martedì 16 ottobre 2012

Filantropia e pornografia


Sauver des pandas en regardant des films X

di Edouard Dropsy
Pubblicato in Francia il 1 ottobre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia dall'Estero



Due italiani provano a lanciare una piattaforma di video pornografici la cui pubblicità contribuirà a finanziare progetti filantropici.
Il sesso può salvare l'Amazzonia. È questa la premessa di due imprenditori italiani, Riccardo Zilli e Marco Annoni. Il primo urbanista e il secondo dottore di ricerca in filosofia, propongono di utilizzare i ricavi pubblicitari legati alla pornografia su Internet, che secondo loro ammontano ad almeno 100 miliardi di dollari all'anno, per finanziare progetti filantropici. "Se guadagnassimo anche solo l'1% di ciò che produce la pornografia, v‘immaginate la quantità d’iniziative che potrebbero essere finanziate con un 1 miliardo di dollari?" è la domanda che lanciano sul sito Youphil.
Il principio? Come su piattaforme video come YouTube o Dailymotion, gli utenti possono caricare, visualizzare e condividere contenuti, di natura pornografica. Nel momento in cui caricano un video, i membri della comunità Come4, dal nome del progetto, dovranno scegliere un progetto di "beneficenza", come la protezione dei panda o lo sviluppo dell’accesso all'acqua potabile. I ricavi pubblicitari generati dal numero delle visioni del video saranno devoluti direttamente all'organizzazione prescelta. La prima fondazione che ha aderito è Asta Philpot, un'organizzazione britannica che promuove la sessualità delle persone disabili e che ha dato vita al film Hasta la vista.

Etica e pornografiaPer realizzare il loro progetto, i due imprenditori stanno facendo ricorso al “crowdfunding”, il finanziamento di progetti da parte degli utenti Internet, attraverso il sito web Ulule. Come4 viene qui definita come "sito che tratta di pornografia e etica". Restano 41 giorni ai due imprenditori per trovare i 7.600 euro rimanenti, sui complessivi 10.000 necessari per sviluppare il loro progetto. Definendo il loro sito web come "un progetto senza scopo di lucro", Marco e Riccardo spiegano che una piccola percentuale del denaro proveniente dalla pubblicità sarà utilizzata per la manutenzione del sito. Loro stessi non ci guadagneranno nulla.
Per dimostrare che hanno a cuore il benessere virtuale dei propri utenti, Riccardo e Marco si sono assunti numerosi impegni: la trasparenza finanziaria delle entrate e la loro destinazione, il rifiuto di creare un database e inviare spam, proporre contenuti eticamente corretti, che escluderanno zoofilia, pedofilia e necrofilia e assicurano che tutti i video saranno filtrati prima della loro pubblicazione.
Intervistati sull'argomento, i due soci dicono di credere nella compatibilità tra etica e pornografia. Nel loro video promozionale, insistono sul fatto che dobbiamo "rivedere le critiche tra Internet e la sessualità". Come filosofi, citano Woody Allen: "Il sesso senza amore è un'esperienza priva di significato, ma di tutte le esperienze senza senso, è una delle migliori."

Guardate l’Italia francesi, e tremate


Regardez l'Italie, tremblez pour la France

di Laurent Lafont
Pubblicato in Francia il 3 ottobre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

La Francia, che prima o poi sarà presa di mira dai mercati finanziari per la sua incapacità di contenere i propri conti, dovrà decidersi a seguire il percorso avviato dall'Italia.



Pochi giorni fa, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha fornito un aggiornamento sullo stato di avanzamento delle riforme strutturali avviate in Italia. L'istituzione in realtà ha dato la propria approvazione al governo Monti, ricordando al paese che la trasformazione in corso e la messa in atto degli sforzi richiedono costanza.
Tra le righe, però l'OCSE è preoccupata che l'Italia possa mettere un termine ai propri sforzi nel 2013, quando il Presidente del Consiglio lascerà l’incarico. Il ritorno della politica fa paura, così come la possibilità che l'amministrazione decida di bloccare ogni passo in avanti già fatto. Secondo il quotidiano Il Sole 24 Ore, quasi 350 dei 400 testi adottati dal Parlamento, da quanto l’ex commissario europeo è al posto di comando, non hanno ancora ricevuto le autorizzazioni amministrative necessarie per la loro attuazione.
Tra l’altro la riforma del lavoro, che mira a ridurre il divario tra lavoro precario e impiego tutelato, viene percepita molto male da parte dei sindacati e della classe politica, ancora molto conservatrice. Proprio in questo periodo, alcuni gruppi stanno cercando di organizzare un referendum sull’abrogazione della legge in questione. Questo imbroglio italiano dovrebbe farci riflettere sul futuro della Francia nel breve e medio termine.
Jean Marc Ayrault
Attualmente, il nostro paese gode ancora di bassi tassi di interesse che consentono di contenere la crescita del debito. Ma come giustamente dice Nicolas Baverez [membro del comitato di etica imprenditoriale della Confindustria francese, NdT], "i mercati trattano la Francia come una piccola Germania, mentre [in realtà] è un’Italia in grande". A partire dall'anno prossimo, la Francia diventerà il primo stato emettitore di debito all’interno dell’Unione Europea, togliendo all’Italia una corona, che in realtà sembra più un cappello d’asino. Nelle prossime settimane, la crescita francese risulterà al di sotto delle stime di bilancio. Ciò richiederà di trovare nuove entrate (ma come potremmo aumentare ulteriormente la pressione [fiscale]?) o di incidere sulle spese dello Stato. Vedendo la popolarità del governo Ayrault sciogliersi come neve al sole, la sua capacità di attuare riforme in contrasto con la sua ideologia e respinte parecchie volte può essere messa in discussione. Se lo sostituisce un "Monti", come reagiranno i nostri sindacati, la nostra amministrazione e i nostri politici? Riformare l’Italia è difficile. Riformare la Francia potrebbe esserlo ancora di più.

giovedì 11 ottobre 2012

Il business dei siti per incontri

Pubblicato in Francia l'8 ottobre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli
Un fenomeno è globale, partito ovviamente dagli Stati Uniti, ma che ha colpito anche l'Europa nei primi anni 2000. Attualmente il mercato degli incontri online supera più di 500 milioni di euro di fatturato nonostante la crisi economica. In effetti, il 30% dei single europei considera Internet un sistema promettente per incontrare qualcuno e il 54% di loro ha già sperimentato i siti di "dating" (incontro in lingua inglese).

I Nordamericani sono più forti degli Europei
Se i siti europei sono frequentati, incontrano ancora difficoltà rispetto ai giganti del Nord America. Il francese Meetic, leader in Francia, Italia e Spagna, che nel corso del 2009 aveva acquistato la filiale europea di Match, è stato venduto lo scorso anno allo stesso americano Match.com .
I siti tedeschi sono i più frequentati, come FriendScout24, leader nella regione Renana, o Parship che si è creato un mercato di nicchia, mettendo in contatto le persone per affinità, basandosi su un questionario molto completo. Il leader nel mercato del Regno Unito comunque è il canadese "Plentyoffish" ("pieno di pesci", sottinteso da pescare) e negli Stati Uniti spicca "adultfriendfinder" che domina alcuni mercati europei come il Belgio o l'Olanda.

Obiettivi sempre più precisi
L'offerta in materia d’incontri tende a essere segmentata e le ricerche sono sempre più mirate alle affinità. Chiaramente, ci si rivolge verso siti dedicati a chi condivide la stessa origine geografica o religione. Ad esempio, in Francia, il sito mon.bled.com  si rivolge ai nord-africani in cerca di anima gemella. Le "tribù" però sono molto numerose e si cerca di incontrare persone che votano come te, che sono appassionate di calcio o di prodotti bio.
C'è anche un intero business che circonda il mercato degli incontri. Si moltiplicano i servizi connessi, come blog di consigli e forum di discussione con esperti o sessioni tenute da personal trainer. Inoltre, coloro frequentano i siti d’incontri devono essere certi della riservatezza dei propri post. Da qui lo sviluppo di procedure di sicurezza dei dati, per contrastare le pratiche senza scrupoli di alcuni utenti o operatori. Si assiste anche la proliferazione di codici etici.

Gli olandesi felici, i norvegesi fiduciosi
Se crede a uno studio del sito Parship, i cui dieci milioni di membri provengono da 14 paesi diversi, gli olandesi sono i single più felici in Europa, dove, si ritengono soddisfatti della propria situazione solo il 46% dei "single". Al contrario, gli inglesi e i tedeschi sembrano essere i più frustrati. Ma, attenzione, le ragazze non sposate si ritengono più soddisfatte degli uomini. Con l'eccezione della Spagna.
Quanto ai norvegesi, sono i più fiduciosi, dato che, il 46% dei single sono sicuri di trovare la loro metà entro due anni. Al contrario, solo il 18% dei britannici ha questa speranza. Si tratta probabilmente di una questione di fiducia, visto che, quasi un terzo dei non sposati inglesi non si sentono abbastanza belli da poter sedurre!
Classifica 2011 dei siti per incontri

L’aspetto fisico continua ad avere la sua importanza
In Austria e in Germania, i single maschi sognano una compagna di cinque o sei anni più giovane di loro, e tengono in gran considerazione l’aspetto fisico. Quanto alle donne, sono solo le inglesi che non danno grande importanza alla bellezza, solo il 12%  adotta questo criterio contro il 31% in media. Mentre i francesi, gli spagnoli e gli italiani si dicono molto esigenti in fatto di bellezza! Per contro i tedeschi danno importanza soprattutto all'onestà e all'etica ... Per quanto riguarda il ruolo della donna, i campioni di emancipazione femminile sono gli scandinavi: i siti d’incontri gratuiti per le ragazze che hanno cercato di stabilirsi nel paese sono stati un flop, laggiù questo tipo di discriminazione è un insulto! Lo studio rileva inoltre che gli irlandesi, inglesi, svizzeri e anche i francese hanno mantenuto una visione tradizionale del ruolo della donna nel matrimonio.

"Parlami un po' di te" - "Ho riassunto la mia vita su un blog, eccoti il link!" - "Sono proprio curiosa di leggerlo" - "(due ore più tardi) Che strano non è più online e non riesco a contattarla ..."

I soldi non sono un problema
La questione della situazione finanziaria del partner che si cerca non è affatto essenziale nei Paesi Bassi, Germania e Irlanda, dove le qualità più apprezzate sono l’umorismo e la socialità. Tuttavia, gli italiani o le italiane sembrano molto più materialisti. Per quanto riguarda la Danimarca, sono proprio degli avventurieri, poiché il 37% dei single sono pronti a lasciare la famiglia, la casa, gli amici, per unirsi con l’anima gemella.
In tutta Europa, la maggior parte dei single cerca una relazione stabile, gli irlandesi sono di gran lunga i più "dipendenti" dal matrimonio. Al contrario, un terzo degli uomini italiani ammette di cercare un semplice flirt ...
Sono in Austria, Germania e Irlanda i single che dicono di aver vissuto le più lunghe relazioni. Questo non è il caso della Francia, dove il 35% dei single dice di non aver mai avuto una storia seria.

lunedì 8 ottobre 2012

Mario Monti, bis repetita?

Monti bis

di Marcelle Padovani
Pubblicato in Francia il 4 ottobre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

Il premier tecnico ha dichiarato di essere disponibile a un secondo mandato. Una prospettiva che piace molto ai centristi italiani.


Paradossi della politica italiana: si parla con un’inaspettata passione del "post-Monti", mentre il premier sembra essere ben ancorato a Palazzo Chigi. E se ne parla come di un "Monti bis", anche se le elezioni si terranno solo a fine a marzo o inizio aprile. Non solo, se ne parla anche come di un nuovo futuro “governo tecnico", mentre nessuno sa se dalle urne emergerà una chiara maggioranza, o se ci sarà la possibilità che emerga un leader incontestato, membro di un partito politico che non sarà sostenuto da una netta maggioranza..
Anche se ci siamo ormai abituati al "machiavellismo" della penisola, la situazione lascia un po’ sconcertati. Tecnico elegante, ben noto negli ambienti internazionali come esimio docente di economia europeo, Monti ha preso il controllo della nave italiana poco prima che andasse a sfracellarsi sugli scogli della crisi finanziaria, della crisi della liquidità e della crisi totale della sua credibilità internazionale.
E’ subentrato al governo dopo due decenni di Berlusconi e della sua filosofia spensierata che fino a solo un anno fa faceva dire al Cavaliere: "Crisi? Ma quale crisi? Non si trova un posto libero sugli aerei e i ristoranti sono sempre pieni. "Meno di un mese dopo, costui finisce diritto nella pattumiera della storia.


Centristi escaLe speculazioni sul "dopo Monti" e sul "Monti bis" sono iniziate venerdì scorso, quando "super Mario", in visita a New York, ha manifestato la sua volontà di continuare a servire l'interesse pubblico, "se ve ne fosse bisogno". La dichiarazione serve a rassicurare i mercati, così come le ambasciate europee, non vi è ombra di dubbio. L'idea è di far capire loro che la sua politica esemplare di rigore, la sua caccia agli evasori fiscali e la lotta contro la corruzione, a capo dello “strano governo” fatto da soli tecnici non verrà sepolta nei primi mesi del 2013 ...
Non ci è voluto molto che certi politici italiani denominati "centristi" siano partiti allo sbaraglio, annunciando il loro appoggio incondizionato al futuro governo "Monti bis", da cui sperano probabilmente di trarre qualche beneficio. "Si aggrappano alla scialuppa di salvataggio Monti per evitare il naufragio", ha scritto il direttore del "Corriere della Sera": Pierferdinando Casini con l’UDC, assieme a Gianfranco Fini, ex leader di Alleanza Nazionale e il leader del movimento "Italia Futura", che altro non è che Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari e un tempo anche della Fiat.
Questi centristi "alla Bayrou" hanno colto al volo l'occasione per cercare di allentare i bulloni di una legge elettorale che spinge al bipolarismo e schiaccia gli outsider. Lo scopo di questi centristi "montiani" non è solo quello di dimostrare che "Monti non è un incidente storico", o di trasformare il capo del governo "tecnico" in "politico", ma soprattutto di evitare che alle prossime elezioni legislative, il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani faccia razzia nella maggioranza relativa, come suggerito dalla maggior parte dei sondaggi.


Anticomunismo di baseLa dichiarazione rilasciata a New Yourk da Mario Monti ha risvegliato quindi il sogno centrista e ha incoraggiato chi desidera una "Terza Repubblica". Ma soprattutto, ha ricordato che in Italia, come analizzato benissimo dall’editorialista di "Repubblica", l'ostracismo anticomunista non ha mai cessato di esistere.
Tutta la storia del dopoguerra è stata caratterizzata dall' "anomalia" della presenza del più forte Partito Comunista occidentale che ha interpretato il ruolo di opposizione nell'egemonia democristiana: la DC governava, il PC era all’opposizione. Fino a quando il PC non è diventato anch’esso forza di governo a livello locale e regionale, e la caduta del muro di Berlino  ha fatto supporre che l'anti-comunismo fosse morto con il comunismo sovietico.
Ma non era così. Ha continuato a essere sfruttato da Silvio Berlusconi, consentendogli di consolidare il suo potere. Oggi, eccolo resuscitato dai "centristi" che, al fine di evitare che la Presidenza del Consiglio passi a sinistra (tra i "comunisti"), sono disposti a sostenere e difendere il governo ossia sponsorizzare un governo "tecnico" che servirà in realtà a mantenere le forze di destra al potere.
Ma, questi amici centristi di Monti, desiderosi di fagocitarlo, devono anche prendere in considerazione un bel po' di liberali e semplici democratici che in ultima analisi pongono la domanda chiave: a cosa serve andare a votare la prossima primavera, se sappiamo già che questo voto non servirà a nulla, e in ogni caso a non nominare un nuovo governo, che sarà assegnato in "automatico" a un estraneo non eletto che in nessun caso vuole sporcarsi le mani con la politica? Il problema è più grave di quanto si pensi.

venerdì 5 ottobre 2012

In pericolo il progetto Erasmus al Parlamento Europeo

Le parlement européen agite le spectre de la mort d'Erasmus

di Renaud de Chazournes e Florian Tixier
Pubblicato in Francia il 04/10/2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

Nonostante il suo successo tra gli studenti duri da oltre un quarto di secolo, la mancanza di fondi forse condannerà il progetto Erasmus alla sua scomparsa. Come altri programmi europei, il suo futuro dipende esclusivamente dalla buona volontà dei governi dell'Unione europea.
Per Alain Lamassoure, presidente della Commissione per i bilanci del Parlamento europeo, senza un aumento dei finanziamenti del bilancio dell'UE il futuro di Erasmus è condannato: Il Fondo sociale europeo è insolvente dall'inizio del mese e non può eseguire i previsti rimborsi agli stati membri. La prossima settimana sarà il turno di Erasmus e alla fine del mese, il programma per la ricerca e l’innovazione terminerà i fondi". In questi tempi di austerità fiscale, i governi europei hanno limitato la spesa dell'UE per il 2012 a 129 miliardi di euro, ossia 4 miliardi in meno rispetto alle richieste della Commissione e del Parlamento europeo. Evidenziando le drammatiche conseguenze di questa riduzione di bilancio per il futuro del programma Erasmus, Alain Lamassoure, che è tutt'altro che ingenuo, sa di colpire un punto sensibile per molte famiglie in Europa. Si tratta di uno strumento efficace di comunicazione di massa, che riguarda centinaia di migliaia di studenti europei, che con l'aiuto del programma Erasmus saranno in grado di proseguire gli studi negli anni a venire fuori dei confini nazionali. Con questo segnale d’allarme l'eurodeputato francese prepara il terreno al Commissario per il bilancio, Janusz Lewandowski, che a breve presenterà un bilancio rettificativo per chiedere agli Stati di riconsiderare la loro decisione di ridurre il loro contributo per l'UE.

L'entusiasmo resta
Erasmus attira sempre più studenti ogni anno. Per l'anno accademico 2010-2011, sono stati 218.266 gli studenti europei che hanno potuto beneficiare, per la durata di un semestre o due, di un posto all'estero presso una struttura associata al proprio istituto scolastico. Un entusiasmo confermato nel corso degli anni, come ha rilevato l'anno scorso Androulla Vassiliou, Commissario europeo per l'istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù. Il programma Erasmus è uno dei più grandi successi dell'Unione europea, il più noto e il più accessibile tra i programmi di finanziamento europei. Erasmus è il programma di scambio studentesco che ha riscosso maggior successo al mondo". Dal lancio del programma nel 1987, il numero dei giovani europei che hanno preso parte ogni anno al programma è aumentato di oltre 65 volte. In tutto, sono più di 2 milioni di studenti che hanno potuto usufruire in 25 anni di questa forma di scambio tra studenti e docenti nelle varie università europee.


Un sostegno che si assottiglia
L'UE spende, in media ogni anno, tra 400 e 450 milioni di euro per finanziare il progetto Erasmus. E l'Unione Europea sperava di portare a cinque milioni gli studenti e gli insegnanti beneficiari tra il 2014 e il 2020. Per questo aveva previsto un aumento del 70% dei rimborsi Erasmus: “Il bilancio attuale è già di per se insufficiente per tutti gli studenti che desiderano beneficiare del programma. Erasmus non è mai stato così popolare e mi impegno a destinare maggiori risorse per il futuro " questo ha dichiarato e promesso il commissario Vassiliou. La crisi economica e del debito ha sconfitto i suoi impegni. Il problema è, per il momento, tentare di salvare Erasmus. Il programma infatti, già da qualche anno non aveva più i mezzi per poter portare avanti le proprie ambizioni. Gli aiuti concessi dall'Unione europea agli studenti Erasmus ammontano, in media, a 254 euro al mese (media degli anni 2009-10). Un importo che negli anni si è sempre più assottigliato. L'equazione è semplice: con sempre più studenti, ma con meno fondi, il calo è stato inevitabile. E questo non potrà che accentuarsi, perché se la Commissione europea ottiene finalmente un aumento del bilancio, può salvare Erasmus, ma il suo bilancio probabilmente subirà dei contraccolpi. E le dichiarazioni entusiastiche del Commissario europeo per l’Erasmus e la necessità di incoraggiare un maggior numero studenti a formarsi all'estero non cambieranno nulla.


La Spagna resta il paese preferito
Ogni anno, più di 30.000 Francesi proseguono gli studi in un altro paese. Nel corso degli ultimi due decenni, sono stati i francesi i più numerosi ad andare all'estero con Erasmus (15,24% del totale degli studenti), seguito da vicino da tedeschi (15,21%) e dagli spagnoli (14.02%). Questi quattro paesi rappresentano oltre il 50% degli studenti che ricevono il buono Erasmus per studiare all'estero o sotto forma di stage. Sarà forse l’influenza del film cult di Cédric Klapisch “L'appartamento spagnolo”. Resta comunque il fatto che la Spagna è il paese che ha attirato la maggior parte degli studenti (35.389), seguiti dalla Francia (26.141) e dal Regno Unito (22.650).

mercoledì 26 settembre 2012

Il ritorno veneziano del Cavaliere Berlusconi

Le retour vénitien du Cavaliere Berlusconi

L’ex premier italiano a Venezia si è concesso un “giro di riscaldamento” mediatico in vista del suo futuro rientro politico.
Ha ripreso a sommergere giornali e televisori: il Cavalier Berlusconi non riesce a rimanere fuori dagli spot e dalla comunicazione mediatica troppo a lungo. Così domenica scorsa ha presentato il suo show di rientro dalle vacanze, in serata, su una nave da crociera, ormeggiata nel porto di Venezia e destinata a scendere lungo l’Adriatico fino a Bari. Il motivo? Una raccolta di fondi di 1 500 euro a persona  per il quotidiano Il Giornale, di cui è proprietario.
Eccolo quindi fare la sua apparizione in un ambiente protetto e chic, mostrando un volto serio e contratto, con la sua voce quasi metallica, vestito con un abito scuro adatto a nascondere le sue rotondità, e sempre, naturalmente, con i suoi capelli tinti di rosso scuro e super impomatati, oltre al suo solito trucco “da crociera”, se così si può dire, a base di fondotinta marrone scuro. Ma l’entusiasmo c’è ancora?
Non lo sappiamo. Probabilmente sì. Ma ciò che è certo è che l’uomo che ha condizionato per quasi vent’anni la politica italiana non ha, a quanto pare, imparato molto della sua esautorazione dal potere nel novembre 2011. Riprende infatti le sue solite litanie populiste: in primo luogo contro l’Europa, poi  contro Angela Merkel, contro il trattato fiscale che blocca la crescita, contro l’IMU, l’imposta sulla prima casa introdotta dal governo Monti e che permetterà di incassare quest’anno una ventina di miliardi.

“Il ritorno nell’arena”
Ma il rigore dei conti e la stabilità finanziaria ed economica dell’Italia non sono mai stati la preoccupazione principale di Silvio Berlusconi. Egli conosce l’impopolarità della nuova imposta, che risulta in un carico fiscale  medio di mille euro l’anno per famiglia, e, come sempre, con la sua consueta demagogia, culla l’idea della sua abolizione.
Ecco quindi gli assi della futura “discesa in campo “del Cavaliere: cavalcare l’onda del risentimento antieuropeo e la demagogia dell’eliminazione di una tassa che colpisce il “pilastro portante della famiglia”, vale a dire la casa. Non dimentichiamo che l’80% degli italiani sono proprietari di casa, una delle percentuali più alte dell’Unione europea.
Non manca davvero molto a Silvio Berlusconi per dichiarare la sua “disponibilità” a guidare la lista del Partito delle Libertà alle prossime legislative nel marzo 2013. Diciamo che il discorso di Venezia è stato un riscaldamento per il prevedibile ritorno del grande populista: mancava solo lui nel campo politico italiano dopo Grillo, la Lega, Di Pietro e Matteo Renzi.

Contro l’Europa, le tasse e il comunismo
Renzi? E’ il contestatore interno del segretario del Partito Democratico: anche lui su una linea populista, si candiderà contro il segretario generale Bersani alle primarie di ottobre. Attualmente pare accreditato del 25% dei voti, ma la cifra è destinata a crescere con il suo giro d’Italia in camper e i suoi  slogan tipo “Fuori i vecchi”, “Largo ai giovani”, nonostante l’assenza totale di un progetto. Non è un caso che durante la serata veneziana è stato citato da Berlusconi come un uomo di spicco, che “difende le stesse idee del Partito della Libertà”.
Se vince le primarie del PD, dice Berlusconi, vorrà dire che il PD ha davvero smesso di essere comunista. E, implicitamente, si intuisce cosa spinge il Cavaliere a spalleggiare Renzi: così come sa che probabilmente non vincerà le primarie (ad oggi questa è l’opinione generale del centro sinistra) sa anche che, con la scelta di Bersani a capo lista e quindi come candidato primo ministro, in caso di vittoria della sinistra, potrà rispolverare i suoi soliti argomenti contro la “minaccia comunista”.
In sostanza, i suoi omaggi a Renzi, in realtà servono obiettivamente a Bersani, screditando il primo agli occhi dell’opinione pubblica di sinistra, e confermano che il nostro uomo ben presto dichiarerà ufficialmente la sua ambizione di ridiventare primo ministro. Contro l’Europa. Contro le tasse. E contro il comunismo …

lunedì 24 settembre 2012

Quando la politica italiana viene investita dal populismo

Quand les populismes frappent la politique italienne

di Marcelle Padovani
Pubblicato in Francia il 9 settembre 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

Mai come nel 2012 il populismo è stato così potente in Italia. Analisi di un pericolo che mette in subbuglio il Paese.


L’Italia sta subendo gli scrolloni violenti del populismo. Un’ideologia basata sull’idea che il leader debba essere eletto direttamente dal popolo. Tutto è iniziato con la Lega Nord, negli anni ’90. Umberto Bossi si fa avanti nella scena politica con la sua proposta di secessione, cioè il distacco dell’Italia ricca e produttiva (quella del Nord) dall’Italia povera e parassita (quella del Sud), e dichiara guerra all’Europa sovrana (e ai suoi diktat).
Dalle elezioni del ‘94 in poi, la Lega è al governo in Italia. Forza Italia si presenta al suo fianco, come un movimento antipartitico, anti “prima Repubblica”, dalle tendenze manageriali. Ai suoi inizi, Forza Italia non è esente da accenti populisti che sono rimasti tali con il tempo. Il “capo” fa appello al buon senso della “gente” contro i “protagonisti” della politica, scegliendo demagogicamente di nascondere la verità agli italiani: la verità della crisi viene celata alla gente comune, come la realtà dei conti dello Stato. Quando il berlusconismo era ormai alla fine, l’anno scorso, un vecchietto dal viso tutto imbellettato continuava ancora a raccontare barzellette a un pubblico cieco e consenziente.


La discesa in campo di Italia dei Valori
Ma il populismo non arresta la sua corsa. Nel 1998 prende forma Italia dei Valori. Il partito nasce dall’ingresso in politica del magistrato Antonio Di Pietro. C’è una tale demagogia nell’aria che Italia dei Valori inserisce nel suo programma una vasta operazione di pulizia morale. “Sortez les sortants” [“Fuori gli approfittatori” versione moderata del “Vaffa” di Grillo, N.d.T.]era la formula usata con successo dal movimento poujadista nella Francia degli anni ’60. Di Pietro sogna di mettere le manette alla maggior parte della classe politica: il suo progetto però non fa molta strada. Con i suoi accenti anti governativi e il suo desiderio di pulizia, attira solo una parte dell’elettorato di sinistra, giustificando così la sua alleanza con il PDS, erede del comunismo.
Di Pietro viene eletto con grande successo in un collegio dell’Italia centrale, in cui la sinistra governa già da decenni. Ma la sua demagogia, il suo rifiuto di assumersi le proprie responsabilità e di appoggiare il governo Monti, hanno fatto precipitare di nuovo l’IdV nel limbo dei partiti poco affidabili, con la conseguente inevitabile rottura con il centro sinistra.


Il pericolo esiste anche a sinistra
Il movimento “5 stelle” si afferma alle elezioni amministrative della scorsa primavera. Il programma, portato avanti dal comico Beppe Grillo, si può riassumere in una serie di insulti, di espressioni volgari e linguaggi violenti. Grillo vince in tre comuni (tra cui Parma) e ottiene risultati che raggiungono il 20% dei consensi. Grillo è chiaramente anti-Monti, anti-sacrifici e anti-europeista.
Il populismo ha raggiunto il suo culmine. All’interno del Partito Democratico, Matteo Renzi, sindaco di Firenze, manifesta apertamente il suo dissenso nei confronti dei dirigenti del suo partito, chiedendo un “cambiamento generazionale”. Ottiene un chiaro successo tra i media e probabilmente riuscirà a spuntarla alle prossime “primarie” grazie alle sue proposte moderate. Il pericolo esiste anche a sinistra. Se, per uno strano calcolo, sommassimo insieme tutti i populisti della Penisola, si otterrebbe una maggioranza del 60%. Ma per fare cosa una volta al governo? Nessuno lo sa. Tantomeno i vari leader.