Elections en Italie: Naples préfère Silvio Berlusconi à la misère
di Ariel Dumont
Pubblicato in Francia il 25 gennaio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
Piove a catinelle su Napoli. In lontananza la cima del Vesuvio appare avvolta dalla nebbia. Intorno alla stazione aleggia il profumo dolce delle praline che i venditori ambulanti fanno dorare sulle bancarelle variopinte al riparo sotto gli ombrelloni enormi che ora servono da riparo alla pioggia.
Nelle strade circostanti, si percepisce tutto un altro aroma, quello delle spezie dei venditori di kebab che si mescola con quello delle brioches ripiene di crema. Questi profumi non sono in grado di camuffare il clima che regna a Napoli da qualche tempo. Un clima di disperazione ma anche di rabbia.
In questo periodo di campagna elettorale dove i candidati stanno cercando di incantare un elettorato disilluso dalla promessa di riduzione di tasse (Silvio Berlusconi), dal rigore (Mario Monti) e da un po' più uguaglianza sociale (sinistra di Pierluigi Bersani), Napoli è diventata la vetrina della penisola. Una vetrina dove gli italiani espongono la loro costernazione e il disgusto per la classe politica di qualsiasi colore, senza distinzione.
"Le sue storie di chiappe? Chi se ne frega!" Nel quartiere spagnolo, il cuore pulsante di Napoli, gli abitanti hanno i nervi a fior di pelle.
"Abbiamo provato tutto, la destra, la sinistra, le liste civiche". Quando l'anno scorso abbiamo eletto sindaco l'ex magistrato Luigi de Magistris, pensavamo che avrebbe cambiato il volto di Napoli. Che sbaglio! Non è cambiato nulla, la città è sporca come prima e la gente muore ancora di fame " dice irritato Mario. Questo contrabbandiere di sigarette seduto sotto la pioggia davanti a un tavolinetto di legno traballante in compagnia di due amici, brontola incollerito sorseggiando un caffè.
"Il 20% della popolazione è ufficialmente disoccupato. La disoccupazione giovanile è stimata al 44,4%. Quindi per mangiare e pagare le spese l’unica scelta è il contrabbando e qualche lavoretto, oppure andare alla deriva".
Accanto a Mario, Luigi asciuga le gocce di pioggia che scorronoo sui suoi vecchi occhiali. Ha ottant'anni, prima di andare in pensione faceva il calzolaio. Oggi, prende una pensione di 550 euro al mese.
"Per comprarmi una catapecchia, ho quasi tolto il cibo di bocca ai miei figli. Ed ecco che Mario Monti ora ci chiede di pagare l’IMU quando non abbiamo nemmeno abbastanza da mangiare e viviamo nella povertà. È facile per loro, prendono migliaia di euro al mese anche dopo aver smesso di lavorare, perché hanno diritto a delle indennità". A trentun giorni delle elezioni legislative, hanno già fatto loro scelta. "Voteremo per Silvio Berlusconi. Alla fine, non è peggio rispetto agli altri. Lui almeno, aveva abolito l’ICI e ha offerto un premio di mille euro alle famiglie per il loro primo bambino. E poi, dà lavoro a 54.000 persone nelle sue aziende. Quindi può capirci meglio di altri. Le sue storie di chiappe? Chi se ne frega!", spiega Pietro fumando nervosamente una sigaretta di contrabbando fatta dai cinesi che Mario vende a 2,50 euro al pacchetto. "Sembrano le Camel e costano la metà”.
"Bisogna sparargli!!" In un vicoletto vicino, qualche pensionato gioca a carte davanti all’ospizio della parrocchiai sotto alla pensilina che li protegge dagli agenti atmosferici. Giovanni Lombardi però non sembra affatto un parrocchiano praticante. Mostra con orgoglio la sua tessera del PCI, a cui è iscritto sin dal 1943, ma rimpiange i tempi in cui il Segretario generale del partito, Enrico Berlinguer, andava a messa la domenica con la famiglia.
"Anche allora i politici si abbuffavano, ma almeno anche la gente comune aveva la loro bella fetta di torta e tutti erano felici. Oggi, i politici pensano solo a se stessi. Si guardi intorno, lo sente questo odore per le strade di Napoli: è quello della povertà", dice Giovanni. Accanto a lui, Pasquale Guerra in piedi si dondola nervoso.
"Bisognerebbe cacciarli, fucilarli. Dalla fine della seconda guerra mondiale, si sono arricchiti alle nostre spalle. Un tempo i sindacalisti tutelavano il popolo, oggi fanno gli interessi dei ricchi e circolano con le auto blu mentre io ho sempre lo stesso catorcio verde" sbotta un impiegato comunale.
Dehors, la nuit tombe sur Naples. Dans le port, les grands navires ressemblant à des gratte-ciel sont en panne de touristes.
Fuori, cala la notte su Napoli. Nel porto, le navi da crociera grosse come dei grattacieli, sono a corto di turisti. A pochi metri di distanza, Rosaria Capacchione, la giornalista del quotidiano locale "Il Mattino", specializzata in storie di mafia e che vive sotto la protezione della polizia sta tenendo una conferenza. Nulla di strano, è un candidata al Senato nelle liste del Partito Democratico. La sala è piena. Alcuni pensionati sono lì che ascoltano le sue promesse di cambiare il volto del paese. ma le credono davvero?
"Beppe Grillo? Slogan, insulti e niente altro "
Dall’altro capo della città, attivisti del “Movimento 5 stelle" fondato dal comico genovese Beppe Grillo stanno montando degli amplificatori e spazzano il podio piantato al centro della galleria Principe di Napoli. Alle 9 in punto, il Coluche [noto comico francese ndt] italiano, vestito completamente di bianco sale sul palco tra gli applausi dei suoi fan.
Per un'ora e mezza, si scatenerà a contro la classe politica "marcia fino all'osso" e contro i sindacati "che bisogna abolire". Egli parlerà della necessità di sostituire "i politici di professione da persone normali che sanno cosa significa lottare per vivere". Parole che alla fine non convincono.
"Non so chi votare. Sono venuta stasera perché speravo che Beppe Grillo avrebbe parlato di cose concrete, che avrebbe proposto delle soluzioni. "Ma ho sentito solo slogan, insulti, niente altro", ha detto Maria. Elegantemente avvolta in un cappottino leggero nero, questa signora di quarant’anni dal portamento gradevole insegna in una scuola superiore, non nasconde la sua delusione. "Mi ripeto di nuovo che io non voterei certamente per lui."
Fuori, continua a piovere fitto. Dei curiosi fumano una sigaretta commentando l'incontro. Sono in tanti ad avere la sensazione che ancora una volta, hanno ascoltato solo delle formule magiche, ma niente di concreto. "Mario Monti mi spaventa, i democratici non mi hanno convinto perché si sono alleati con la sinistra. radicale. Per quanto riguarda Berlusconi, per il quale ho votato in precedenza, mi fa pensare ad un cadavere ", spiega Paolo.
Tra un mese, gli italiani esprimeranno le loro preferenze. Secondo gli ultimi sondaggi, il partito di Silvio Berlusconi sta risalendo la china, mentre i democratici dati per vincitori solo due settimane fa, iniziano a perdere piede. Al centro, Mario Monti cerca di consolidare se non aumentare il suo capitale di simpatia stimato al 15%. Alle urne, la battaglia sarà dura. Ma lo sarà ancor più dopo le elezioni, quando gli italiani aspetteranno al varco i loro nuovi governanti
venerdì 1 febbraio 2013
Il pifferaio magico contro il maestro della bacchetta magica
Duel Berlusconi-Monti : le joueur de pipeau contre le joueur de baguette
di Pierre de Gasquet
Pubblicato in Francia il 16 gennaio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
Per contrastare la rimonta di Silvio Berlusconi nei sondaggi, Mario Monti è stato costretto alla linea dura nelle repliche al “Cavaliere”. Ma il “maestro della bacchetta” semina lo scompiglio tra gli esperti.
Nella campagna elettorale italiana per le legislative del 24 febbraio, il gioco si complica. Per la prima volta il “Professore” rompe la sua regola di equidistanza tra destra e sinistra, definendo un “pifferaio” il “Cavaliere” il quale a sua volta ha duramente replicato qualificando Mario Monti un “leaderino, protesi della sinistra”.
Visibilmente segnato dalla decisione del PPE (Partito Popolare Europeo) di appoggiare la candidatura di Monti, Silvio Berlusconi ha optato per una massiccia campagna mediatica su tutti i fronti. Una tattica vincente, se si dà credito a certi sondaggi che assegnano alla sua coalizione di centro destra un recente incremento di consensi, in particolare dopo il “braccio di ferro” televisivo sulla 7 con il noto giornalista Michele Santoro, seguito da quasi 9 milioni di telespettatori.
“Il fatto che gli italiani possano ancora fidarsi di lui mi fa pensare al pifferaio di Hamelin che ammalia i topi per annegarli più facilmente”, ha dichiarato Mario Monti nella trasmissione “Porta a Porta”, rompendo per la prima volta il suo abituale riserbo. Dichiarazione di guerra aperta tra il “pifferaio magico” e il “leaderino centrista”. Secondo un recente sondaggio dell’Ipsos pubblicato ieri, il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi continua a recuperare punti arrivando al 14/4%, anche se continua a restare molto indietro rispetto del Partito Democratico (33.4%), mentre la lista “Con Monti per l’Italia” accusa un leggero calo attestandosi al 10.9%. Tenuto conto dei rispettivi alleati, secondo l’analista politico Renato Mannheimer, la differenza tra la coalizione di Berlusconi e quella del centro sinistra si sarebbe ridotta a 7 punti (29.2% contro il 36.3% rispettivamente).
Qual è il reale impatto della rimonta di Berlusconi nei sondaggi?Tuttavia a meno di sei settimane dal voto del 24 febbraio, gli esperti sono divisi sul significato reale della rinascita di "Cavaliere", che non si fa scrupolo di utilizzare ogni sorta di trucchi per guadagnare terreno. La sua ultima “trovata”: proporre al Quirinale il nome del presidente della BCE Mario Draghi, poi immediatamente smentito dal diretto interessato. E il rifiuto dei giudici lunedì di sospendere a Milano l’udienza nel processo dell’"affare Ruby", in cui Silvio Berlusconi è accusato di "concussione e prostituzione minorile" - non sembra affatto averlo demoralizzato . Al contrario, rafforzerebbe la sua tesi di un "complotto di giudici comunisti e femministi" secondo alcuni suoi elettori.
Anche se Pier Luigi Bersani (PD), mantiene un certo vantaggio sui suoi due grandi avversari, alcuni esperti cominciano a porre dei dubbi sulla linea del “basso profilo”, che il leader del centro sinistra ha tenuto finora.
di Pierre de Gasquet
Pubblicato in Francia il 16 gennaio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
Per contrastare la rimonta di Silvio Berlusconi nei sondaggi, Mario Monti è stato costretto alla linea dura nelle repliche al “Cavaliere”. Ma il “maestro della bacchetta” semina lo scompiglio tra gli esperti.
Nella campagna elettorale italiana per le legislative del 24 febbraio, il gioco si complica. Per la prima volta il “Professore” rompe la sua regola di equidistanza tra destra e sinistra, definendo un “pifferaio” il “Cavaliere” il quale a sua volta ha duramente replicato qualificando Mario Monti un “leaderino, protesi della sinistra”.
Visibilmente segnato dalla decisione del PPE (Partito Popolare Europeo) di appoggiare la candidatura di Monti, Silvio Berlusconi ha optato per una massiccia campagna mediatica su tutti i fronti. Una tattica vincente, se si dà credito a certi sondaggi che assegnano alla sua coalizione di centro destra un recente incremento di consensi, in particolare dopo il “braccio di ferro” televisivo sulla 7 con il noto giornalista Michele Santoro, seguito da quasi 9 milioni di telespettatori.
“Il fatto che gli italiani possano ancora fidarsi di lui mi fa pensare al pifferaio di Hamelin che ammalia i topi per annegarli più facilmente”, ha dichiarato Mario Monti nella trasmissione “Porta a Porta”, rompendo per la prima volta il suo abituale riserbo. Dichiarazione di guerra aperta tra il “pifferaio magico” e il “leaderino centrista”. Secondo un recente sondaggio dell’Ipsos pubblicato ieri, il Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi continua a recuperare punti arrivando al 14/4%, anche se continua a restare molto indietro rispetto del Partito Democratico (33.4%), mentre la lista “Con Monti per l’Italia” accusa un leggero calo attestandosi al 10.9%. Tenuto conto dei rispettivi alleati, secondo l’analista politico Renato Mannheimer, la differenza tra la coalizione di Berlusconi e quella del centro sinistra si sarebbe ridotta a 7 punti (29.2% contro il 36.3% rispettivamente).
Qual è il reale impatto della rimonta di Berlusconi nei sondaggi?Tuttavia a meno di sei settimane dal voto del 24 febbraio, gli esperti sono divisi sul significato reale della rinascita di "Cavaliere", che non si fa scrupolo di utilizzare ogni sorta di trucchi per guadagnare terreno. La sua ultima “trovata”: proporre al Quirinale il nome del presidente della BCE Mario Draghi, poi immediatamente smentito dal diretto interessato. E il rifiuto dei giudici lunedì di sospendere a Milano l’udienza nel processo dell’"affare Ruby", in cui Silvio Berlusconi è accusato di "concussione e prostituzione minorile" - non sembra affatto averlo demoralizzato . Al contrario, rafforzerebbe la sua tesi di un "complotto di giudici comunisti e femministi" secondo alcuni suoi elettori.
Anche se Pier Luigi Bersani (PD), mantiene un certo vantaggio sui suoi due grandi avversari, alcuni esperti cominciano a porre dei dubbi sulla linea del “basso profilo”, che il leader del centro sinistra ha tenuto finora.
mercoledì 16 gennaio 2013
Perchè i francesi devono guardare verso l’Italia
Pourquoi les Français doivent regarder vers l'Italie
di Romain Gubert
Pubblicato in Francia il 10 gennaio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
Un uomo politico che i francesi non voterebbero mai perchè italiano. Si tratta di Mario Monti.
Questo serio tecnocrate dalle eterne cravatte blu e gli occhiali poco appariscenti ha ingannato ben bene il suo mondo. Colui che gli italiani chiamavano il “Professore” sta diventando piano piano “Super Mario”.
Torniamo indietro nel tempo. Monti è stato chiamato poco più di un anno fa alla guida del suo Paese sull’orlo del fallimento, per rimediare alla catastrofe causata da Berlusconi, con questa promessa: “Faccio un po’ d’ordine e poi ciao”.
Di fatto oggi è in corsa per guidare il prossimo governo dopo le elezioni legislative che avranno luogo nel mese di febbraio. Ha creato una grande coalizione attorno al proprio nome, con un programma che si riassume in un paio di parole: “lacrime e sangue”.
In breve si tratta di continue dolorose riforme. Non ha la vittoria in tasca in Italia, dove misure di austerità e guerra alla frode fiscale sono d’obbligo. Ma i francesi hanno tutto l’interesse a guardare il cammino intrapreso da quest’uomo.
Perchè bisogna volgere lo sguardo all’Italia?Perchè la fonte d’ispirazione alle sue riforme, Mario Monti è andato a pescarla… proprio in Francia. Monti faceva parte della commissione Attali, istituita nel 2007 da Nicolas Sarkozy per “dare il via alla crescita”. Ricordate: questa commissione di esperti e periti ha stilato una lista di quasi 200 motivazioni che bloccavano l’economia francese. Tra le quasi 200 proposte formulate da Attali veniva anche sollecitata la liberalizzazione delle professioni privilegiate, ad esempio i tassisti, i notai, i farmacisti, passando per la domenica lavorativa, la “flessibilità” del mercato del lavoro o la fine dei contratti a tempo indeterminato.
E nel momento in cui Monti ha tracciato l’itinerario del suo viaggio ha semplicemente ripreso i lavori di questa commissione di cui è stato uno dei pilastri.
Se vogliamo essere onesti non tutto ha funzionato. Per esempio i tassisti: Monti ci ha sbattuto il muso. E oggi le tariffe dei taxi italiani sono più alte di un anno fa. Proprio come in Francia, dove Sarkozy non è riuscito a tener testa più di una giornata alle loro manifestazioni di protesta, anche Monti non è riuscito a spuntarla nella lotta contro i tassisti. Ma altre riforme altrettanto significative per l’economia del paese cominciano a produrre i loro effetti. L’Italia non è più sotto il fuoco dei mercati. E qualcuno in Francia, ormai sogna un “Monti francese” per far uscire il Paese dalla recessione.
Cioè?Anche se non viene detto apertamente, alcuni desiderano seriamente interpretare questo ruolo. Tra i vari personaggi mi viene in mente Christine Lagarde per la destra, rinvigorita dopo il disastro nell’ UMP [partito politico conservatore francese di Sarkozy, N.d.T.]. La cerchia dell’ex ministro di Sarkozy ha manifestato chiaramente l’auspicio che dopo il FMI, la Lagarde ritorni a fare politica. Per lo schieramento a sinistra penserei a Pascal Lamy, che tra qualche mese lascerà il suo incarico all’Organizzazione Mondiale per il Commercio. Ma ce ne sono molti altri che possono interpretare il ruolo del tecnico che risolleva il Paese.
E’ bastato vedere qualche settimana fa un incontro molto parigino, nel grande auditorium di Scienze Politiche a Parigi, dove Mario Monti ha spiegato il suo programma in Italia. Era presente un esercito di imprenditori francesi, amici di François Hollande, intellettuali della destra …
Erano tutti in brodo di giuggiole alle parole di Mario Monti, sognando di poter scopiazzare le ricette di “Super Mario” per metterle in pratica poi in Francia.
venerdì 11 gennaio 2013
La nuova sfida di Mario Monti
Di Christian Makarian
Pubblicato in Francia il 10 gennaio 2013
Traduzione di Claudia Marruccelli
In vista delle elezioni politiche di febbraio, il Presidente del Consiglio pare intenzionato a condurre una coalizione di centro, ma mentre Mario Monti è il candidato preferito di Bruxelles, le sue misure piacciono poco agli italiani.
E’ stato in qualche modo la speranza europea del 2012 e ci offre un bis nel 2013. Dopo aver annunciato le sue dimissioni provocando accese reazioni nel dicembre scorso, Mario Monti che presto compirà 70 anni, ha deciso di rimettersi in corsa senza esporsi in maniera diretta. Secondo un soggetto già collaudato, il « papa di transizione » ha preso gusto al potere. Nominato senatore a vita non può essere eletto in prima persona, ma non ha neanche alcun bisogno di farsi pubblicità. Basta semplicemente che un accordo politico porti il suo nome. Dopo qualche consultazione, a sorpresa, ha annunciato di volersi mettere a capo di una coalizione centrista in vista delle elezioni politiche anticipate del 24 e 25 febbraio. Ed ecco che l’ex commissario europeo, capo di un governo di tecnici negli ultimi tredici mesi, decide di scendere nell’arena politica italiana, che non è la più tranquilla.
Berlusconi che rappresenta in prima persona lo sfacelo dell’Italia, cerca di contenere la mitragliatrice giudiziaria di cui è obiettivo.
Lo fa con mille precauzioni oratorie, facendo ben attenzione di precisare che la frattura destra-sinistra « non riflette l’alleanza di cui l’Italia ha bisogno ». E a ragione. Al centro sinistra il Partito Democratico è dominato dalla personalità di Pierluigi Bersani; la creazione di un blocco di sinistra moderata poggia su delle alleanze e delle contropartite complesse, che presuppongono, tra l’altro, un rifiuto del programma liberale di Monti. In particolare le ambizioni personali di Bersani e di Monti sono lontane l’una dall’altra, anche se, questo è il bello della politica, i due personaggi saranno costretti a trovare un accordo reciproco per sconfiggere il comune avversario. In effetti a destra è ricomparso lo spettro Berlusconi. Il Cavaliere ha manifestato di nuovo la sua perversità facendo cadere il governo Monti con il ritiro dell’appoggio del suo partito, creato solo per scopi personali. La personificazione dello sfacelo italiano cerca di circoscrivere la mitragliatrice giudiziaria di cui è obiettivo. Cerca di sfruttare l’impopolarità del programma di Monti, ma cosa offrirà in cambio del rigore, lui il cui bilancio di governo è a noi tutti ben noto? In larga parte le elezioni si giocheranno attorno al desiderio di legittimità dello scabroso politico.
Monti vuole proseguire l’azione riformatrice iniziata più di un anno faLa Chiesa, che Berlusconi ha senza posa cercato di arruffianarsi alla ricerca di una sua personale moralità, attualmente invia sempre più segnali di appoggio a Mario Monti, cattolico praticante che gode delle reminiscenze della Democrazia Cristiana. Il papa in persona gli ha telefonato per gli auguri di buon anno e l’ Osservatore Romano ha scritto di vedere nella possibile rielezione del presidente del consiglio uscente la risposta alla “domanda di una politica di livello superiore”. Ma Monti più devoto alla Bocconi che al Vaticano, intende proseguire l’azione riformatrice iniziata più di un anno fa e che ha prodotto un certo risanamento alleggerendo la forte delusione. Questa è la sua sfida. Il deficit statale è passato da 63.8 miliardi di euro nel 2011 a 48.5 miliardi nel 2012, e non è poco. Potrebbe quindi assestarsi al 3% del PIL nel 2012 (contro il 4.5% in Francia), risultato che François Hollande spera di ottenere nel 2013. “Super Mario” è anche riuscito a far ridurre lo spread del suo paese rispetto ai mercati finanziari. Purtroppo il suo programma non piace agli strati popolari: nonostante voglia far abbassare di un punto le tasse, continuerà a tagliare drasticamente la spesa pubblica e prenderà misure competitive, ma socialmente dolorose.
Sono molte le ragioni che fanno di Monti il candidato preferito dall’Europa. Ma è davvero una carta vincente? La risposta del popolo italiano, che deciderà senza tener conto minimamente del parere di Bruxelles, di Berlino o di Parigi, darà alla fine la misura di ciò che un popolo pieno di debiti e messo alle strette è ancora in grado di sopportare. La scelta dell’Italia quindi ci riguarda da vicino.
sabato 5 gennaio 2013
In mancanza di idee per riconquistare l’Italia, Silvio Berlusconi grida al complotto
Faute d'idées pour reconquérir l'Italie, Silvio Berlusconi crie au complot
di Philippe RidetPubblicato il 2 gennaio 2013 in Francia
Traduzione di Claudia Marruccelli
Silvio Berlusconi ha iniziato il 2013 così come aveva finito il 2012: in televisione. Comparendo a ripetizione su tutti i canali televisivi, nazionali e locali, di stato e privati, il magnate dei media ha intenzione di sfruttare appieno questo periodo prima che si apra ufficialmente la campagna elettorale, 45 giorni prima del voto previsto per il 24 e il 25 febbraio, quando sarà la par condicio a regolare la durata degli interventi televisivi di tutti i candidati. In base ad alcuni sondaggi a lui solo noti, ritiene che la sua offensiva mediatica abbia permesso al suo partito, il PdL, di riprendersi 4 punti passando dal 16% al 20% delle intenzioni di voto. E’ davvero pochino, dopo due settimane di sforzi quotidiani.
Questa potrebbe essere l’ultima campagna, quella di troppo, per l’ex Presidente del Consiglio, stretto nella morsa tra il PD, la lista “Monti” – appoggiata dall’ex Primo Ministro – e quella del comico e blogger Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle. La sua difficoltà si può riassumere in un’unica domanda: come inventare una nuova storiella, qualcosa di inedito da raccontare agli italiani, quando non è mai riuscito tutte le volte che lo hanno votato a tramutare in realtà i sogni che proponeva loro? Per quanto si sforzi, il Cavaliere non trova soluzioni.
La proposta di ritirarsi dalla campagna se Monti avesse accettato di guidare un ipotetico “partito dei moderati” che includesse il partito secessionista e anti-immigrati della Lega Nord era solo un’esca, che rivela le sue concrete difficoltà nel trovare una collocazione innovativa nella sua sesta campagna elettorale dal 1994, e forse anche un po’ di stanchezza.
Monti, “un tecnico che è diventato un leaderino”
La sua strana campagna è indice del suo imbarazzo. All’inizio ha tentato di giocare nuovamente la carta della lotta al “comunismo”, che gli aveva portato fortuna nel 1994. Ma la personalità del segretario Pierluigi Bersani, leader della sinistra, riformista e avvezzo all’economia di mercato, non si presta molto a questa mossa. Poi ha cercato di scaricare sull’euro le responsabilità di tutte le difficoltà del Paese: quest’euro “germanocentrico” la cui salvezza avrebbe imposto agli italiani una cura di rigore ingiustificata ai suoi occhi. In ultimo ha deciso di delegittimare Monti, “un tecnico diventato un leaderino tra tanti altri”, ma l’eco diffusa dai media per ciascuna delle misure adottate dal Professore smentisce per il momento questa analisi.
Costretto ad aggiustare il tiro della sua strategia di giorno in giorno, alla fine gli resta solo la teoria del complotto per attirare l’attenzione su di sé e coalizzare i suoi sostenitori. Stando a lui, la sua caduta nel novembre del 2011 sarebbe frutto di una congiura di palazzo in cui Mario Monti e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per assecondare interessi stranieri, avrebbero cospirato contro di lui.
I due devono fare attenzione, perchè Berlusconi ha intenzione di istituire una “commissione d’inchiesta” che faccia luce sulle loro responsabilità in una vicenda che secondo lui ha tutte le apparenze di un tradimento. Il Cavaliere non lo ha ancora annunciato, ma sembra pronto ad aggiungere a questa prima lista i nomi di Mario Draghi, Presidente della BCE, José Manuel Barroso e chissà, forse un giorno, anche quelli di Barack Obama, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Tutti colpevoli di aver avuto delle riserve sulla politica da lui adottata all’epoca.
Un fuoco d’artificio al giorno
Così facendo, Berlusconi finge di dimenticare che la fine del suo regno era stata apertamente annunciata dagli scandali che hanno riguardato la sua vita pubblica e privata, dagli attacchi del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, a cui sarebbero bastati solo tre voti per far cadere il Cavaliere nel dicembre del 2010, e dalle sconfitte elettorali in occasione delle amministrative del maggio 2011, quando il PdL ha perso il feudo di Milano a vantaggio della sinistra. Un bel po’ di argomenti che avrebbero dovuto essere un campanello d’allarme sulla fragilità della sua posizione.
Nel suo fortino di Arcore, cittadina della cintura milanese in cui possiede una sontuosa dimora, il Cavaliere ha deciso di sparare un fuoco d’artificio al giorno senza neanche tentare di concedersi un pizzico di coerenza, spiluccando nei programmi altrui alla ricerca di ciò che possa sembrargli innovativo. Da qui la sua proposta di limitare a due il numero dei mandati per i parlamentari, copiata pari pari da Beppe Grillo, il più accanito dei suoi nemici.
A questa difficoltà tattica si aggiunge una situazione intricata dal punto di vista strategico. La Lega Nord, alleata storica da vent’anni, rifiuta ogni alleanza con lui. Compromesso dagli scandali legati al suo fondatore Umberto Bossi, il partito, ormai guidato dall’ex Ministro degli Interni Roberto Maroni, ha intenzione di rifarsi la verginità all’interno della propria base elettorale dell’Italia del nord, dove governa già in Piemonte e nel Veneto, e per questo motivo è pronto a sacrificare qualche poltrona a Roma presentandosi da solo alle elezioni. Siamo ad una svolta.
domenica 9 dicembre 2012
Caricatura
Di Sylvain Bourmeau
Pubblicato in Francia il 6 dicembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli
Gli svariati tira e molla dell’inverosimile spettacolo offerto dal UMP (Union pour la Majorité Presidentielle) e dei suoi due candidati, alla fine, ci aveva convinto che la Francia poteva vantarsi di annoverare nella sua Repubblica la destra più stupida del mondo.
Questo senza contare l’incredibile talento di eterno attore, ingenuamente preso sul serio da molti, quando per l'ennesima dichiarò di voler abbandonare definitivamente la scena. Come uno zombie in uno di quei film di serie B del genere fantastico-erotico degli anni '70 che sono (anche) parte del patrimonio cinematografico italiano, l'esilarante Silvio Berlusconi risorge dai morti.
Questo ritorno finale, probabilmente il più rischioso che abbia mai tentato, potrebbe paradossalmente essere il miglior servizio che possa rendere alla democrazia italiana, che da Primo ministro ha contribuito a minare per molti anni. Il gesto di Berlusconi e la micro crisi politica che solleva, provocando le dimissioni del Presidente del Consiglio, hanno opportunamente sottolineato il fatto che un governo di unità nazionale, ridicolamente composto da esperti presumibilmente senza ideologie politiche, può probabilmente condurre riforme tecniche finora ritenute impossibili, ma è comunque perfettamente in grado di risolvere la profonda crisi politica che ha paralizzato il paese per troppo tempo. Peggio: questa depoliticizzazione rivendicata ha contribuito all’aggravamento del problema. Se si tratta anche di quello della divisione sinistra-destra, il ritorno di Berlusconi potrebbe rivelarsi una buona notizia.
venerdì 7 dicembre 2012
Spaghetti Western: le primarie italiane in salsa populista
Western spaghetti: des primaires italiennes à la sauce UMP
DI Ariel Dumont
Pubblicato in Francia il 30 novembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli
Dall’altra parte delle Alpi, scorre sangue nell’arena del partito democratico che domenica al secondo turno delle primarie deve esprimersi tra i due candidati del partito in lizza. Parliamo di Pierluigi Bersani, segretario nazionale e veterano del partito e Matteo Renzi, sindaco di Firenze, quarantenne rampante che si considera il salvatore della sinistra italiana.
La posta in gioco di questo secondo turno è essenziale: chi vincerà rappresenterà le speranze della sinistra alle legislative, che si svolgeranno verso la metà di marzo, ritornando al potere con la presidenza del consiglio.
Ma a tre giorni dal calcio d’inizio del ballottaggio alle primarie, la situazione si è trasformata in dramma tra i due contendenti. Ieri i rappresentanti degli altri quattro candidati che si erano presentati al primo turno, Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e laura Puppato, hanno presentato un ricorso al “consiglio di sorveglianza” del PD contro Matteo Renzi.
Manipolazione politicaAlla base di questa decisione, l'acquisto di pagine pubblicitarie in otto giornali italiani da parte della fondazione "Big Bang" vicina a Matteo Renzi. Pagine per pubblicare un testo che invita gli italiani a registrarsi il più presto possibile nelle liste degli elettori del Partito Democratico necessarie per poter votare domenica alle primarie.
Secondo gli altri quattro candidati, la pubblicazione è da considerarsi come una violazione del codice deontologico, in quanto il testo non è stato approvato dall’organo responsabile per l'organizzazione delle primarie, oltre che come manipolazione politica. Per guadagnare terreno al primo turno, Pierluigi Bersani aveva solo 9 punti di vantaggio, il sindaco di Firenze avrebbe deciso di tirar fuori l'artiglieria pesante per mobilitare gli elettori, dicono i suoi avversari.
In attesa della risposta del Consiglio interpellato dai quattro candidati, la situazione diventa sempre animata tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. Dopo aver appreso che la Corte dei Conti si era rifiutato di approvare il bilancio del comune di Firenze, Matteo Renzi senza mezzi termini ha accusato il capo del suo partito di aver fatto pressioni sui membri della corte. Operazione, secondo le sue accuse, montata soprattutto per screditarlo agli occhi dei suoi elettori.
Inferno e cattive intenzioniPierluigi Bersani accusa il suo avversario "di voler scatenare l'inferno a tre giorni dalle primarie." Secondo il segretario del PD, il sindaco di Firenze ha predisposto una campagna di "bombardamento postale". La scheda di registrazione necessaria per votare alle primarie, è stata inviata a migliaia di utenti italiani, senza nemmeno conoscere la loro appartenenza politica. Unica certezza, il riquadro per stampare il modulo è stato inserito al centro della prima pagina di molti siti. Lo si trova persino in un sito di cucina!
Resta il fatto che questa vicenda rischia di far perdere molti punti al sindaco di Firenze. Nel corso degli ultimi giorni, diversi consiglieri hanno annunciato che sosterranno Pierluigi Bersani domenica prossima, anche se erano pronti a votare per il suo avversario, anche una settimana fa.
Il duello francese Fillon-Copé versione spaghetti westernGli italiani già disgustati dalla politica in generale, dopo gli scandali di corruzione che hanno colpito numerosi partiti con tutta la loro forza negli ultimi mesi, guardano questa battaglia tra leader e si pongono delle domande. E alcuni già affermano forte e chiaro che due uomini che si sbranano per il potere senza rendersi conto di quanto mettano in ridicolo tutto il partito, non hanno la stoffa adatta per governare il loro paese.
In questo contesto, domenica l’affluenza alle primarie, importante al primo turno, nel caso del ballottaggio potrebbe essere deludente. Fortunatamente per gli italiani questa remake versione spaghetti-western della interminabile guerra tra i candidati francesi Fillon Copé termina domenica.
DI Ariel Dumont
Pubblicato in Francia il 30 novembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli
Dall’altra parte delle Alpi, scorre sangue nell’arena del partito democratico che domenica al secondo turno delle primarie deve esprimersi tra i due candidati del partito in lizza. Parliamo di Pierluigi Bersani, segretario nazionale e veterano del partito e Matteo Renzi, sindaco di Firenze, quarantenne rampante che si considera il salvatore della sinistra italiana.
La posta in gioco di questo secondo turno è essenziale: chi vincerà rappresenterà le speranze della sinistra alle legislative, che si svolgeranno verso la metà di marzo, ritornando al potere con la presidenza del consiglio.
Ma a tre giorni dal calcio d’inizio del ballottaggio alle primarie, la situazione si è trasformata in dramma tra i due contendenti. Ieri i rappresentanti degli altri quattro candidati che si erano presentati al primo turno, Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Bruno Tabacci e laura Puppato, hanno presentato un ricorso al “consiglio di sorveglianza” del PD contro Matteo Renzi.
Manipolazione politicaAlla base di questa decisione, l'acquisto di pagine pubblicitarie in otto giornali italiani da parte della fondazione "Big Bang" vicina a Matteo Renzi. Pagine per pubblicare un testo che invita gli italiani a registrarsi il più presto possibile nelle liste degli elettori del Partito Democratico necessarie per poter votare domenica alle primarie.
Secondo gli altri quattro candidati, la pubblicazione è da considerarsi come una violazione del codice deontologico, in quanto il testo non è stato approvato dall’organo responsabile per l'organizzazione delle primarie, oltre che come manipolazione politica. Per guadagnare terreno al primo turno, Pierluigi Bersani aveva solo 9 punti di vantaggio, il sindaco di Firenze avrebbe deciso di tirar fuori l'artiglieria pesante per mobilitare gli elettori, dicono i suoi avversari.
In attesa della risposta del Consiglio interpellato dai quattro candidati, la situazione diventa sempre animata tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. Dopo aver appreso che la Corte dei Conti si era rifiutato di approvare il bilancio del comune di Firenze, Matteo Renzi senza mezzi termini ha accusato il capo del suo partito di aver fatto pressioni sui membri della corte. Operazione, secondo le sue accuse, montata soprattutto per screditarlo agli occhi dei suoi elettori.
Inferno e cattive intenzioniPierluigi Bersani accusa il suo avversario "di voler scatenare l'inferno a tre giorni dalle primarie." Secondo il segretario del PD, il sindaco di Firenze ha predisposto una campagna di "bombardamento postale". La scheda di registrazione necessaria per votare alle primarie, è stata inviata a migliaia di utenti italiani, senza nemmeno conoscere la loro appartenenza politica. Unica certezza, il riquadro per stampare il modulo è stato inserito al centro della prima pagina di molti siti. Lo si trova persino in un sito di cucina!
Resta il fatto che questa vicenda rischia di far perdere molti punti al sindaco di Firenze. Nel corso degli ultimi giorni, diversi consiglieri hanno annunciato che sosterranno Pierluigi Bersani domenica prossima, anche se erano pronti a votare per il suo avversario, anche una settimana fa.
Il duello francese Fillon-Copé versione spaghetti westernGli italiani già disgustati dalla politica in generale, dopo gli scandali di corruzione che hanno colpito numerosi partiti con tutta la loro forza negli ultimi mesi, guardano questa battaglia tra leader e si pongono delle domande. E alcuni già affermano forte e chiaro che due uomini che si sbranano per il potere senza rendersi conto di quanto mettano in ridicolo tutto il partito, non hanno la stoffa adatta per governare il loro paese.
In questo contesto, domenica l’affluenza alle primarie, importante al primo turno, nel caso del ballottaggio potrebbe essere deludente. Fortunatamente per gli italiani questa remake versione spaghetti-western della interminabile guerra tra i candidati francesi Fillon Copé termina domenica.
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