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martedì 16 luglio 2013

Le mani della mafia sull’ambiente, in Italia





di Andrea Barolini
Pubblicati in Francia l'8 luglio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli per il Fatto Quotidiano

Dalle nuove fonti di energia alla Torino-Lione, dal problema dello smaltimento dei rifiuti a quello dell’abusivismo immobiliare, la mafia è sempre più presente in tutti i settori dell'ambiente. Questo è ciò che emerge dal rapporto Ecomafia, presentato per la prima volta in Francia.
34120 crimini, 28132 persone denunciate alle autorità, 161 agli arresti domiciliari, 8 286 pignoramenti giudiziari e un fatturato di quasi 17 miliardi di euro. È la fotografia della criminalità ambientale italiana: un gigantesco business, oggi gestito da 302 clan mafiosi.
Per anni, anzi decenni, le infiltrazioni criminali nella gestione dei rifiuti o nello sviluppo delle energie rinnovabili sono aumentate in modo incredibile. E le cifre – diffuse dal rapporto 2013 di Ecomafia, la più completa relazione sul ruolo della criminalità organizzata in Italia nel settore dell'ambiente, compilato dall'associazione ecologista Legambiente - sono eloquenti.
Ciò che preoccupa maggiormente le autorità italiane è la distribuzione geografica dei crimini: la maggior parte (45,7%) sono localizzati ancora nelle quattro regioni con la più alta presenza mafiosa (Sicilia, Campania, Puglia e Calabria), ma anche nel Lazio (regione della capitale, Roma) e in Toscana (con Firenze, Siena e Pisa). Inoltre, il numero di reati è in netta crescita: + 15,4% nel 2012 rispetto al 2011. 
Questa è una delle conseguenze della ramificazione al centro-nord della mafia che arriva da Napoli e Caserta, le due "capitali" della camorra, una mafia estremamente attiva soprattutto nella gestione dei rifiuti. 
È probabilmente per lo stesso motivo che l’Umbria è passata in un solo anno dal sedicesimo all'undicesimo posto nella “classifica” delle regioni meno virtuose. Ma preoccupanti sono anche i numeri che riguardano il nord del paese, lontano dal "quartier generale" mafioso del sud: i reati ambientali nel Veneto sono aumentati del 18,9% rispetto al 2011, mentre la Liguria ha registrato un incremento del 9,1% dei reati.


L’economia illegale incassa nonostante la crisi
"L'economia dell’Ecomafia - ha detto il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza in un comunicato stampa - è l'unica economia italiana che risulta in crescita in un contesto di crisi diffusa, riuscendo a costruire abitazioni abusive allo stesso ritmo degli anni precedenti, mentre il mercato immobiliare nazionale crolla.
È un'economia che nasce da una comunione d’interessi tra imprenditori senza scrupoli, sindaci e amministratori collusi, funzionari corrotti, professionisti privi di etica e boss della mafia. Falsificano documenti e bilanci e operano grazie al “dumping” ambientale, all'evasione fiscale, al riciclaggio di denaro, alla corruzione, alla compravendita di voti e alle infiltrazioni in appalti pubblici.
Non è solo l’aspetto economico dell’affare che attira la mafia, ma la prospettiva dell'impunità. Infatti, la maggior parte dei tribunali italiani riescono a sanzionare tali reati soltanto dal punto di vista amministrativo: basta quindi pagare una multa per regolare i conti con la giustizia.
La cosa è molto evidente nel settore immobiliare. Il numero di edifici costruiti abusivamente è passato dal 9% del totale delle costruzioni nel 2006 al 16,9% (stimato) nel 2013. Nello stesso periodo, i numeri degli edifici a norma sono crollati da 305 000 a 122 000, mentre quelli abusivi hanno subito solo un lieve calo.
Questo fenomeno si verifica principalmente perché il mercato illecito è sostenuto dai prezzi che può garantire: il costo medio per costruire un'abitazione è di 155 000 euro in Italia, mentre se si sceglie l’abusivismo, verrà a costare non più di 66.000 euro in media. Certamente, ci sono dei rischi. Ma tra il 2000 e il 2011, giudici hanno ordinato soltanto 46 760 demolizioni, di cui appena il 10,6% sono state eseguite...

Rifiuti, settore agroalimentare, energie rinnovabili: nulla sfugge
I reati contro l'ambiente non risparmiano alcun settore. Legambiente ricorda che nel 2012 i crimini contro la sicurezza alimentare - nella filiera agricola - sono stati 4.173 (più di 11 al giorno), e i giudici hanno ordinato sequestri per un valore nominale di 672 milioni di euro.
Inoltre, l’Ufficio Centrale Antifrode indica che la quantità di materiale sequestrato alle dogane dei porti italiani è raddoppiata tra il 2011 e 2012, passando da 7.000 a circa 14000 tonnellate. Si tratta principalmente di materiali ufficialmente destinati al riciclaggio - plastica, carta o acciaio - ma che sono in realtà spediti in Corea del sud, Cina, Hong Kong, Indonesia, India o Turchia.
Questi flussi garantiscono ai mafiosi enormi quantità di denaro e danneggiano doppiamente l'economia: primo, perché riescono a deviare fondi statali destinati al riciclaggio dei rifiuti e secondo, perché essi intaccano l'ambito delle aziende in regola. Basta infatti presentare qualche documento falso per essere accreditati come “azienda di riciclaggio”.

Le nuove fonti di energia invase dalla mafia
Lo stesso problema si verifica nel settore delle energie rinnovabili, che sono sostanziosamente finanziate dalle amministrazioni pubbliche italiane ed europee. Un “tesoro” che non è sfuggito all'attenzione dei clan mafiosi:
"Le organizzazioni criminali - ha confermato la DNA (direzione nazionale Antimafia) nella sua ultima relazione annuale - sono molto interessate a impianti di energia pulita, perché beneficiano di sovvenzioni. Per stornarle a loro vantaggio, la mafia corrompe funzionari e le autorità che gestiscono le procedure di autorizzazione”.


Una corruzione in crescita … fino alla Torino-Lione
La corruzione è il cuore del problema. Secondo la DNA, gli arresti per corruzione sono raddoppiati durante la prima metà del 2012 rispetto agli ultimi sei mesi dell'anno precedente. In particolare, le indagini giudiziarie sui casi di «corruzione ambientale», tra gennaio 2010 e maggio 2013, hanno raggiunto la cifra impressionante di 135.
Tangenti pagate ad amministratori, rappresentanti politici e funzionari pubblici garantiscono l’emissione di concessioni per costruire abitazioni, autostrade, discariche, parchi solari o centrali eoliche. Solo nel 2012, venticinque amministrazioni comunali sono stati sospese per infiltrazioni mafiose, inclusa quella di Reggio Calabria, che conta più di 186.000 abitanti.
"La debolezza strutturale della pubblica amministrazione è stata terreno fertile per la criminalità organizzata non solo per motivi economici, ma anche semplicemente per rimarcare la propria supremazia sul territorio,", ha dichiarato Valerio Valenti, prefetto siciliano, nel suo comunicato stampa. Valenti ha fatto pressioni per la nomina di un Commissario prefettizio nell’amministrazione locale calabrese.
Recentemente, una notizia molto preoccupante è arrivata anche della Val di Susa, in Piemonte, dove è prevista la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione. Dopo i controlli sui fornitori, una società con sede a Rovigo (in Veneto) è stata esclusa perché non aveva passato i controlli obbligatori antimafia. Si tratta della Pato Perforazioni, che non dovrebbe essere più presente in cantiere. Ma, secondo le informazioni pubblicate sul sito TG Valle Susa, non ha ancora abbandonato i lavori... 

giovedì 15 novembre 2012

Gli slogan razzisti di un eurodeputato italiano accolti con un’ovazione

Les propos racistes d’un député européen ovationnés

Pubblicato in Svizzera il 3 novembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

L’italiano Mario Borghezio, della Lega Nord, al grido “Viva i bianchi d’Europa!” e “Viva la nostra razza!”, è stato accolto con un’ovazione al congresso di un movimento di estrema destra nel sud della Francia.







Un eurodeputato della Lega Nord, l’italiano Mario Borghezio, è stato acclamato con un’ovazione al congresso di un movimento di estrema destra a Orange, a sud di Lione. Abituato alle cadute di stile, ha urlato dalla tribuna: “Viva i bianchi d’Europa!”, “Viva la nostra razza!”. Mario Borghezio era ospite al congresso di Bloc Identitaire, un movimento francese di estrema destra fondato nel 2002 e specializzato nell’attivismo su Internet, che conta 2 000 iscritti. Borghezio, parlando in francese, ha prima manifestato il suo gradimento per gli occhi azzurri delle donne: “Azzurri in un popolo che vuole restare bianco”, poi ha urlato, sopra le ovazioni, “Viva i bianchi d’Europa, viva la nostra identità, la nostra etnia, la nostra razza!”






“Fierezza locale”
Prima di lui, il presidente del Bloc Identitaire, Fabrice Robert, se l’è presa dal palco contro la legge francese, che punisce in particolar modo l’incitamento all’odio razziale, considerando la norma uno strumento per “spazzare via ogni espressione di fierezza locale […] per far mandar giù la pillola dell’invasione migratoria”. Il movimento giovanile del Bloc Identitaire, Génération Identitaire, ha fatto parlare di sé recentemente, quando il 20 ottobre ha occupato il cantiere di una moschea in costruzione a Poitiers, dove, secondo la storia, nel 732 Carlo Martello arrestò l’invasione degli eserciti arabi in Europa.

giovedì 11 ottobre 2012

Il business dei siti per incontri

Pubblicato in Francia l'8 ottobre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli
Un fenomeno è globale, partito ovviamente dagli Stati Uniti, ma che ha colpito anche l'Europa nei primi anni 2000. Attualmente il mercato degli incontri online supera più di 500 milioni di euro di fatturato nonostante la crisi economica. In effetti, il 30% dei single europei considera Internet un sistema promettente per incontrare qualcuno e il 54% di loro ha già sperimentato i siti di "dating" (incontro in lingua inglese).

I Nordamericani sono più forti degli Europei
Se i siti europei sono frequentati, incontrano ancora difficoltà rispetto ai giganti del Nord America. Il francese Meetic, leader in Francia, Italia e Spagna, che nel corso del 2009 aveva acquistato la filiale europea di Match, è stato venduto lo scorso anno allo stesso americano Match.com .
I siti tedeschi sono i più frequentati, come FriendScout24, leader nella regione Renana, o Parship che si è creato un mercato di nicchia, mettendo in contatto le persone per affinità, basandosi su un questionario molto completo. Il leader nel mercato del Regno Unito comunque è il canadese "Plentyoffish" ("pieno di pesci", sottinteso da pescare) e negli Stati Uniti spicca "adultfriendfinder" che domina alcuni mercati europei come il Belgio o l'Olanda.

Obiettivi sempre più precisi
L'offerta in materia d’incontri tende a essere segmentata e le ricerche sono sempre più mirate alle affinità. Chiaramente, ci si rivolge verso siti dedicati a chi condivide la stessa origine geografica o religione. Ad esempio, in Francia, il sito mon.bled.com  si rivolge ai nord-africani in cerca di anima gemella. Le "tribù" però sono molto numerose e si cerca di incontrare persone che votano come te, che sono appassionate di calcio o di prodotti bio.
C'è anche un intero business che circonda il mercato degli incontri. Si moltiplicano i servizi connessi, come blog di consigli e forum di discussione con esperti o sessioni tenute da personal trainer. Inoltre, coloro frequentano i siti d’incontri devono essere certi della riservatezza dei propri post. Da qui lo sviluppo di procedure di sicurezza dei dati, per contrastare le pratiche senza scrupoli di alcuni utenti o operatori. Si assiste anche la proliferazione di codici etici.

Gli olandesi felici, i norvegesi fiduciosi
Se crede a uno studio del sito Parship, i cui dieci milioni di membri provengono da 14 paesi diversi, gli olandesi sono i single più felici in Europa, dove, si ritengono soddisfatti della propria situazione solo il 46% dei "single". Al contrario, gli inglesi e i tedeschi sembrano essere i più frustrati. Ma, attenzione, le ragazze non sposate si ritengono più soddisfatte degli uomini. Con l'eccezione della Spagna.
Quanto ai norvegesi, sono i più fiduciosi, dato che, il 46% dei single sono sicuri di trovare la loro metà entro due anni. Al contrario, solo il 18% dei britannici ha questa speranza. Si tratta probabilmente di una questione di fiducia, visto che, quasi un terzo dei non sposati inglesi non si sentono abbastanza belli da poter sedurre!
Classifica 2011 dei siti per incontri

L’aspetto fisico continua ad avere la sua importanza
In Austria e in Germania, i single maschi sognano una compagna di cinque o sei anni più giovane di loro, e tengono in gran considerazione l’aspetto fisico. Quanto alle donne, sono solo le inglesi che non danno grande importanza alla bellezza, solo il 12%  adotta questo criterio contro il 31% in media. Mentre i francesi, gli spagnoli e gli italiani si dicono molto esigenti in fatto di bellezza! Per contro i tedeschi danno importanza soprattutto all'onestà e all'etica ... Per quanto riguarda il ruolo della donna, i campioni di emancipazione femminile sono gli scandinavi: i siti d’incontri gratuiti per le ragazze che hanno cercato di stabilirsi nel paese sono stati un flop, laggiù questo tipo di discriminazione è un insulto! Lo studio rileva inoltre che gli irlandesi, inglesi, svizzeri e anche i francese hanno mantenuto una visione tradizionale del ruolo della donna nel matrimonio.

"Parlami un po' di te" - "Ho riassunto la mia vita su un blog, eccoti il link!" - "Sono proprio curiosa di leggerlo" - "(due ore più tardi) Che strano non è più online e non riesco a contattarla ..."

I soldi non sono un problema
La questione della situazione finanziaria del partner che si cerca non è affatto essenziale nei Paesi Bassi, Germania e Irlanda, dove le qualità più apprezzate sono l’umorismo e la socialità. Tuttavia, gli italiani o le italiane sembrano molto più materialisti. Per quanto riguarda la Danimarca, sono proprio degli avventurieri, poiché il 37% dei single sono pronti a lasciare la famiglia, la casa, gli amici, per unirsi con l’anima gemella.
In tutta Europa, la maggior parte dei single cerca una relazione stabile, gli irlandesi sono di gran lunga i più "dipendenti" dal matrimonio. Al contrario, un terzo degli uomini italiani ammette di cercare un semplice flirt ...
Sono in Austria, Germania e Irlanda i single che dicono di aver vissuto le più lunghe relazioni. Questo non è il caso della Francia, dove il 35% dei single dice di non aver mai avuto una storia seria.

venerdì 5 ottobre 2012

In pericolo il progetto Erasmus al Parlamento Europeo

Le parlement européen agite le spectre de la mort d'Erasmus

di Renaud de Chazournes e Florian Tixier
Pubblicato in Francia il 04/10/2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

Nonostante il suo successo tra gli studenti duri da oltre un quarto di secolo, la mancanza di fondi forse condannerà il progetto Erasmus alla sua scomparsa. Come altri programmi europei, il suo futuro dipende esclusivamente dalla buona volontà dei governi dell'Unione europea.
Per Alain Lamassoure, presidente della Commissione per i bilanci del Parlamento europeo, senza un aumento dei finanziamenti del bilancio dell'UE il futuro di Erasmus è condannato: Il Fondo sociale europeo è insolvente dall'inizio del mese e non può eseguire i previsti rimborsi agli stati membri. La prossima settimana sarà il turno di Erasmus e alla fine del mese, il programma per la ricerca e l’innovazione terminerà i fondi". In questi tempi di austerità fiscale, i governi europei hanno limitato la spesa dell'UE per il 2012 a 129 miliardi di euro, ossia 4 miliardi in meno rispetto alle richieste della Commissione e del Parlamento europeo. Evidenziando le drammatiche conseguenze di questa riduzione di bilancio per il futuro del programma Erasmus, Alain Lamassoure, che è tutt'altro che ingenuo, sa di colpire un punto sensibile per molte famiglie in Europa. Si tratta di uno strumento efficace di comunicazione di massa, che riguarda centinaia di migliaia di studenti europei, che con l'aiuto del programma Erasmus saranno in grado di proseguire gli studi negli anni a venire fuori dei confini nazionali. Con questo segnale d’allarme l'eurodeputato francese prepara il terreno al Commissario per il bilancio, Janusz Lewandowski, che a breve presenterà un bilancio rettificativo per chiedere agli Stati di riconsiderare la loro decisione di ridurre il loro contributo per l'UE.

L'entusiasmo resta
Erasmus attira sempre più studenti ogni anno. Per l'anno accademico 2010-2011, sono stati 218.266 gli studenti europei che hanno potuto beneficiare, per la durata di un semestre o due, di un posto all'estero presso una struttura associata al proprio istituto scolastico. Un entusiasmo confermato nel corso degli anni, come ha rilevato l'anno scorso Androulla Vassiliou, Commissario europeo per l'istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù. Il programma Erasmus è uno dei più grandi successi dell'Unione europea, il più noto e il più accessibile tra i programmi di finanziamento europei. Erasmus è il programma di scambio studentesco che ha riscosso maggior successo al mondo". Dal lancio del programma nel 1987, il numero dei giovani europei che hanno preso parte ogni anno al programma è aumentato di oltre 65 volte. In tutto, sono più di 2 milioni di studenti che hanno potuto usufruire in 25 anni di questa forma di scambio tra studenti e docenti nelle varie università europee.


Un sostegno che si assottiglia
L'UE spende, in media ogni anno, tra 400 e 450 milioni di euro per finanziare il progetto Erasmus. E l'Unione Europea sperava di portare a cinque milioni gli studenti e gli insegnanti beneficiari tra il 2014 e il 2020. Per questo aveva previsto un aumento del 70% dei rimborsi Erasmus: “Il bilancio attuale è già di per se insufficiente per tutti gli studenti che desiderano beneficiare del programma. Erasmus non è mai stato così popolare e mi impegno a destinare maggiori risorse per il futuro " questo ha dichiarato e promesso il commissario Vassiliou. La crisi economica e del debito ha sconfitto i suoi impegni. Il problema è, per il momento, tentare di salvare Erasmus. Il programma infatti, già da qualche anno non aveva più i mezzi per poter portare avanti le proprie ambizioni. Gli aiuti concessi dall'Unione europea agli studenti Erasmus ammontano, in media, a 254 euro al mese (media degli anni 2009-10). Un importo che negli anni si è sempre più assottigliato. L'equazione è semplice: con sempre più studenti, ma con meno fondi, il calo è stato inevitabile. E questo non potrà che accentuarsi, perché se la Commissione europea ottiene finalmente un aumento del bilancio, può salvare Erasmus, ma il suo bilancio probabilmente subirà dei contraccolpi. E le dichiarazioni entusiastiche del Commissario europeo per l’Erasmus e la necessità di incoraggiare un maggior numero studenti a formarsi all'estero non cambieranno nulla.


La Spagna resta il paese preferito
Ogni anno, più di 30.000 Francesi proseguono gli studi in un altro paese. Nel corso degli ultimi due decenni, sono stati i francesi i più numerosi ad andare all'estero con Erasmus (15,24% del totale degli studenti), seguito da vicino da tedeschi (15,21%) e dagli spagnoli (14.02%). Questi quattro paesi rappresentano oltre il 50% degli studenti che ricevono il buono Erasmus per studiare all'estero o sotto forma di stage. Sarà forse l’influenza del film cult di Cédric Klapisch “L'appartamento spagnolo”. Resta comunque il fatto che la Spagna è il paese che ha attirato la maggior parte degli studenti (35.389), seguiti dalla Francia (26.141) e dal Regno Unito (22.650).

mercoledì 19 settembre 2012

In Italia i politici scherzano sulla fuga dei cervelli

En Italie, les politiques s’amusent de la fuite des cerveaux
Di Flora Zanichelli

Pubblicato in Francia il 14 settembre 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli


Com‘è difficile oggi essere un giovane italiano. Non solo per la situazione economica della penisola, dove la disoccupazione dei i giovani di età compresa tra 15-34 ha raggiunto il 35%, ma anche per la durezza delle osservazioni formulate nei loro confronti. Viene da chiedersi se il governo misuri l'entità del fenomeno, basandosi sulla disoccupazione e sulle fughe all'estero.In un post del suo blog sul Fatto Quotidiano il ricercatore accademico Alessandro Ferretti si dice indignato per una frase del Ministro per lo Sviluppo Economico e le Infrastrutture, Corrado Passera, in occasione di un incontro con i giovani dell’UDC: "La fuga dei cervelli è soprattutto una buona notizia: significa che abbiamo dei cervelli ... e se ce li portano via, vuol dire che abbiamo buone scuole". Mi sono ricordata di un paio di simpatici napoletani che avevo intervistato lo scorso aprile mentre stavano ultimando di preparare le proprie valigie prima di andare oltre oceano. Io non credo che sarebbero stati d'accordo nell'uso dell’espressione "buona notizia".


"Ossessionati dal posto fisso"Antonio e Sole ora sono in California. Ma è soprattutto perché Sole, ricercatrice di biologia molecolare, non avrebbe mai trovare lavoro in Italia. E perché Antonio, che ha lavorato a lungo nel settore dell’organizzazione di eventi a titolo gratuito. Quello che il ministro Passera ha dichiarato non è del tutto diverso da quanto affermato dal Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, nel mese di febbraio: "Noi italiani, siamo ossessionati dal concetto di posto fisso, possibilmente vicino a mamma e papà". Le fa eco il vice ministro del Lavoro, Michele Martone che, con una battuta aveva dichiarato nel mese di gennaio: "Dobbiamo iniziare a lanciare nuovi messaggi culturali. Dobbiamo dire ai giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato [...] e che essere secchioni va bene, almeno significa che hai fatto qualcosa». La "battuta“ aveva causato una serie di contestazioni. Soprattutto, dal momento che era lungi dal riflettere il punto di vista di giovani italiani.


Precari a tempo indeterminatoIn sette anni, il numero di laureati (laurea triennale) che si sono trasferiti all'estero per lavoro è aumentato del 40%. Secondo Demos Coop (maggio 2011), il 30% dei giovani ambisce a un posto di lavoro fisso. Per il restante 70%, il posto fisso non è una priorità. Inoltre, il 65% dei giovani lavoratori considera il proprio lavoro come precario o temporaneo. Il 60% pensa di cambiare lavoro entro l’anno. E sei persone su dieci ritengono che per ottenere un lavoro adeguato alle proprie competenze o per fare carriera di essere disposti a lasciare l'Italia. In un articolo che propone queste cifre pubblicato su “La Repubblica”, il ricercatore Ilvo Diamantis ha scritto: "Non è ben chiaro cosa sia accaduto ai giovani. Sono diventati, inaspettatamente, impopolari”.

I giovani, un potenziale economicoNel suo post, Alessandro Ferretti ha citato i seguenti dati, evidenziando la "perdita" economica registrata dal governo italiano, anche se a corto di denaro: "La perdita di fatturato dei primi ricercatori emigrati è pari a un miliardo di euro l'anno, per non parlare di uno spreco di migliaia di euro pubblici, investiti nella crescita e nella formazione dei futuri "fuggitivi". "In un articolo pubblicato questa volta sull’Espresso, il giornalista Massimo Cacciari ha così riassunto: "Come lavorano il 60% dei giovani "fortunati" che hanno un posto di lavoro? Nella maggior parte dei casi inventandoselo. Piccoli imprenditori, lavoratori autonomi nel settore dei servizi, qualsiasi tipo di freelance. Ci dovrebbe essere una politica del lavoro capace di regolamentare queste nuove forme di imprese, e scommettere sulla loro crescita. "La legislazione in vigore per il momento è assente, la battaglia principale del Ministro del Lavoro si concentra sulla riforma dell'articolo 18, che facilita i licenziamenti.

Paese di migrantiDi storie di giovani precari l'Italia è piena. Un mio amico ha appena aperto un’agenzia pubblicitaria. Lavora da casa, o meglio dai suoi genitori perché non può permettersi un appartamento a Roma. Ogni contratto è una piccola vittoria da godersi. A 30 anni, fa parte di questa categoria soprannominata i "bamboccioni", che spesso in Francia si traduce in senso peggiorativo come "Tanguy all’italiana" [“Tanguy” è una commedia romantica francese del 2001, nel 2006 è stato realizzato il remake americano col titolo “A casa con i suoi” ndt]. Ha una fidanzata che presto terminerà i suoi studi in psicologia. Pensano entrambi di trasferirsi ad Amsterdam. Sua sorella, che vive a Maastricht, darà loro una mano. "Siamo sempre stati un paese d’immigrati" lo ripetono come una sorta di fatalità. Se riescono a trovare un lavoro all'estero, devono allora smettere di lamentarsi, di rimpiangere la famiglia e gli amici, o un paese che non ha fatto nulla per trattenerli. Dopotutto, trovare un lavoro, questa è la buona notizia, no?

venerdì 14 settembre 2012

Marco Bellocchio: “L’Italia è cinica e depressiva”

Marco Bellocchio : "L'Italie est cynique et dépressive"

di Aureliano Tonet
Pubblicato in Francia il 7 settembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero


Con “Bella Addormentata” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia mercoledì scorso, Marco Bellocchio perfeziona il suo ritratto dell’Italia, iniziato con il suo primo lungometraggio “I pugni in tasca” del 1965. Il film si svolge nel febbraio del 2009, quando il paese è lacerato sulla sorte di Eluana Englaro, in coma vegetativo dal 1992 a seguito di un incidente d’auto. Dopo una lunga battaglia legale, suo padre ottenne il diritto di interrompere il sistema di alimentazione forzata che la teneva in vita.
Questa vicenda drammatica realmente vissuta funziona da catalizzatore nella finzione immaginata da Bellocchio, in cui i personaggi, uno ad uno si svegliano dalla propria catarsi, man mano che l’agonia di Eluana si avvia verso la fine. Un film di rara precisione, che alla fine colloca il regista, oggi 72enne, tra i più lungimiranti osservatori dell’evoluzione sociale italiana.

Alcune manifestazioni di dissenso hanno segnato la presentazione di “Bella addormentata”. Se lo aspettava?
Secondo i manifestanti, con il mio film avrei ucciso una seconda volta Eluana. E’ terribile quanto affermano, una frase che viene pronunciata in nome dell’amore, tipico dei cristiani. Tuttavia si tratta solo una piccolo numero di cattolici italiani poco tolleranti. Era già successo nel 2009: solo qualche attivista era arrivato in corriera a Udine, al capezzale di Eluana. Il grosso delle discussioni tra laici e cattolici era stato già effettuato attraverso i media.

Eluana è morta il 6 febbraio 2009. Perchè ha atteso tre anni prima di realizzare il film?
Bella Addormentata nasce dalla mia ammirazione per Bepino Englaro, padre di Eluana, una persona discreta, che per molti anni ha lottato da solo, rifiutando sempre ogni strumentalizzazione. Quando ho iniziato a lavorare su questa vicenda, ho creduto di esserne troppo coinvolto, ho lasciato quindi passare un po’ di tempo per poter poi lavorarci su con maggiore distacco.


Il suo film colpisce per la sua grandezza e musicalità
Mi piace circoscrivere nel tempo le mie storie. Due giorni nel film “L’ora di religione” del 2002, qui sei giorni. La geografia del film viceversa è molto vasta: Udine, Roma, il Piemonte, la Toscana… Con questa varietà di luoghi sentivo nel mio inconscio che avrei potuto parlare di tutta l’Italia.

E’ lei, [l’Italia], la “bella addormentata” del titolo?
Diciamo che è la maggior parte dei personaggi che si sveglia o si risveglia: il senatore che si oppone al proprio partito, sua figlia che trova l’amore, una donna che rinuncia a suicidarsi... Ad un certo punto, uno di loro afferma che l’Italia è un paese cinico e depresso, proprio quello che penso anch’io. La classe politica manca di senso civico, i giovani di entusiasmo. Ognuno pensa a sé. La disperazione affossa il nostro presente e ci impedisce di immaginare un futuro.

In tutto il film appaiono schermi televisivi. Secondo lei quanto ha contribuito la televisione alla depressione italiana?
La televisione ha sconfitto il cinema, ed io ne sono testimone. Quando ho iniziato il cinema era una forza indipendente, incuteva paura e dava scandalo. Oggi l’Italia produce solo film di cassetta, legati a puri scopi commerciali. Esiste solo una manciata di autori ,che sopravvive come se vivesse in una riserva.

Nonstante la sua forma corale, il film appare di carattere impegnato
Io non mi fido delle posizioni prese per principio, a priori, ma non credo alla neutralità nell’arte e i miei film riflettono le mie idee. In fondo assomiglio al personaggio del senatore, interpretato da Tony Sorvillo. Mi riconosco nella sua fragilità, nelle sue incertezze, nella sua moralità, nell’attenzione che rivolge a chi lo circonda.

Perchè gli ha fatto rivestire la parte di un iscritto a Forza Italia?
Dopo lo scioglimento del partito, molti ex socialisti, non fidandosi dei comunisti, hanno scelto il campo di Berlusconi, con la speranza di cambiarlo dall’interno. Tra di loro c’erano persone oneste/serie, proprio come questo personaggio.

In una scena iniziale del film un flash televisivo mostra le difficoltà finanziarie che turbano l’Italia. Lei ha subito la crisi [economica italiana]?
Gli artisti non hanno subito il taglio degli stipendi, sono solo stati ridotti di numero. Per esempio, il gruppo Mediaset ha diminuito i suoi investimenti nel cinema. Ma, malgrado la recessione, la RAI ha co-prodotto il film e noi siamo stati in grado di girare con un’ampia disposizione di mezzi. Vede l’Italia è un paese pieno di contraddizioni. Per esempio gli studi di Cinecittà gestiti in maniera disastrosa in passato, se vogliono resuscitare devono reinventarsi e liberarsi dal proprio passato. Restare legati a Fellini, Ben-Hur, Quo Vadis li porterà al fallimento totale.

Questa è una situazione simile a quella del giovane attore di “Bella Addormentata”, che vive all’ombra della madre, una famosa attrice ormai al tramonto...
E’ in una posizione precaria, deve farsi un un nome nonostante la presenza della madre che considera la sua vocazione una maledizione. Ironicamente nel casting sono presenti tre “figli d’arte”: quello di Ugo Tognazzi, di Michele Placido e mio figlio Pier Giorgio. Tutti e tre devono dimostrare di avere talento e smentire chi sospetta che abbiano goduto di privilegi.

I personaggi del suo film spesso sono in contrasto con il gruppo a cui appartengono: lavoro, famiglia, partito...
E’ una situazione che considero normale. Mi piace immaginare personaggi che non accettano di essere ridotti ad un ruolo passivo, e che invece si scontrano con l’ordine precostituito.

E’ per questo che nei suoi film spesso si incontrano personaggi folli?
La follia è una forma perdente di ribellione. E’ una rivolta con cui a volte posso anche trovarmi d’accordo, ma è talmente disperata che è destinata a fallire.


giovedì 13 settembre 2012

Un Europa senza tabacco?

Une Europe sans tabac est encore loin malgré les progrès

di Florian Tixier
Pubblicato in Francia il 9 settembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli


Cosa contiene una sigaretta
Il 5 settembre scorso, i tabaccai francesi hanno coperto con un lenzuolo bianco i loro distributori di sigarette, dando inizio all’'operazione denominata "tabaccai generici", con cui intendono mettere le mani avanti contro il governo che dovrebbe presentare entro la fine di settembre, il piano anti-fumo. Il piano prevede un aumento delle tasse sulle sigarette dell'ordine del 6% e forse anche sul tabacco sfuso. Ma il ministro della Salute, Marisol Touraine, aveva già dichiarato lo scorso luglio, su BFM-TV, di voler anche "battersi, soprattutto a livello europeo, per garantire l’avvio di una legislazione verso un pacchetto anonimo, vale a dire un pacchetto senza marchi, che non sia attraente, seducente ." La Commissione europea è sulla stessa lunghezza d'onda. L'esecutivo UE sta prendendo in considerazione l'imposizione di un pacchetto di sigarette "neutrale". Bruxelles si prepara per l'autunno con una proposta di revisione della normativa europea in materia di tabacco, invitando i paesi dell'Unione Europea a imporre pacchetti di sigarette anonimi.

L'esempio dell’AustraliaQuesti annunci spuntano a seguito di una decisione del tribunale australiano, che ha respinto un ricorso dei produttori di tabacco locali che contestavano la costituzionalità della legge che impone i pacchetti neutri, tutti dello stesso colore, senza marchio o logo, e recanti dei messaggi. La normativa australiana entrerà in vigore in questo paese nel mese di dicembre 2012.
In Francia, dall'aprile 2003, sui pacchetti di sigarette accanto ai soliti messaggi di avvertimento, come ad esempio "il fumo uccide", vengono stampate foto raccapriccianti che mettono in guardia i consumatori circa i rischi per la propria salute. In realtà, la Francia aveva semplicemente applicato una disposizione europea, con diversi anni di ritardo rispetto ai suoi vicini europei.


Giornata Mondiale contro il tabagismo
 I britannici tergiversanoIn Europa, il Regno Unito è stato un pioniere in questo ambito. Dal 1 ° ottobre 2008, gli inglesi hanno reso obbligatorie queste immagini sui loro pacchetti di sigarette come deterrente, invece dei soliti avvertimenti scritti. Dal momento che, le lobby anti-fumo sono molto potenti al di là della Manica, si prevede che i pacchetti saranno anonimi e tutti di colore marrone o bianco.
Il precedente governo laburista aveva approvato una legge che obbliga la vendita delle sigarette, solo nelle tabaccherie, come avviene in Francia. Senza mettere in discussione questa legge, i conservatori, oggi al potere, non hanno ritenuto necessario garantirne l'attuazione.
"Anche se il governo ha riconosciuto che la legislazione era necessaria, è difficile capire perché la sua attuazione sia stata ritardata," ha dichiarato sorpreso il professor John Britton, presidente della Tobacco Advisory Group.

In Belgio l’eleganza vince sulla pauraDai nostri vicini belgi, in cui la normativa è stata applicata già due anni fa, è stata diffusa una strategia che contrasta le immagini choc. Astucci cartonati adattati al formato dei pacchetti di sigarette e venduti per importi relativamente modesti (tra i 50 centesimi e 1 euro), che permettono ai fumatori di nascondere le immagini sgradevoli presenti sui normali pacchetti, personalizzando il proprio pacchetto con un tocco di umorismo. I creatori di questi sovra-pacchetti eludono la normativa UE, e negano di volersi arricchire a spese delle riforme speculando sulla faccenda. Il loro unico obiettivo: abbellire i pacchetti. Ma non sembra un po’ … fumoso?

Effetti relativi in SpagnaSono passati due anni da quando è diventato obbligatorio inserire su i pacchetti di sigarette spagnoli immagini che avvertono i fumatori dei rischi del fumo. Nel 2004, anche la Spagna ha accolto la convenzione-quadro dell’OMS, in cui dal 2008 è inserita una linea guida sull'uso di avvertenze con immagini, che dovrebbero essere più efficaci di quelli effettuate solo in base a messaggi scritti. Secondo un sondaggio del 2011 "Eurobarometro", il 26% degli europei ritiene che i messaggi utilizzati attualmente aiutino a smettere di fumare, e il 62% ritiene che l'aggiunta di foto sarà più efficace. Tuttavia, secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori delle Università di Granada e delle isole Baleari, che hanno analizzato l'effetto di queste foto sui fumatori, è stato rilevato che esse si sono dimostrate molto meno impattanti e alcune sono state considerate persino piacevoli (!). Delle 35 immagini usate in Spagna, solo 6 sono state valutate "positive" dal campione di intervistati.
Locali separati per fumatori e non fumatori in Austria

Misure ridotte?Finora, nessuna ricerca ha stabilito una correlazione tra l'aspetto delle immagini e un’eventuale riduzione del numero di fumatori. Bisogna dire che, più in generale, le politiche anti-fumo non hanno lo stesso grado di coercizione nei paesi europei. L'aumento del prezzo del tabacco sembra essere l'unica misura con un impatto reale sul consumo negli ultimi anni. Clienti e fornitori brontolano, ma le associazioni anti-fumo vi ravvedono ognuno il proprio tornaconto: meno fumatori per le prime, tasse più alte per l’altro.

Luoghi pubblici liberi dal fumoIn dodici paesi dell'UE, in genere è vietato fumare nei luoghi pubblici o sui posti di lavoro. In tre di loro - Irlanda, Regno Unito, Cipro - il divieto è assoluto e inderogabile. In altri - tra cui Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi - bar e ristoranti possono prevedere un locale separato e ventilato secondo norme più o meno severe (tali norme sono molto severe in Francia). Ma in altri quindici Stati - tra cui Germania, Austria, Belgio, Danimarca - il divieto è solo parziale.

Esistono ancora "paradisi per fumatori"?Così, in Germania, con l'eccezione della Baviera, ristoranti e bar possono dotarsi di aree fumatori. Anche in Austria le zone riservate ai fumatori sono comuni, come nei famosi caffè viennesi. Sul posto di lavoro, alcuni paesi sono abbastanza permissivi. In Danimarca, le stanze riservate ai fumatori sono previste soprattutto per chi lavora da solo. In Germania la normativa precisa soltanto che i datori di lavoro devono adottare misure per la protezione dei non fumatori.

Pacchetti di sigarette ... "illustrati"

Nessun effetto molto evidente di misure restrittive ...Risulta dal sondaggio Eurobarometro 2012, che nell'Unione Europea i fumatori sono aumentati del 28% in quindici anni. Erano il 29% nel 2009 e 32% nel 2006. Nel 2012, la Francia è esattamente nella media europea con il 28% dei fumatori. Essi sono solo il 26% in Germania che tuttavia è ancora più permissiva, ma in tre anni, il numero dei fumatori è diminuito molto di più in Francia che al di là del confine col Reno. I paesi in cui il tabagismo è più diffuso sono la Grecia (con il 40% dei fumatori), la Bulgaria (36%), l'Austria e la Spagna (33%). Il paese con il minor numero di fumatori in Europa è la Svezia (13%), in cui la normativa non è particolarmente rigorosa.

ma ... le tasse sul tabacco funzionanoMa, concludere che la normativa non ha effetto sul consumo, non è proprio esatto. Un ruolo importante, in aggiunta ai divieti, lo svolge il peso delle tasse. E’ evidente in Spagna, dove la tassazione è piuttosto bassa e dove i fumatori rappresentano un terzo della popolazione, mentre in Italia - dove la tassazione del tabacco è più onerosa - sono solo il 24%. L'Italia è anche il paese europeo in cui il tasso dei fumatori è diminuito di più in sei anni, con un calo di sette punti. Viceversa, in Austria che è molto permissiva nei divieti e dove le tasse sono piuttosto moderate, si è visto che la percentuale di fumatori è aumentata due punti dal 2006.

mercoledì 12 settembre 2012

L’Italia di Mario Monti sfida i luoghi comuni

L'Italie de Mario Monti défie les stéréotypes
di Pierre de Gasquet
Pubblicato in Francia il 3 settembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

All’inizio dell’estate, dopo Grecia e Spagna, anche l’Italia del “Professor” Monti sembrava sull’orlo di una crisi di nervi. Alla deriva nella recessione, invischiata nei propri problemi economici e di bilancio, con un debito pubblico che sfiora il 125% del PIL a fine 2012, l’Italia del dopo-Berlusconi ha rischiato a sua volta di arenarsi sulle rive devastate della zona euro. Colpita duramente dalla logica implacabile dello “spread”, il differenziale tra i tassi d’interesse tedeschi e italiani, che rincara il costo del credito. E tuttavia, anche se la fiducia degli investitori internazionali resta fragile, l’Italia di Mario Monti oggi lancia una sfida ai luoghi comuni.


“Abbiamo bisogno di una grande lezione di sincerità” ha dichiarato recentemente l’editorialista liberale Oscar Giannino. Nessuno lo mette in dubbio. Il guaio è che la sincerità non è mai stata il forte della classe politica italiana, almeno fino a poco tempo fa. La folle scommessa di Mario Monti consiste nel giocare questa carta in un periodo di profondo disordine. Come un Raymond Barre post-moderno, che non ha rivali nella sua politica di rigore, Monti è senza dubbio l’unico che può provarci. In quest’autunno ad alto rischio per la zona euro, egli è il simbolo di una forma di sobrietà riparatrice agli antipodi rispetto al populismo trionfante del suo predecessore.
Malgrado un tasso di disoccupazione tra i più alti dal 2004 (10,8%), un PIL in calo del 2,5% rispetto al secondo trimestre dello scorso anno e una sensibile riduzione dei consumi, l’ex Commissario europeo alla Concorrenza non ha esitato a imporre ai suoi concittadini una cura di austerità senza precedenti, basata su riforme strutturali e relativa solidità del sistema bancario italiano, al fine di rassicurare i mercati finanziari. Da tempo considerato un “tecnico puro”, Monti si è anche rivelato abile diplomatico mettendo in guardia la Germania contro la “disgregazione psicologica dell’Europa”, spingendo i suoi alleati della zona euro a superare le vecchie influenze dei parlamenti nazionali. La sua opportunità storica consiste nel creare un netto distacco da un decennio di deriva berlusconiana, che ha contribuito enormemente a danneggiare la credibilità di una classe politica italiana infognata nei suoi preziosismi e nelle sue dispute da parrocchia.


“Ci stiamo avvicinando alla fine della crisi, vediamo già la luce in fondo al tunnel” ha promesso Mario Monti al congresso annuale del movimento cattolico Comunione e Liberazione alla fine di agosto. A meno di un anno dalle elezioni legislative del 2013, alcuni lo considerano già un “novello De Gasperi”, uno dei padri fondatori dell’Europa e grande difensore dello spirito di riconciliazione. Il suo piano per rilanciare lo sviluppo e rimettere l’Italia in carreggiata dipende in gran parte dalla sua capacità di convincere i suoi alleati europei. Indubbiamente obiettivi ambiziosi, quelli del piano Monti, che però appare ancora vago sui mezzi che intende utilizzare per portarli a termine entro il 2013. Secondo il ministro dell’economia Vittorio Grilli, l’assoluta priorità rimane quella di ridurre in cinque anni il livello del debito pubblico italiano dal 123% al 100% del PIL, cioè una riduzione di 4 punti all’anno circa. Oltre alle misure strutturali, il piano Monti prevede l’attuazione, a partire dai prossimi mesi, di un programma di cessione di partecipazioni statali (su immobili e titoli di stato) con l’eccezione dei “pezzi grossi nazionali” ENI, Enel e Finmeccanica.
Di pari passo il governo italiano intende intensificare gli sforzi nella lotta all’evasione fiscale, moltiplicando i controlli e dando la caccia alle “cattive abitudini” che hanno pesato grandemente sul deficit statale. Il governo punta anche su una riduzione “strutturale” della spesa pubblica grazie a una “ridefinizione globale dell’assetto della pubblica amministrazione”. Da questo mese le parti sociali dovranno prendere in considerazione un piano di riduzione di 24 000 posti di lavoro nel settore pubblico, uno sforzo relativamente modesto se confrontato con i 3,3 milioni di funzionari statali della Penisola.



Per la classe media italiana la medicina è già sufficientemente amara. E non è detto che restituirà fiducia duratura agli investitori internazionali che hanno già enormemente ridotto i loro acquisti dei titoli di stato italiani. Sicuramente l’Italia non ha conosciuto l’impatto disastroso della bolla immobiliare spagnola, e la situazione delle finanze pubbliche qui è meno preoccupante, con un disavanzo primario (esclusi gli interessi) decisamente più basso degli altri Paesi del sud Europa. Ma, come fanno notare alcuni economisti, il crollo del PIL italiano nel terzo trimestre (-0,7% rispetto al trimestre precedente) è molto più evidente di quello spagnolo (+0,4%). E la riduzione dei consumi interni, il calo dell’8% della produzione industriale in un anno e l’alto tasso di mortalità delle aziende (20%) restano comunque segnali inquietanti. Secondo l’economista Francesco Boccia, il rischio è che il piano Grilli si riveli alla fine soltanto un “piano Tremonti bis”, e che non riesca a risolvere la questione cruciale della riforma fiscale e della ridistribuzione dei redditi.
“L’Italia è tra i Paesi più virtuosi del mondo e dell’Europa, e non ha affatto bisogno di aiuto per ridurre il suo deficit” ha assicurato recentemente il Ministro per l’Economia Vittorio Grilli. Avrebbe solo bisogno di “un po’ di tranquillità da parte dei mercati finanziari”. La difficoltà per Mario Monti, che farà di tutto per evitare un altro referendum sull’Europa voluto dalla lega Nord e da una fetta della sinistra italiana, resta ancora quella di rafforzare la fiducia dei Paesi esteri senza alienarsi quella dei suoi concittadini, finora poco abituati allo spirito di sacrificio. Non è una vittoria scontata.


giovedì 6 settembre 2012

Il dopo Monti

L'après-Monti

di Marcelle Padovani
Pubblicato in Francia il 28 agosto 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero



“Super Mario” è riuscito a riportare credibilità economica e politica alla Penisola, ma oggi si ritrova più debole.
E’ iniziato il dopo Monti, anche se “Super Mario” è ormai quasi sicuro di arrivare al termine “naturale” di questa legislatura, nella primavera del 2013, visto che la “strana maggioranza” [in italiano nel testo, N.d.T.] che lo appoggia dal novembre 2012 ormai è agli sgoccioli. E questo nonostante il fatto che l’Italia, grazie ai sacrifici accettati dai suoi cittadini, sembri sul punto di uscire dai tempi bui: il mese d’agosto si è concluso senza che il maledetto “spread” tra i buoni del tesoro italiani e tedeschi abbia raggiunto livelli stratosferici, che avrebbero rischiato di trascinare il paese in una situazione “greca” o anche soltanto “spagnola”.
Lo “spread” estivo ha superato solo in qualche raro caso i 430 punti. Quindi possiamo affermare che la credibilità italiana sui mercati finanziari e sulle piazze politiche, in Europa e nelle Americhe, è certamente aumentata di molto grazie a “Super Mario”, alle sue relazioni internazionali, alla sua personalità del tutto in antitesi a quella del “buffone” Berlusconi, che faceva ridere i ministri di tutto il mondo.


Berlusconi a  Miss Italia
DisaccordiIl dopo Monti è iniziato quando il prestigioso “Professore” della Bocconi non è più riuscito a mettere d’accordo i berlusconiani, i centristi e la sinistra, per esempio al momento di votare la legge anti-corruzione e la nuova legge elettorale. La legge anti-corruzione è ostacolata dal rifiuto degli eredi di Berlusconi di dare il proprio assenso a misure atte a rendere più trasparenti le operazioni finanziarie, e al mancato accordo con le altre forze politiche sulla moneta di scambio che i berlusconiani propongno per votare la legge: un blocco quasi totale delle intercettazioni telefoniche e l’introduzione della responsabilità penale dei magistrati.
Misure che né la destra né il centro possono accettare. Sulla legge elettorale che dovrebbe superare le assurdità del regime in vigore (che assegna più del 50% dei seggi alla coalizione partitica vincente anche nel caso in cui ottenesse solo il 20% dei voti complessivi), l’ostacolo consiste nel rifiuto dei berlusconiani di riconoscere il 15% dei seggi supplementari al partito che ottiene più voti: allo stato attuale delle cose e secondo i recenti sondaggi, questa misura favorirebbe il Partito Democratico, permettendogli senza dubbio di salire al governo.


“Ritorna Silvio”Quindi l’Italia è già immersa nel clima elettorale, con largo anticipo rispetto alle scadenze, mentre i candidati ufficiali alla carica di Primo Ministro non sono ancora stati designati. Né a destra né a sinistra. A sinistra si attende l’esito delle primarie, in cui si affronteranno i candidati: si sa già che il segretario generale del PD Pierluigi Bersani sarà il candidato naturale della sinistra, mentre lo sfidante Matteo Renzi, sindaco di Firenze, lo sfiderà sul tema del “ricambio generazionale”. Bersani ha 57 anni, Renzi 40 e non ha ancora rivestito funzioni di rilievo nel partito. E’ questo il principale vantaggio della sua candidatura. Renzi si prepara a fare il tour delle 108 provincie italiane su un camper, per fare campagna elettorale.
A destra non c’è ancora chiarezza sulla discesa o meno di Silvio Berlusconi in campo. Spuntano strani movimenti o organizzazioni che reclamano a gran voce il ritorno del Cavaliere. Anche in spiaggia a Rimini le vacanze degli italiani sono state disturbate da volantini fatti piovere dal cielo, su cui era scritto: “Torna Silvio” [in italiano nel testo, N.d.T.]. Ma al momento i sondaggi danno risultati piuttosto catastrofici se Sua Emittenza ritornasse in campo, tanto che l’annuncio di una sua eventuale candidatura è stato rinviato sine die.

Berlusconi può essere felice. Riparte la stagione dei topless!

Un matrimonio con una signora rispettabile?Sappiamo che Berlusconi si sta preparando nella sua villa in Sardegna, fa jogging per perdere quella dozzina di chili che ha messo su dopo le sue dimissioni dello scorso 12 novembre. Sappiamo anche che farà una crociera elettorale gettando l’ancora nei grandi porti della Penisola. I suoi fans sostengono anche che, per sembrare più credibile sulla scena politica, meno segnato da storie di minorenni e giovani prostitute, abbia in mente di annunciare un matrimonio o un fidanzamento ufficiale con una signora rispettabile.
In ogni caso, questi preparativi e queste incertezze confermano la precaria situazione di Mario Monti, che ha dato inizio al suo tour europeo alla ricerca della sua ultima possibilità, partendo da Angela Merkel e François Hollande, che verrà a Roma il 4 settembre. Negli ambienti a lui vicini, girano voci preoccupate sulla recente riconciliazione franco-tedesca e sulla creazione di un “gruppo di lavoro” destinato a superare la crisi politica europea. L’esecutivo italiano, che aveva puntato tutto sul nuovo presidente francese, si chiede se il peso del passato e della storia non possano portare alla ricostruzione del vecchio fronte dell’”Europa del Nord “. Con, in prospettiva, un Italia che paga a caro prezzo questa situazione.
 "Baciamo le mani" di Bruno Vespa a Berlusconi

lunedì 3 settembre 2012

In Italia una prestigiosa biblioteca chiude per mancanza di fondi

Italie: disparition d'une prestigieuse bibliothèque philosophique pour cause de crise

Pubblicato in Francia il 23 agosto 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero
Pubblicato anche su Scoop.it



A Napoli, una prestigiosa biblioteca che raccoglie opere filosofiche provenienti da tutta Europa è stata chiusa, come ha annunciato il suo fondatore giovedì scorso all’AFP, a causa dei tagli alle risorse destinate alla cultura legati alla crisi in Italia. I 300 000 volumi dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, tra cui alcune edizioni originali delle opere dei grandi pensatori Benedetto Croce e Giordano Bruno, nati nel napoletano, stanno per essere trasferite in un magazzino. L’Istituto non è più in grado di sostenere le spese d’affitto dei locali dove le opere erano esposte e messe a disposizione dei ricercatori universitari.
Gerardo Marotta, 85 anni, fondatore della biblioteca e lui stesso filosofo, in gioventù ha collaborato con Croce e ha iniziato a collezionare libri negli anni ’50 durante i suoi viaggi in Europa. La chiusura della biblioteca secondo lui è il sintomo di un declino generalizzato degli studi filosofici e della cultura in Europa. “Era la più bella biblioteca privata d’Europa, a cui ci siamo dedicati per più di 40 anni” ha spiegato Marotta, sottolineando che l’unica istituzione paragonabile in Europa è il Warburg Institute a Londra.



Secondo Marotta, il Ministero dell’Istruzione nel 2010 ha revocato completamente una sovvenzione che all’epoca era di 3 milioni di euro annui. Nonostante ripetute richieste di sostegno, “il governo (attuale) ha completamente ignorato il nostro progetto” ha dichiarato con rammarico Marotta. Un progetto che prevede la dislocazione dell’Istituto e delle sue preziose opere in un edificio acquistato dalla Regione giace in attesa di esame a causa di cavilli giudiziari. Nell’ultimo periodo, Marotta ha venduto tutti i suoi averi e ha anche contratto alcuni mutui per pagare l’affitto di tutti e 14 i locali che ospitano i 300 000 volumi.
“Per non farli finire per strada li stiamo trasferendo tutti in un magazzino fuori città” ha spiegato Antonio Gargano, segretario generale dell’Istituto. Un barlume di speranza arriva dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, colpito da questa situazione. “Creare una biblioteca che possa accogliere i preziosi volumi dell’Istituto deve essere una priorità non soltanto a livello locale ma nazionale, poiché questa rappresenta una parte del nostro patrimonio culturale e storico” ha dichiarato.


giovedì 23 agosto 2012

La fine dell’euro è nell’aria


La fin de l'euro entre dans les esprits

di Jean-Marc Vittori
Pubblicato in Francia il 20 agosto 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

Prepariamoci alla fine dell’euro. Cinque anni fa solo a un fantasista o a un estremista poteva venire in mente un’idea del genere. Poi è arrivata la crisi, il terremoto greco e le sue scosse di assestamento, arrivate fino in Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia e che hanno scosso anche la Francia. Il primo rimedio proposto contro i disastrosi effetti di questo terremoto è stato quello di espellere gli alunni indisciplinati dalla zona euro. La cancelliera Angela Merkel, lo annunciava già dalla primavera del 2010, le hanno fatto eco la settimana scorsa i ministri austriaci e, a sentir loro, la pista sarebbe stata presa in esame dai governi europei.
La seconda soluzione, la più radicale, non riguarda un paese soltanto o qualche paese, ma proprio tutta la zona euro, che è scoppiata. Questa soluzione è stata proposta inizialmente da guru, esperti e cassandre. Dalla scorsa estate, durante la quale la Spagna e l’Italia sono state attaccate sui mercati finanziari, questa frammentazione è diventata un’ipotesi di lavoro. Prima nel settore privato, nella private banking e nei comitati di amministrazione delle grandi aziende, e poi nel settore pubblico. Il Ministro degli esteri finlandese Erkki Tuomioja, ha vuotato il sacco la settimana scorsa, spiegando che il suo governo era già pronto a questa eventualità. La cosa certa è che i finlandesi, che sono stati i primi ad accogliere con orgoglio l’avvento dell’euro, sono oggi tra i più delusi e lo hanno fatto sapere a gran voce con il loro voto.

Questo lento cambiamento di opinione, in cui ciò che era inimmaginabile è diventato concepibile se non addirittura probabile, mina profondamente la moneta unica. Credere alla fine dell’euro fa presagire la fine della credibilità dell’euro, poiché il denaro non è un costrutto umano come altri. Esso si basa principalmente sulla fiducia e soprattutto per quel che riguarda l’euro, piuttosto che il dollaro, lo yen, la sterlina o il franco svizzero, dato che l’euro è la prima grande moneta creata senza alcun fondamento materiale come l’oro o l’argento.
Con il meccanismo infernale di un’unione monetaria senza un’unione fiscale, i governi europei si sono arenati in una pericolosa alternativa. Di fronte ad una crisi, che questo meccanismo non consente di affrontare, non prepararsi alla fine dell’euro significherebbe dimostrare di essere incoerenti se non incoscienti. Prepararsi alla fine dell’euro aumenta la probabilità di realizzazione di questo evento distruttivo, agevolandolo in tutta una serie di decisioni di aspetto tecnico.
Nel secolo scorso, gli Europei hanno avuto a che fare due volte con un dilemma simile: prepararsi per la Guerra o meno. Sappiamo com’è andata a finire. Da allora si suppone che abbiamo imparato.

mercoledì 22 agosto 2012

La Chiesa conferma la sua opposizione ai matrimoni gay in Francia

L'Eglise confirme son opposition au mariage homo en France
di Maud Koetschet e Florian Tixier
Pubblicato in Francia il 15 agosto
Traduzione di Claudia Marruccelli

In occasione della festa dell’Assunzione, il 15 agosto, la Conferenza dei Vescovi francesi ha consigliato la lettura di una “preghiera universale dei fedeli” durante la messa. Si tratta di un invito implicito al rifiuto della legalizzazione dei matrimoni gay che il governo socialista intende adottare, così come nel 2013, della possibilità per le coppie omosessuali di adottare.


Un messaggio implicito ma chiaro
La Chiesa ribadisce la propria opposizione, ma implicitamente, e lo fa in primo luogo con un appello al governo: “Per coloro che sono stati recentemente eletti per legiferare e governare, affinché il loro senso del bene comune della società superi le necessità particolari (…)
La preghiera, poi, spiega, cosa sia questo senso del “bene comune” che riguarda i giovani: “Per i bambini e i giovani, affinché cessino di essere l’oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti, per poter beneficiare dell’amore di un padre e di una madre”.
L’implicazione che riguarda la necessità di essere educati da due genitori di sesso opposto, non poteva essere più chiara…
Questa nuova presa di posizione divide i fedeli della Chiesa cattolica, anche se ormai il 65% dell’opinione pubblica francese si dichiara favorevole al matrimonio tra omosessuali. Essa riflette inoltre la forte resistenza residua in Francia rispetto ai cambiamenti della società, mentre in diversi paesi d’Europa, il matrimonio gay è stato ufficialmente autorizzato.


Seguire la tendenza europea
Appare quindi chiaro che la tendenza europea è volta ad aprire il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso: in sette paesi europei il matrimonio tra persone dello stesso sesso è già legale, mentre in quattro paesi (tra cui la Francia) sono state introdotte solo unioni civili come le PACS. Dal 1994, il parlamento europeo ha adottato numerose risoluzioni a favore del matrimonio gay, in nome della lotta contro le discriminazioni.
Nel 2010 gli eurodeputati hanno dimostrato che non veniva garantito il diritto alla libera circolazione, dal momento che non in tutti i paesi membri dell’UE erano riconosciute le unioni tra omosessuali. Data la mancanza del consenso europeo, la Corte Europea dei Diritto dell’Uomo - le cui sentenze sono vincolanti – ha preferito lasciare “gli stati membri liberi di decidere autonomamente, se introdurre il matrimonio omosessuale all’interno del proprio ordinamento giuridico”.



La Francia resta indietro
Il diritto europeo non si applica al matrimonio e spetta quindi a ciascuno stato decidere in merito alla questione.
La Danimarca è stata il primo paese al mondo a consentire le unioni civili tra persone dello stesso sesso, sin dal 1989, anche se l’Organizzazione Mondiale per la sanità (OMS) eliminerà solo nel 1993 l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. I diritti adottati sono stati poi allargati all’adozione nel 2009, concedendo gli stessi sia alle coppie eterosessuali che omosessuali.
L’Olanda è stata il primo paese europeo ad autorizzare il “matrimonio” in senso stretto tra persone dello stesso sesso nel 2001, seguita dal Belgio nel 2003 (con l’adozione nel 2005), la cattolicissima Spagna nel 2005 (contemporaneamente all’adozione), la Norvegia nel 2008 (con l’adozione), la Svezia nel 2009 (con il divieto del rifiuto del matrimonio religioso per gli omosessuali) e il Portogallo e l’Islanda nel 2010.
La Germania e l’Inghilterra, così come la Francia, consentono le unioni civili ma si oppongono ancora al matrimonio. La Slovenia, nella stessa situazione, ha annunciato nel 2009 l’intenzione di permettere il matrimonio alle coppie omosessuali.
Così, secondo il deputato socialista Patrick Bloche, “mentre la Francia era stata pioniera del voto PACS nel 1999, ora è in ritardo, considerato che nel primo decennio del 2000 già una dozzina di paesi europei ha aperto il matrimonio alle persone dello stesso sesso”.
Se la maggioranza dei paesi che autorizzano in matrimonio “gay” sono in Europa, anche grandi nazioni del mondo come il Canada, l’Africa del sud, l’Argentina, Città del Messico e cinque stati degli USA (tra cui Washington DC) figurano in questa lista.