giovedì 13 settembre 2012

Un Europa senza tabacco?

Une Europe sans tabac est encore loin malgré les progrès

di Florian Tixier
Pubblicato in Francia il 9 settembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli


Cosa contiene una sigaretta
Il 5 settembre scorso, i tabaccai francesi hanno coperto con un lenzuolo bianco i loro distributori di sigarette, dando inizio all’'operazione denominata "tabaccai generici", con cui intendono mettere le mani avanti contro il governo che dovrebbe presentare entro la fine di settembre, il piano anti-fumo. Il piano prevede un aumento delle tasse sulle sigarette dell'ordine del 6% e forse anche sul tabacco sfuso. Ma il ministro della Salute, Marisol Touraine, aveva già dichiarato lo scorso luglio, su BFM-TV, di voler anche "battersi, soprattutto a livello europeo, per garantire l’avvio di una legislazione verso un pacchetto anonimo, vale a dire un pacchetto senza marchi, che non sia attraente, seducente ." La Commissione europea è sulla stessa lunghezza d'onda. L'esecutivo UE sta prendendo in considerazione l'imposizione di un pacchetto di sigarette "neutrale". Bruxelles si prepara per l'autunno con una proposta di revisione della normativa europea in materia di tabacco, invitando i paesi dell'Unione Europea a imporre pacchetti di sigarette anonimi.

L'esempio dell’AustraliaQuesti annunci spuntano a seguito di una decisione del tribunale australiano, che ha respinto un ricorso dei produttori di tabacco locali che contestavano la costituzionalità della legge che impone i pacchetti neutri, tutti dello stesso colore, senza marchio o logo, e recanti dei messaggi. La normativa australiana entrerà in vigore in questo paese nel mese di dicembre 2012.
In Francia, dall'aprile 2003, sui pacchetti di sigarette accanto ai soliti messaggi di avvertimento, come ad esempio "il fumo uccide", vengono stampate foto raccapriccianti che mettono in guardia i consumatori circa i rischi per la propria salute. In realtà, la Francia aveva semplicemente applicato una disposizione europea, con diversi anni di ritardo rispetto ai suoi vicini europei.


Giornata Mondiale contro il tabagismo
 I britannici tergiversanoIn Europa, il Regno Unito è stato un pioniere in questo ambito. Dal 1 ° ottobre 2008, gli inglesi hanno reso obbligatorie queste immagini sui loro pacchetti di sigarette come deterrente, invece dei soliti avvertimenti scritti. Dal momento che, le lobby anti-fumo sono molto potenti al di là della Manica, si prevede che i pacchetti saranno anonimi e tutti di colore marrone o bianco.
Il precedente governo laburista aveva approvato una legge che obbliga la vendita delle sigarette, solo nelle tabaccherie, come avviene in Francia. Senza mettere in discussione questa legge, i conservatori, oggi al potere, non hanno ritenuto necessario garantirne l'attuazione.
"Anche se il governo ha riconosciuto che la legislazione era necessaria, è difficile capire perché la sua attuazione sia stata ritardata," ha dichiarato sorpreso il professor John Britton, presidente della Tobacco Advisory Group.

In Belgio l’eleganza vince sulla pauraDai nostri vicini belgi, in cui la normativa è stata applicata già due anni fa, è stata diffusa una strategia che contrasta le immagini choc. Astucci cartonati adattati al formato dei pacchetti di sigarette e venduti per importi relativamente modesti (tra i 50 centesimi e 1 euro), che permettono ai fumatori di nascondere le immagini sgradevoli presenti sui normali pacchetti, personalizzando il proprio pacchetto con un tocco di umorismo. I creatori di questi sovra-pacchetti eludono la normativa UE, e negano di volersi arricchire a spese delle riforme speculando sulla faccenda. Il loro unico obiettivo: abbellire i pacchetti. Ma non sembra un po’ … fumoso?

Effetti relativi in SpagnaSono passati due anni da quando è diventato obbligatorio inserire su i pacchetti di sigarette spagnoli immagini che avvertono i fumatori dei rischi del fumo. Nel 2004, anche la Spagna ha accolto la convenzione-quadro dell’OMS, in cui dal 2008 è inserita una linea guida sull'uso di avvertenze con immagini, che dovrebbero essere più efficaci di quelli effettuate solo in base a messaggi scritti. Secondo un sondaggio del 2011 "Eurobarometro", il 26% degli europei ritiene che i messaggi utilizzati attualmente aiutino a smettere di fumare, e il 62% ritiene che l'aggiunta di foto sarà più efficace. Tuttavia, secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori delle Università di Granada e delle isole Baleari, che hanno analizzato l'effetto di queste foto sui fumatori, è stato rilevato che esse si sono dimostrate molto meno impattanti e alcune sono state considerate persino piacevoli (!). Delle 35 immagini usate in Spagna, solo 6 sono state valutate "positive" dal campione di intervistati.
Locali separati per fumatori e non fumatori in Austria

Misure ridotte?Finora, nessuna ricerca ha stabilito una correlazione tra l'aspetto delle immagini e un’eventuale riduzione del numero di fumatori. Bisogna dire che, più in generale, le politiche anti-fumo non hanno lo stesso grado di coercizione nei paesi europei. L'aumento del prezzo del tabacco sembra essere l'unica misura con un impatto reale sul consumo negli ultimi anni. Clienti e fornitori brontolano, ma le associazioni anti-fumo vi ravvedono ognuno il proprio tornaconto: meno fumatori per le prime, tasse più alte per l’altro.

Luoghi pubblici liberi dal fumoIn dodici paesi dell'UE, in genere è vietato fumare nei luoghi pubblici o sui posti di lavoro. In tre di loro - Irlanda, Regno Unito, Cipro - il divieto è assoluto e inderogabile. In altri - tra cui Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi - bar e ristoranti possono prevedere un locale separato e ventilato secondo norme più o meno severe (tali norme sono molto severe in Francia). Ma in altri quindici Stati - tra cui Germania, Austria, Belgio, Danimarca - il divieto è solo parziale.

Esistono ancora "paradisi per fumatori"?Così, in Germania, con l'eccezione della Baviera, ristoranti e bar possono dotarsi di aree fumatori. Anche in Austria le zone riservate ai fumatori sono comuni, come nei famosi caffè viennesi. Sul posto di lavoro, alcuni paesi sono abbastanza permissivi. In Danimarca, le stanze riservate ai fumatori sono previste soprattutto per chi lavora da solo. In Germania la normativa precisa soltanto che i datori di lavoro devono adottare misure per la protezione dei non fumatori.

Pacchetti di sigarette ... "illustrati"

Nessun effetto molto evidente di misure restrittive ...Risulta dal sondaggio Eurobarometro 2012, che nell'Unione Europea i fumatori sono aumentati del 28% in quindici anni. Erano il 29% nel 2009 e 32% nel 2006. Nel 2012, la Francia è esattamente nella media europea con il 28% dei fumatori. Essi sono solo il 26% in Germania che tuttavia è ancora più permissiva, ma in tre anni, il numero dei fumatori è diminuito molto di più in Francia che al di là del confine col Reno. I paesi in cui il tabagismo è più diffuso sono la Grecia (con il 40% dei fumatori), la Bulgaria (36%), l'Austria e la Spagna (33%). Il paese con il minor numero di fumatori in Europa è la Svezia (13%), in cui la normativa non è particolarmente rigorosa.

ma ... le tasse sul tabacco funzionanoMa, concludere che la normativa non ha effetto sul consumo, non è proprio esatto. Un ruolo importante, in aggiunta ai divieti, lo svolge il peso delle tasse. E’ evidente in Spagna, dove la tassazione è piuttosto bassa e dove i fumatori rappresentano un terzo della popolazione, mentre in Italia - dove la tassazione del tabacco è più onerosa - sono solo il 24%. L'Italia è anche il paese europeo in cui il tasso dei fumatori è diminuito di più in sei anni, con un calo di sette punti. Viceversa, in Austria che è molto permissiva nei divieti e dove le tasse sono piuttosto moderate, si è visto che la percentuale di fumatori è aumentata due punti dal 2006.

mercoledì 12 settembre 2012

L’Italia di Mario Monti sfida i luoghi comuni

L'Italie de Mario Monti défie les stéréotypes
di Pierre de Gasquet
Pubblicato in Francia il 3 settembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

All’inizio dell’estate, dopo Grecia e Spagna, anche l’Italia del “Professor” Monti sembrava sull’orlo di una crisi di nervi. Alla deriva nella recessione, invischiata nei propri problemi economici e di bilancio, con un debito pubblico che sfiora il 125% del PIL a fine 2012, l’Italia del dopo-Berlusconi ha rischiato a sua volta di arenarsi sulle rive devastate della zona euro. Colpita duramente dalla logica implacabile dello “spread”, il differenziale tra i tassi d’interesse tedeschi e italiani, che rincara il costo del credito. E tuttavia, anche se la fiducia degli investitori internazionali resta fragile, l’Italia di Mario Monti oggi lancia una sfida ai luoghi comuni.


“Abbiamo bisogno di una grande lezione di sincerità” ha dichiarato recentemente l’editorialista liberale Oscar Giannino. Nessuno lo mette in dubbio. Il guaio è che la sincerità non è mai stata il forte della classe politica italiana, almeno fino a poco tempo fa. La folle scommessa di Mario Monti consiste nel giocare questa carta in un periodo di profondo disordine. Come un Raymond Barre post-moderno, che non ha rivali nella sua politica di rigore, Monti è senza dubbio l’unico che può provarci. In quest’autunno ad alto rischio per la zona euro, egli è il simbolo di una forma di sobrietà riparatrice agli antipodi rispetto al populismo trionfante del suo predecessore.
Malgrado un tasso di disoccupazione tra i più alti dal 2004 (10,8%), un PIL in calo del 2,5% rispetto al secondo trimestre dello scorso anno e una sensibile riduzione dei consumi, l’ex Commissario europeo alla Concorrenza non ha esitato a imporre ai suoi concittadini una cura di austerità senza precedenti, basata su riforme strutturali e relativa solidità del sistema bancario italiano, al fine di rassicurare i mercati finanziari. Da tempo considerato un “tecnico puro”, Monti si è anche rivelato abile diplomatico mettendo in guardia la Germania contro la “disgregazione psicologica dell’Europa”, spingendo i suoi alleati della zona euro a superare le vecchie influenze dei parlamenti nazionali. La sua opportunità storica consiste nel creare un netto distacco da un decennio di deriva berlusconiana, che ha contribuito enormemente a danneggiare la credibilità di una classe politica italiana infognata nei suoi preziosismi e nelle sue dispute da parrocchia.


“Ci stiamo avvicinando alla fine della crisi, vediamo già la luce in fondo al tunnel” ha promesso Mario Monti al congresso annuale del movimento cattolico Comunione e Liberazione alla fine di agosto. A meno di un anno dalle elezioni legislative del 2013, alcuni lo considerano già un “novello De Gasperi”, uno dei padri fondatori dell’Europa e grande difensore dello spirito di riconciliazione. Il suo piano per rilanciare lo sviluppo e rimettere l’Italia in carreggiata dipende in gran parte dalla sua capacità di convincere i suoi alleati europei. Indubbiamente obiettivi ambiziosi, quelli del piano Monti, che però appare ancora vago sui mezzi che intende utilizzare per portarli a termine entro il 2013. Secondo il ministro dell’economia Vittorio Grilli, l’assoluta priorità rimane quella di ridurre in cinque anni il livello del debito pubblico italiano dal 123% al 100% del PIL, cioè una riduzione di 4 punti all’anno circa. Oltre alle misure strutturali, il piano Monti prevede l’attuazione, a partire dai prossimi mesi, di un programma di cessione di partecipazioni statali (su immobili e titoli di stato) con l’eccezione dei “pezzi grossi nazionali” ENI, Enel e Finmeccanica.
Di pari passo il governo italiano intende intensificare gli sforzi nella lotta all’evasione fiscale, moltiplicando i controlli e dando la caccia alle “cattive abitudini” che hanno pesato grandemente sul deficit statale. Il governo punta anche su una riduzione “strutturale” della spesa pubblica grazie a una “ridefinizione globale dell’assetto della pubblica amministrazione”. Da questo mese le parti sociali dovranno prendere in considerazione un piano di riduzione di 24 000 posti di lavoro nel settore pubblico, uno sforzo relativamente modesto se confrontato con i 3,3 milioni di funzionari statali della Penisola.



Per la classe media italiana la medicina è già sufficientemente amara. E non è detto che restituirà fiducia duratura agli investitori internazionali che hanno già enormemente ridotto i loro acquisti dei titoli di stato italiani. Sicuramente l’Italia non ha conosciuto l’impatto disastroso della bolla immobiliare spagnola, e la situazione delle finanze pubbliche qui è meno preoccupante, con un disavanzo primario (esclusi gli interessi) decisamente più basso degli altri Paesi del sud Europa. Ma, come fanno notare alcuni economisti, il crollo del PIL italiano nel terzo trimestre (-0,7% rispetto al trimestre precedente) è molto più evidente di quello spagnolo (+0,4%). E la riduzione dei consumi interni, il calo dell’8% della produzione industriale in un anno e l’alto tasso di mortalità delle aziende (20%) restano comunque segnali inquietanti. Secondo l’economista Francesco Boccia, il rischio è che il piano Grilli si riveli alla fine soltanto un “piano Tremonti bis”, e che non riesca a risolvere la questione cruciale della riforma fiscale e della ridistribuzione dei redditi.
“L’Italia è tra i Paesi più virtuosi del mondo e dell’Europa, e non ha affatto bisogno di aiuto per ridurre il suo deficit” ha assicurato recentemente il Ministro per l’Economia Vittorio Grilli. Avrebbe solo bisogno di “un po’ di tranquillità da parte dei mercati finanziari”. La difficoltà per Mario Monti, che farà di tutto per evitare un altro referendum sull’Europa voluto dalla lega Nord e da una fetta della sinistra italiana, resta ancora quella di rafforzare la fiducia dei Paesi esteri senza alienarsi quella dei suoi concittadini, finora poco abituati allo spirito di sacrificio. Non è una vittoria scontata.


giovedì 6 settembre 2012

Il dopo Monti

L'après-Monti

di Marcelle Padovani
Pubblicato in Francia il 28 agosto 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero



“Super Mario” è riuscito a riportare credibilità economica e politica alla Penisola, ma oggi si ritrova più debole.
E’ iniziato il dopo Monti, anche se “Super Mario” è ormai quasi sicuro di arrivare al termine “naturale” di questa legislatura, nella primavera del 2013, visto che la “strana maggioranza” [in italiano nel testo, N.d.T.] che lo appoggia dal novembre 2012 ormai è agli sgoccioli. E questo nonostante il fatto che l’Italia, grazie ai sacrifici accettati dai suoi cittadini, sembri sul punto di uscire dai tempi bui: il mese d’agosto si è concluso senza che il maledetto “spread” tra i buoni del tesoro italiani e tedeschi abbia raggiunto livelli stratosferici, che avrebbero rischiato di trascinare il paese in una situazione “greca” o anche soltanto “spagnola”.
Lo “spread” estivo ha superato solo in qualche raro caso i 430 punti. Quindi possiamo affermare che la credibilità italiana sui mercati finanziari e sulle piazze politiche, in Europa e nelle Americhe, è certamente aumentata di molto grazie a “Super Mario”, alle sue relazioni internazionali, alla sua personalità del tutto in antitesi a quella del “buffone” Berlusconi, che faceva ridere i ministri di tutto il mondo.


Berlusconi a  Miss Italia
DisaccordiIl dopo Monti è iniziato quando il prestigioso “Professore” della Bocconi non è più riuscito a mettere d’accordo i berlusconiani, i centristi e la sinistra, per esempio al momento di votare la legge anti-corruzione e la nuova legge elettorale. La legge anti-corruzione è ostacolata dal rifiuto degli eredi di Berlusconi di dare il proprio assenso a misure atte a rendere più trasparenti le operazioni finanziarie, e al mancato accordo con le altre forze politiche sulla moneta di scambio che i berlusconiani propongno per votare la legge: un blocco quasi totale delle intercettazioni telefoniche e l’introduzione della responsabilità penale dei magistrati.
Misure che né la destra né il centro possono accettare. Sulla legge elettorale che dovrebbe superare le assurdità del regime in vigore (che assegna più del 50% dei seggi alla coalizione partitica vincente anche nel caso in cui ottenesse solo il 20% dei voti complessivi), l’ostacolo consiste nel rifiuto dei berlusconiani di riconoscere il 15% dei seggi supplementari al partito che ottiene più voti: allo stato attuale delle cose e secondo i recenti sondaggi, questa misura favorirebbe il Partito Democratico, permettendogli senza dubbio di salire al governo.


“Ritorna Silvio”Quindi l’Italia è già immersa nel clima elettorale, con largo anticipo rispetto alle scadenze, mentre i candidati ufficiali alla carica di Primo Ministro non sono ancora stati designati. Né a destra né a sinistra. A sinistra si attende l’esito delle primarie, in cui si affronteranno i candidati: si sa già che il segretario generale del PD Pierluigi Bersani sarà il candidato naturale della sinistra, mentre lo sfidante Matteo Renzi, sindaco di Firenze, lo sfiderà sul tema del “ricambio generazionale”. Bersani ha 57 anni, Renzi 40 e non ha ancora rivestito funzioni di rilievo nel partito. E’ questo il principale vantaggio della sua candidatura. Renzi si prepara a fare il tour delle 108 provincie italiane su un camper, per fare campagna elettorale.
A destra non c’è ancora chiarezza sulla discesa o meno di Silvio Berlusconi in campo. Spuntano strani movimenti o organizzazioni che reclamano a gran voce il ritorno del Cavaliere. Anche in spiaggia a Rimini le vacanze degli italiani sono state disturbate da volantini fatti piovere dal cielo, su cui era scritto: “Torna Silvio” [in italiano nel testo, N.d.T.]. Ma al momento i sondaggi danno risultati piuttosto catastrofici se Sua Emittenza ritornasse in campo, tanto che l’annuncio di una sua eventuale candidatura è stato rinviato sine die.

Berlusconi può essere felice. Riparte la stagione dei topless!

Un matrimonio con una signora rispettabile?Sappiamo che Berlusconi si sta preparando nella sua villa in Sardegna, fa jogging per perdere quella dozzina di chili che ha messo su dopo le sue dimissioni dello scorso 12 novembre. Sappiamo anche che farà una crociera elettorale gettando l’ancora nei grandi porti della Penisola. I suoi fans sostengono anche che, per sembrare più credibile sulla scena politica, meno segnato da storie di minorenni e giovani prostitute, abbia in mente di annunciare un matrimonio o un fidanzamento ufficiale con una signora rispettabile.
In ogni caso, questi preparativi e queste incertezze confermano la precaria situazione di Mario Monti, che ha dato inizio al suo tour europeo alla ricerca della sua ultima possibilità, partendo da Angela Merkel e François Hollande, che verrà a Roma il 4 settembre. Negli ambienti a lui vicini, girano voci preoccupate sulla recente riconciliazione franco-tedesca e sulla creazione di un “gruppo di lavoro” destinato a superare la crisi politica europea. L’esecutivo italiano, che aveva puntato tutto sul nuovo presidente francese, si chiede se il peso del passato e della storia non possano portare alla ricostruzione del vecchio fronte dell’”Europa del Nord “. Con, in prospettiva, un Italia che paga a caro prezzo questa situazione.
 "Baciamo le mani" di Bruno Vespa a Berlusconi

lunedì 3 settembre 2012

In Italia una prestigiosa biblioteca chiude per mancanza di fondi

Italie: disparition d'une prestigieuse bibliothèque philosophique pour cause de crise

Pubblicato in Francia il 23 agosto 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero
Pubblicato anche su Scoop.it



A Napoli, una prestigiosa biblioteca che raccoglie opere filosofiche provenienti da tutta Europa è stata chiusa, come ha annunciato il suo fondatore giovedì scorso all’AFP, a causa dei tagli alle risorse destinate alla cultura legati alla crisi in Italia. I 300 000 volumi dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, tra cui alcune edizioni originali delle opere dei grandi pensatori Benedetto Croce e Giordano Bruno, nati nel napoletano, stanno per essere trasferite in un magazzino. L’Istituto non è più in grado di sostenere le spese d’affitto dei locali dove le opere erano esposte e messe a disposizione dei ricercatori universitari.
Gerardo Marotta, 85 anni, fondatore della biblioteca e lui stesso filosofo, in gioventù ha collaborato con Croce e ha iniziato a collezionare libri negli anni ’50 durante i suoi viaggi in Europa. La chiusura della biblioteca secondo lui è il sintomo di un declino generalizzato degli studi filosofici e della cultura in Europa. “Era la più bella biblioteca privata d’Europa, a cui ci siamo dedicati per più di 40 anni” ha spiegato Marotta, sottolineando che l’unica istituzione paragonabile in Europa è il Warburg Institute a Londra.



Secondo Marotta, il Ministero dell’Istruzione nel 2010 ha revocato completamente una sovvenzione che all’epoca era di 3 milioni di euro annui. Nonostante ripetute richieste di sostegno, “il governo (attuale) ha completamente ignorato il nostro progetto” ha dichiarato con rammarico Marotta. Un progetto che prevede la dislocazione dell’Istituto e delle sue preziose opere in un edificio acquistato dalla Regione giace in attesa di esame a causa di cavilli giudiziari. Nell’ultimo periodo, Marotta ha venduto tutti i suoi averi e ha anche contratto alcuni mutui per pagare l’affitto di tutti e 14 i locali che ospitano i 300 000 volumi.
“Per non farli finire per strada li stiamo trasferendo tutti in un magazzino fuori città” ha spiegato Antonio Gargano, segretario generale dell’Istituto. Un barlume di speranza arriva dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, colpito da questa situazione. “Creare una biblioteca che possa accogliere i preziosi volumi dell’Istituto deve essere una priorità non soltanto a livello locale ma nazionale, poiché questa rappresenta una parte del nostro patrimonio culturale e storico” ha dichiarato.


venerdì 24 agosto 2012

Trasmissioni italiane clandestine contro l’invasione sovietica

Août 1968: des émissions italiennes clandestines contre l’invasion soviétique
di Jaroslava Gissübelova
Pubblicato nella Repubblica Ceca il 22 agosto 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

Un capitolo meno noto della storia ceca: il ruolo svolto dalle trasmissioni clandestine in lingua ceca, Oggi in Italia, durante l’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del patto di Varsavia 44 anni fa, il 21 agosto 1968.
Sede di Oggi in Italia

Oggi in Italia, che aveva iniziato a trasmettere clandestinamente da Praga verso la penisola italica nel 1951 come strumento di propaganda comunista, nell’agosto del 1968 si scaglia contro l’occupazione sovietica. Mentre la maggior parte delle emittenti radiofoniche del paese era stata censurata, e la popolazione privata del diritto all’informazione, l’emittente clandestina italiana metteva a disposizione dei giornalisti cecoslovacchi le sue frequenze.
Dopo la chiusura degli studi, l’unica emittente che continuerà a trasmettere, ben nascosta in una villa di proprietà di una famiglia comunista a Nusle, nel 4° distretto di Praga, fu quella di Oggi in Italia. Grazie ai tecnici e a un’impiegata delle trasmissioni internazionali della radio ceca, si stabilì che quella emittente si sarebbe messa a disposizione dei giornalisti cecoslovacchi. Da quel giorno Oggi in Italia fu l’unica radio a trasmettere in ceco, mentre tutte le altre radio erano state oscurate. Secondo lo storico Oldrich Tuma, dell’istituto di storia moderna, il ruolo dei media, tra cui in primo luogo la radio come fonte d’informazione immediata sull’evoluzione della situazione del paese, ha rivestito un’enorme importanza.

Ingresso dei carri armati sovietici a Praga

Accanto alle trasmissioni dei giornalisti cechi, I redattori italiani hanno continuato a informare su ciò che accadeva a Praga.
Oggi in Italia nacque alla fine del 1950, su iniziativa del partito comunista italiano che non avendo potuto avere accesso ai media del servizio pubblico in occasione delle elezioni organizzate due anni prima, decise di mettersi in proprio. Oldrich Tuma racconta:

“Dopo il 1948, la Cecoslovacchia era diventata terra d’asilo preferita da un certo numero di comunisti e membri di altri partiti di sinistra, in particolare provenienti dall’Europa occidentale. C’erano greci, italiani, francesi, ma anche yugoslavi, che si opponevano al regime di Tito dopo la rottura tra l’Unione Sovietica e la Yugoslavia”.
Berlinguer al congresso del PCI

I primi giornalisti di Oggi in Italia erano partigiani italiani che avevano trovato rifugio in Cecoslovacchia dopo la guerra. Negli archivi dell’Istituto per lo studio dei regimi totalitari viene citato tra i collaboratori delle trasmissioni clandestine italiane anche un ceco: Vladimir Tosek, futuro giornalista televisivo, ma anche agente del contro spionaggio della Stb costretto a collaborare per via delle sue attività in esilio a Londra durante la guerra.
Bisogna aggiungere che le trasmissioni clandestine di Oggi in Italia sono state mandate in onda da Praga per venti anni, dal 1951 al1971. L’indirizzo ufficiale della radio era a Berlino. Le autorità cecoslovacche fingevano di ignorare la sua esistenza. Nel 1958 l’Italia minacciò il congelamento delle relazioni diplomatiche con la Cecoslovacchia e il blocco delle importazioni dal paese oltre che l’interruzione del rilascio dei visti, in considerazione del perdurare della situazione. All’inizio degli anni ’60, si ottenne un certo disgelo politico. Il segretario generale del partito comunista italiano Luigi Longo venne a Praga per esprimere la sua solidarietà alla nuova dirigenza del partito comunista ceco guidato da Alexander Dubcek. Ma quando Dubcek fu rimosso dal suo incarico, anche Oggi in Italia ha smesso di trasmettere sul territorio cecoslovacco. Il motivo reale e ufficiale della chiusura dell’emittente fu l’intervista mandata in onda nel 1971 del nuovo segretario del partito comunista italiano Enrico Berlinguer, in cui condannava la politica di Mosca e il processo di normalizzazione in Cecoslovacchia.

giovedì 23 agosto 2012

La fine dell’euro è nell’aria


La fin de l'euro entre dans les esprits

di Jean-Marc Vittori
Pubblicato in Francia il 20 agosto 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

Prepariamoci alla fine dell’euro. Cinque anni fa solo a un fantasista o a un estremista poteva venire in mente un’idea del genere. Poi è arrivata la crisi, il terremoto greco e le sue scosse di assestamento, arrivate fino in Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia e che hanno scosso anche la Francia. Il primo rimedio proposto contro i disastrosi effetti di questo terremoto è stato quello di espellere gli alunni indisciplinati dalla zona euro. La cancelliera Angela Merkel, lo annunciava già dalla primavera del 2010, le hanno fatto eco la settimana scorsa i ministri austriaci e, a sentir loro, la pista sarebbe stata presa in esame dai governi europei.
La seconda soluzione, la più radicale, non riguarda un paese soltanto o qualche paese, ma proprio tutta la zona euro, che è scoppiata. Questa soluzione è stata proposta inizialmente da guru, esperti e cassandre. Dalla scorsa estate, durante la quale la Spagna e l’Italia sono state attaccate sui mercati finanziari, questa frammentazione è diventata un’ipotesi di lavoro. Prima nel settore privato, nella private banking e nei comitati di amministrazione delle grandi aziende, e poi nel settore pubblico. Il Ministro degli esteri finlandese Erkki Tuomioja, ha vuotato il sacco la settimana scorsa, spiegando che il suo governo era già pronto a questa eventualità. La cosa certa è che i finlandesi, che sono stati i primi ad accogliere con orgoglio l’avvento dell’euro, sono oggi tra i più delusi e lo hanno fatto sapere a gran voce con il loro voto.

Questo lento cambiamento di opinione, in cui ciò che era inimmaginabile è diventato concepibile se non addirittura probabile, mina profondamente la moneta unica. Credere alla fine dell’euro fa presagire la fine della credibilità dell’euro, poiché il denaro non è un costrutto umano come altri. Esso si basa principalmente sulla fiducia e soprattutto per quel che riguarda l’euro, piuttosto che il dollaro, lo yen, la sterlina o il franco svizzero, dato che l’euro è la prima grande moneta creata senza alcun fondamento materiale come l’oro o l’argento.
Con il meccanismo infernale di un’unione monetaria senza un’unione fiscale, i governi europei si sono arenati in una pericolosa alternativa. Di fronte ad una crisi, che questo meccanismo non consente di affrontare, non prepararsi alla fine dell’euro significherebbe dimostrare di essere incoerenti se non incoscienti. Prepararsi alla fine dell’euro aumenta la probabilità di realizzazione di questo evento distruttivo, agevolandolo in tutta una serie di decisioni di aspetto tecnico.
Nel secolo scorso, gli Europei hanno avuto a che fare due volte con un dilemma simile: prepararsi per la Guerra o meno. Sappiamo com’è andata a finire. Da allora si suppone che abbiamo imparato.

Campania Felix

En Campanie, les anciens ont leur place dans la vie sociale
In Campania, le persone anziane hanno un loro ruolo preciso nella vita sociale
di Anne le Nir
Pubblicato in Francia il 22 agosto 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli


In questa regione disagiata dell’Italia meridionale, i legami familiari consentono una buona assistenza alle persone più anziane. Il tasso di suicidi è molto ridotto. Secondo le cifre dell’OMS, è in Campania che si registra la percentuale di suicidi più bassa in Italia, il 2.6 % su 100.000 abitanti contro il 9.8 nel Friuli, regione del nord est in cui il numero dei suicidi è il più elevato.
Quindi la Campania è una delle regioni più povere della penisola ma con un numero altissimo di persone anziane. Il dottor Enzo Spatuzzi, 57 anni, psichiatra presso una clinica di Napoli e segretario dell’Associazione italiana dei medici psichiatrici, l’Apsimed, raccomanda cautela di fronte a queste statistiche. «In Campania il suicidio è visto come un tabù, per motivi religiosi e culturali”.
A volte è proprio la famiglia che chiede al medico di nascondere un suicidio e dichiarare il decesso per crisi cardiaca. Tuttavia i suicidi di persone molto anziane, che siano uomini o donne, sono comunque molto meno frequenti che in altre regioni. Secondo il medico, questo si spiegherebbe con diversi fattori. “La dieta mediterranea, a base di verdura, frutta e olio d’oliva, stimola l’azione dei neurotrasmettitori e può ritardare il declino cognitivo. Occorre anche far rilevare che i napoletani, a causa della loro storia segnata da varie dominazioni, hanno una forte capacità di adattamento alle difficoltà della vita”.


Anche a 99 anni la gente si ritiene utile
In particolare, i campani di una certa età non vivono da soli. “Noi la chiamiamo l’economia solidale del vicolo [in italiano nell’articolo ndt]”. C’è la famiglia e la famiglia allargata, ossia i vicini di quartiere, con una effettiva vita sociale. E’ così che gli anziani, anche se hanno 99 anni, si sentono utili. “A Napoli non si emarginano gli anziani, anzi sono rispettati” dice il dott. Spatuzzi. In Campania, come in altre regioni del sud, la vecchiaia, e le malattie che ne derivano sono vissute come un fenomeno naturale che non deve richiedere l’uso esagerato delle medicine, ma attenzione e buon umore.
Anche il medico di famiglia svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione dei suicidi, “soprattutto negli uomini molto anziani, o che si sentono tali, anche se hanno solo 70 anni. Si vergognano, hanno difficoltà a rivelare le loro sofferenze psichiche”, spiega il dottore. Un paziente depresso dice: ” Ho mal di schiena, mi fa male il fegato”. Tocca al medico saper individuare un eventuale disagio. “Occorre sempre fare dei controlli medici, se si desidera prevenire con successo i casi di suicidio. Per esempio invitando gli anziani a farsi controllare regolarmente la pressione arteriosa”, dice Vincenzo Spatuzzi. Ma la migliore prevenzione, secondo lui, è mantenere le relazioni affettive, familiari e sociali, che a Napoli, dove il dottore esercita da trent’anni, sono fortemente supportate dalle associazioni cattoliche.