e Dostoevskij sono gli scrittori che egli mette in mezzo e sconfigge. Uno vuole detronizzare la sacralità del potere imperiale, l’altro lotta contro il potere ecclesiastico e, nel XIX secolo, il terzo vuole rievocare l’Anticristo. Nello stesso periodo, in Italia vede la luce la personificazione delle altezze e delle profondità senza eguali, né superman né fascista: Zarathustra-Nietzsche. Con lui, la verità dell’analisi affronta i furfanti e le scelleratezze; smonta, come mai prima, gli ingranaggi della macchina teologico-politico.
Nel paese dei Papi, il potere che rallenta è il sintomo. Appoggia la fondatezza del sistema e contemporaneamente proclama che deve cambiare. Tra il messaggio di Gesù, la Chiesa cattolica e i politici italiani, di sinistra e di destra, che fanno la comunione di domenica, c’è più di una ipocrisia, più di una decadenza. Solo una parola di verità, paragonabile a quella di uno Zarathustra, potrebbe infrangere i codici in decomposizione.
Uno può sognare, ma non deve confondersi. Chiedere agli italiani di modificare le proprie credenze è difficilmente immaginabile. La maggior parte non ha alcuna intenzione di cambiare il proprio rapporto di soddisfazione con la religione, la politica e, ultima ma non meno importante, con la donna. In Italia, nessuna riforma profonda e duratura può emergere senza passare prima attraverso un cambiamento individuale. “Sono gli uomini che devono cambiare,” mi ha detto una volta un albergatore di Capua, non lontano da Napoli.

giovedì 18 aprile 2013

L’Italia, Beppe Grillo e il costo della paralisi

L'Italie, Beppe Grillo et le coût de la paralysie

di Pierre de Gasquet
Pubblicato in Francia l'8 aprile 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli

La terza economia nell'area dell'euro è stata presa in ostaggio da un movimento di protesta che ha come unico obiettivo indebolire i partiti tradizionali.




Sei settimane di perdite, tre mesi di governo provvisorio e l'Italia, terza potenza economica economica della zona euro, si ritrova ad essere ostaggio di un movimento di protesta che ha fatto dell'indebolimento dei partiti il suo obiettivo prioritario... Unico apparente vincitore delle elezioni legislative del 24 e 25 febbraio, il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo (M5S) è riuscito finora a far deragliare qualsiasi tentativo di formazione di un governo. Ma si tratta di una vittoria a doppio taglio. Oltre al rischio di instabilità politica, c’è la minaccia di stallo permanente di un'economia fortemente indebitata che comincia a preoccupare, cosa che farebbe crollare il fragile equilibrio messo in discussione da Mario Monti.

"Più che Cipro, è il fattore Grillo che diventa il vero problema dell'Unione europea," ha recentemente dichiarato l’economista di Goldman Sachs, Jim O'Neill, dopo avergli dato inizialmente il beneficio del dubbio. “L'Italia è completamente ferma. Le aziende chiudono. Aumenta la disoccupazione. E la politica perde tempo” dice Matteo Renzi in un'intervista del 4 aprile al Corriere della Sera. Candidato perdente delle primarie della sinistra nel 2012, ma ora considerato come il potenziale di "rimedio" più credibile dal 55% degli italiani, il sindaco di Firenze ha abbandonato le riserve criticando la nomina di un collegio di dieci saggi chiamati a gettare le basi per un programma di governo bipartisan di emergenza.

Puro spreco di tempo? Dopo il fallimento della diplomazia "morbida" di Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi sembra ora una delle pochissime risorse “agguerrite” credibili, anche se la sua proposta di compromesso con lo schieramento di Silvio Berlusconi è ancora confusa. È anche uno dei pochi ad aver denunciato l’"arroganza" del M5S di Beppe Grillo quando afferma "il diritto alla dignità della politica”. In un certo senso, la sua esternazione riflette l’esasperazione di gran parte degli ambienti economici che iniziano mettere in dubbio la validità della politica di ostruzionismo sistematico dell’ M5S.

"Coloro che hanno votato per il M5S, credendo di poter fare un accordo di governo con i vecchi partiti, hanno sbagliato voto. Che votino per un partito, la prossima volta!” martella Beppe Grillo rifiutando qualsiasi dialogo con il Partito Democratico (PD). Anche se la stampa italiana evoca un malessere o un inizio di fronda interna, i pochissimi dissidenti a favore di un'apertura con il Partito Democratico sono stati duramente redarguiti dal leader del movimento e minacciati di espulsione. Non vogliono avere nulla a che fare con i vecchi partiti responsabili degli scandali finanziari (Parmalat, Monte dei Paschi di Siena...)! Emerge l'impressione, tuttavia, che il capitale di simpatia goduto dall’M5S all'indomani del voto del 25 febbraio cominci a sgretolarsi.

Eccetto l’appoggio atipico del patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, e del Presidente di UniCredit, Giuseppe Vita, il fondatore del M5S è lontano dal fare un passo in avanti negli ambienti d'affari italiani. Tranne alcune interviste sapientemente misurate concesse al quotidiano The Guardian o alla rivista tedesca Focus sul “crollo dei vecchi partiti ", Beppe Grillo non ha in verità rivelato nulla sulle sue concrete proposte economiche e sociali. Nonostante la sua promessa di un “immediato” piano per il rilancio delle piccole e medie aziende, tutto suggerisce che l'incertezza che ha prevalso sul suo programma (reddito minimo garantito, referendum sull’euro, tassa patrimoniale...) soltanto in parte ispirato a “Premio della disuguaglianza” dell'economista americano Joseph Stiglitz serva soprattutto a mettere tutti nello stesso calderone se si dovesse tornare alle urne.

Gli imprenditori scalpitano, i sindacati diventano impazienti. Tra il decollo traballante del “calabrone” Bersani e il rischio di un duro atterraggio, il Quirinale ha preferito dare tempo al tempo. In mancanza di una grande coalizione alla tedesca, la politica italiana rischia di farsi invischiare in una forma permanente di inciuci. Tutto è congelato: in assenza di accordo, il governo provvisorio di Mario Monti ha dovuto rimandare il suo decreto sul rimborso molto parziale dei 90 miliardi di euro di arretrati di debito dell'amministrazione pubblica al settore privato, promesso da diverse settimane. Domanda interna, produzione industriale e crediti alle imprese: tutti gli indicatori sono in rosso nella Penisola. Non c'è dubbio che il costo dell'immobilismo rischia di divenire particolarmente oneroso a medio termine. Secondo un recente studio pubblicato sul sito Lavoce.info, se lo stallo dovesse perdurare, il costo dell'incertezza potrebbe ridurre il PIL dello 0,8 per cento nel 2013-2014, e far passare il debito dal 127 % al 135% del PIL entro il 2015.

Nonostante questo clima di paralisi, alcuni non escludono che l'”effetto Grillo” possa ancora servire come una scossa "salutare", favorendo, ad esempio, l'emergere di una candidatura di Renzi per il centro-sinistra. "Ormai, la sinistra deve cambiare profondamente se non vuole fermarsi al 25%” ha dichiarato di recente l'economista Francesco Giavazzi (Università Bocconi), in un suo intervento ad Harvard, in cui si è detto convinto che il Paese tornerà alle urne tra giugno e ottobre.

Oltre a un accordo tattico provvisorio, contro natura, tra la sinistra italiana e Silvio Berlusconi, per fare una riforma elettorale di emergenza e affrontare le cose più urgenti, non c’è nessun segnale evidente di come il Paese potrà evitare nuove elezioni. Votare di nuovo o andare all’indietro: questo è l’attuale dilemma italiano. La versione ottimistica è che il M5S può fungere da catalizzatore. "Meglio Grillo che la rivoluzione in piazza" dice in confidenza un banchiere milanese.