giovedì 7 giugno 2012

La destra paga gli errori dei suoi fondatori

Il Pdl ha perso al primo turno il 54% dei voti rispetto alle elezioni regionali del 2010, mentre la Lega ne perde il 57% rispetto allo stesso scrutinio. Prima del 20 maggio, il centro-destra controllava 98 fra le città soggette al rinnovo [della Giunta] con oltre 15 000 abitanti , ora ne mantiene solo il 38. Dei 12 capoluoghi di Provincia che amministrava, alla Lega ne sono rimasti solo due.


Le promesse irrealizzate della Lega

“Astensione o voto di protesta”
Per Sofia Ventura, docente di Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, questi due partiti strettamente legati all’immagine dei loro leader pagano in maniera differente gli svivoloni dei loro fondatori. “Questa è la situazione, in particolare per la Lega, i cui attivisti non si aspettavano una tale doccia fredda” chiarisce.
In seguito ad un’inchiesta per appropriazione indebita di fondi pubblici, Bossi e due suoi figli sono stati indagati.
“Venire a sapere che la famiglia del capo si è arricchita a spese del partito è stata una prova particolarmente difficile per  i “leghisti”, abituati denunciare la corruzione, a parer loro prerogativa del governo di Roma” aggiunge. “Di colpo, molti elettori disgustati si sono rifugiati nell’astensione o nel voto di protesta. ”
Resta da vedere se questo partito, il più vecchio in Italia, rispetto al quale gli analisti sostenevano che era stato in grado di interpretare il disagio del nord Italia, si riprenderà. Si diceva fosse “di lunga durata” e “sufficientemente radicato” per sopravvivere alle vicissitudini giudiziarie del suo fondatore.
La sostituzione di Bossi con Roberto Maroni, prevista nel mese di luglio dopo una serie di congressi regionali, sembrava garantirgli la sopravvivenza. “Ma ormai” aggiunge la Ventura, “il sentimento di “anti-politica” che la Lega aveva saputo conquistare a suo favore,  viene portato avanti da altri.” Nato solo nel 2009, il Movimento 5 stelle, fondato dal comico e blogger Beppe Grillo, è infatti riuscito a far eleggere quattro sindaci, tra cui a grande sorpresa quello di Parma.


Intenzioni di voto attuali in Italia per i partiti fuori dal parlamento


Una “Terza Repubblica” da inventare
La sopravvivenza del PDL non è più certa. “Partito di plastica”, come lo definiscono gli esperti di politica italiani, al contrario dei partiti di sinistra basati sulla lotta in campo e sull’ideologia come il  Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana, paga la defenestrazione di  Berlusconi, costretto a dimettersi nello scorso novembre a causa dell’azione combinata della pressione dei mercati, delle vicende “politico-sessuali” del  Cavaliere e del senso di  impotenza mostrato dal suo governo di fronte alla crisi. Interamente costruito al servizio del leader  e dei suoi interessi giuridici e finanziari, non è stato in grado di produrre una élite politica degna di questo nome da cui avrebbe potuto emergere un successore.
La scomparsa dei partiti politici in Italia è fenomeno noto. La Democrazia Cristiana, il Partito Socialista o il Partito Repubblicano sono semplicemente e letteralmente scomparsi in seguito alle inchieste sulla corruzione dei giudici agli inizi degli anni ‘90, dando origine a quella che gli italiani chiamano la “Seconda Repubblica”. L’indebolimento del PdL e della Lega, entrambi schieramenti totalmente dipendenti dai loro fondatori, potrebbe preannunciare l’inizio di una “Terza Repubblica” da inventare.

“Quando i leader cadono dai loro piedistalli, i partiti muoiono, questa è la regola in politica”, ha detto Fulco Lanchester. Secondo questo docente di Scienze Politiche presso l’Università La Sapienza di Roma, la pressione affinché Mario Monti rimanga al suo posto, guidando una grande coalizione di riformisti alle elezioni politiche previste per la primavera del 2013 diventerà più forte, mentre la situazione economica potrebbe peggiorare ancora.
In passato l’Italia ha già vissuto periodi simili, che hanno visto alleanze tra ex nemici in tempi di crisi: il comunista Palmiro Togliatti con il democristiano Alcide De Gasperi alla fine della Seconda Guerra Mondiale o, più tardi, Enrico Berlinguer con Aldo Moro. Per ora, l’ex commissario europeo non vuole sentire parlare di un prolungamento del suo mandato attraverso le urne. Ma il vuoto lasciato a destra e il rischio di una nuova forma populista potrebbero costringerlo a rivedere la sua posizione.

Mappa politica dei governi in Europa

Pensioni a confronto in Europa

Retraites: cotiser encore plus longtemps que nos voisins
Pubblicato in Francia il 06 giugno 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

Il governo ha rivisto la riforma delle pensioni. Sarà di nuovo possibile andare in pensione a partire da 60 anni  di età.
Il ministro del lavoro, Xavier Bertrand, ha confermato il 5 luglio che il governo seguirà alla lettera il parere del Consiglio di Orientamento per le pensioni (COR), che auspica un nuovo allungamento del periodo di contribuzione necessario per avere il diritto alla pensione intera. La ragione data dal COR: l’aspettativa di vita che è aumentata da uno a quasi quattro anni. Sarà quindi necessario attualmente versare contributi  per almeno 166 trimestri, ovevro, 41,5 anni per avere diritto alla pensione. Questo vale per tutti quelli nati dopo il 1954.
Attualmente, ci vogliono 163 trimestri per i nati nel 1951, 164 per quelli nati tra nel 1952 e 165 per la generazione dal 1953 in poi, tranne coloro che hanno avuto la buona idea di nascere nel 1953 e nel 1954, in poche parole un trimestre in più di lavoro  di quello che serve per ottenere la pensione regolare - una volta che il parere del COR verrà approvato dal governo.
Mentre il passaggio dell'età legale per il pensionamento a 62 anni è appena entrata in vigore, questa nuova estensione della durata dei contributi non può che rafforzare la sensazione di molti dipendenti che le loro pensioni future sono molto virtuali.

I francesi lavorano più anni
"Guardate quello che sta accadendo in Europa, la Francia è il paese dove si va in pensione prima," hanno ripetuto a più riprese i ministri francesi e i deputati della maggioranza per giustificare lo slittamento da 60 a 62 anni. Xavier Bertrand, ha di nuovo messo a confronto il 5 luglio, in una trasmissione di Europe 1, la situazione francese con quella dei nostri immediati vicini di confine:
Alla fine, ci vorranno sia 62 anni [l'età legale di pensionamento. Ndr] che 41,5 anni di contributi, mentre in Germania ci vogliono 67 anni di età e 45 anni di contributi, in Spagna  65 anni di età. Preferiamo promuovere le riforme autonomamente, piuttosto che diventare un giorno come la Grecia e farsi imporre le riforme da altri".
Mezze verità. Ma qual è la realtà?
In Europa, l'età ufficiale che dà diritto alla pensione va in direzione dei 65 anni, è vero. Però bisogna mettere a confronto ... ciò che è possibile mettere a confronto. I francesi vanno in pensione molto prima rispetto ai loro vicini? Non è così certo.
Manovra politica diversiva o semplice cecità, la focalizzazione della discussione sull’età legale ha evitato l’altro parametro, fondamentale tanto quanto il periodo contributivo. Le riforme precedenti francesi (1993 e 2003) hanno giocato su questa leva.
Al punto che la Francia conduce la classifica: 41 anni ora, domani forse un po'di più, contro i 40 della Svezia, ma solo 35 in Spagna, Italia e Germania e addirittura 30 nel Regno Unito.
Di conseguenza: nella stragrande maggioranza dei paesi dell'UE, molti dipendenti abbandonano il mercato del lavoro prima dell'età pensionabile, perché hanno versato sufficienti contributi (Gran Bretagna) e/o perché beneficiano di alcune deroghe (Germania, Spagna, Paesi Bassi, Danimarca).
In definitiva, le differenze dell’età pensionabile sono più forti delle differenze dell’età effettiva di uscita dal mercato del lavoro: 59,3 anni in Francia, contro i 61,2 nell'Unione europea. Ma se si considera l’età media con cui si può percepire finalmente la pensione, i francesi prendono i soldi leggermente più tardi rispetto alla media UE (61,5 anni contro 61,4).
Prest in pensione a 70 anni. "Ma ho il Parkinson". "Potete sempre fare i cocktail"

Francia: l'età pensionabile non è sufficiente
Andare in pensione a 60 anni non dà automaticamente il diritto a percepire la pensione: ci vogliono 65 anni per poterne aver diritto se non si sono versati i contributi necessari: almeno 162 trimestri, ossia attualmente 40,5 anni, e 164 trimestri nel 2012. Una penalizzazione, che potrà essere del 1,25% per ogni trimestre mancante nel 2015, verrà applicata alle pensioni dei lavoratori che non  raggiungono questa quota. Al contrario, un premio del 1,25% per trimestre lavorato oltre a quelli dovuti è stato istituito per incoraggiare i futuri pensionati a ritardare l'età di abbandono del lavoro. L'opportunità di dimettersi per andare in pensione per i dipendenti pubblici con almeno 3 figli, con 15 anni di servizio, dovrebbe sparire il 1 ° gennaio 2012.
Germania: penalizzate le carriere lavorative troppo corte
La riforma del 2007 ha innalzato l'età pensionabile da 65 anni e un mese nel 2012 a 67 nel 2031. Un cambiamento dell’età pensionabile, che recentemente è entrato in vigore il 1° gennaio 2012. I dipendenti che hanno iniziato a lavorare precocemente potranno ancora andare in pensione a 65 anni, a condizione di aver versato 45 anni di contributi (esclusi i periodi di disoccupazione). L'età minima di partenza, resta fissata a 63 anni – a patto di avere 35 anni di contributi. Ma forti penalizzazioni sono previste per i lavoratori che sperano di ottenere la pensione a questa età.

Regno Unito: 30 anni di contributi
Dal 2007, bastano solo trenta anni di contributi per avere diritto alla pensione minima (116 euro a settimana). Ma con la riforma avviata, vale a dire pensionamento a 68 anni entro il 2046, una pensione intera richiederà, di fatto, quarantaquattro anni di contributi per gli uomini e trentanove per le donne.
Attualmente, il prepensionamento è ordinaria amministrazione: dal 2006, un dipendente può ottenere la pensione complementare (fondi pensione privati) a partire dai 50 anni, cioè prima dell’età prevista per la pensione minima.
Nel maggio del 2012, diversi sindacati del settore pubblico hanno portato quasi 400.000 dipendenti (200.000 secondo le autorità) in piazza per protestare contro le riforme di austerità, che colpisce in particolare le pensioni di anzianità. I sindacati puntato il dito contro un aumento del 50% dei contributi annui.

Spagna: numerose le esenzioni
Il periodo di contribuzione necessario per una pensione intera è di 35 anni nella maggior parte dei casi. Nonostante le riforme (2006-2007) destinate a promuovere il prolungamento dell’attività lavorativa, ci sono ancora molte opportunità di pensionamento anticipato. Le professioni cosiddette "a grande rischio", come i minatori, i lavoratori ferroviari o i marinai possono andare in pensione all'età di 60 anni.
La Spagna offre anche la possibilità di andare in pensione a partire dai 61 anni ai dipendenti invalidi, i cassaintegrati e i disoccupati di lunga durata, che dimostrino di aver versato almeno 30 anni di contributi. Questo spiegherebbe perché un quarto dei nuovi pensionati spagnoli sono in pensione prima dei 60 anni.
Nel luglio 2011, il Parlamento spagnolo ha approvato una legge che stabilisce l'età pensionabile a 65 anni. Se il lavoratore ha versato 35 anni di contributi, potrà riscuotere  la sua pensione al 100%. Ma se ha solo 15 anni di contributi, riceverà solo il 50 % della pensione.
A partire dal 2013, l'età pensionabile verrà gradualmente portata a 67 anni e sarà necessario versare 37 anni di contributi. Inoltre, è ancora possibile per le donne spagnole andare in pensione a 65 anni, ma saranno necessari 38,5 anni di contributi versati.
Paesi Bassi: 50 anni di … residenza
Ogni residente nei Paesi Bassi ha diritto agli assegni pensionistici purché dimostri ... 50 anni di residenza nel paese. Anche se l'età legale è 65 anni, le persone che hanno lavorato e versato contribuiti a un fondo pensione per 40 anni, potrebbero andare in pensione all'età di 63 anni con una pensione complessiva pari al 70% dell'ultima retribuzione .
Nonostante i dispositivi destinati a scoraggiare fiscalmente la risoluzione anticipata del contratto di lavoro, esistono ancora molti programmi di prepensionamento – che hanno coperto l'83% dei dipendenti nel 2001.

L'Italia. Un sistema a punti
Il sistema combinava due diversi tipi di pensioni diverse. La pensione di "vecchia" in primo luogo, che prevede almeno 20 anni di contributi. La pensione di "anzianità" calcolata come segue: si aggiunge all'età di pensionamento del dipendente e il numero di anni di contribuzione. Nel 2010, si dovevano raggiungere 95 punti, con un età minima di 59 anni - un minimo di 36 anni di contributi (95-59 = 36). Ma ce ne vorranno 96 nel 2011 e 97 nel 2013.
Ma nel dicembre del 2011 a causa della crisi, Mario Monti ha presentato il suo piano di austerità. Gli italiani dovranno versare tra i 40 e 42 anni di contributi per gli uomini e 41 le donne, prima di andare in pensione. Dal 2018, uomini e donne andranno in pensione a 65 anni.
Polonia. Timore per la mancanza di manodopera
Il governo di Donald Tusk ha recentemente deciso di prolungare l'età pensionabile dei polacchi, una risposta all'invecchiamento della popolazione e a una "grave carenza di manodopera in Polonia prevista per il 2040".
Fissata a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini, l'età pensionabile sarà progressivamente innalzata a partire dal 2013 fino ad arrivare  a 67 anni nel 2020 per gli uomini e per le donne nel 2040. Altri benefici per le donne, dovranno versare solo 35 anni di contributi, mentre gli uomini dovranno versarne 40.
I militari di carriera e la polizia non scappano dalla nuova riforma. Essi dovranno lavorare 25 anni per diritto alla pensione intera, contro 15 anni fino a poco tempo.

mercoledì 6 giugno 2012

Niente futuro per gli italiani

Lunedì le scosse hanno continuato a colpire la regione di Ferrara. Nel paese traumatizzato dal terremoto e minato dalla crisi, secondo l’antropologo Fabrizio Sabelli, il peggio deve ancora arrivare.
Lunedì decine di scosse di assestamento hanno continuato a colpire la regione di Ferrara dopo il terremoto di domenica mattina, che ha causato sette vittime e l’evacuazione di oltre 5 000 persone. Nel frattempo, nel sud del Paese, le autorità sono impegnate in una caccia all’uomo per trovare il responsabile dell’attentato di Brindisi, che ha causato sabato la morte di una studentessa di 16 anni, prima di procedere all’ interrogatorio di due persone sospettate. Queste circostanze drammatiche non hanno affatto incoraggiato gli italiani a recarsi alle urne in occasione del secondo turno delle elezioni amministrative che hanno avuto luogo domenica e lunedì. Questo ha causato un tasso di astensione record, mentre il Presidente, Mario Monti, ha lasciato in fretta il G8 per tornare da Chicago ieri a metà giornata e raggiungere il capezzale di un’Italia traumatizzata. Si terrà martedì la riunione di gabinetto con cui verrà decretato lo stato di emergenza nelle zone colpite dal disastro.

Indebolita, disgregata, stordita
Lo scorso gennaio il naufragio della Costa Concordia, tragico e ridicolo allo stesso tempo, sembrava fare eco al crollo di Silvio Berlusconi. Oggi il terremoto che ha messo a terra l’Emilia nella notte tra sabato e domenica offre anche una perfetta immagine della situazione in cui si trova la Penisola: indebolita, disgregata, stordita. Minato dalla crisi economica e dal peso dell’austerità, il Paese deve anche vedersela con una ripresa della minaccia terroristica, rivendicata in primo luogo dai militanti della Federazione Anarchica Informale (FAI), e da un malessere sociale profondo, che si traduce negli ultimi mesi in un aumento del numero di suicidi tra gli imprenditori e i disoccupati.
Per l’economista e antropologo Fabrizio Sabelli, docente onorario presso l’Istituto superiore per lo studio e lo sviluppo di Ginevra, non c’è dubbio che l’Italia sia con il morale a terra. Ma il peggio, sottolinea l’esperto, è che non ha alcun motivo per credere che la sua situazione migliorerà entro un termine ragionevole. Ecco l’intervista.


Cosa possiamo dire oggi sullo stato di salute del Paese?
Come molti altri osservatori, credo che l’Italia stia attraversando il periodo più difficile della sua storia dalla Seconda Guerra Mondiale. Vi è prima di tutto la drammatica situazione economica della Penisola [inizio della recessione alla fine dello scorso anno, con un debito di 1900 miliardi di euro, pari al 120% del PIL, N.d.A.]. Non esiste una soluzione per riavviare il Paese a breve o a medio termine. Gli italiani sanno che si troveranno ad affrontare mesi o anni di sacrifici molto gravosi. A questo occorre aggiungere la loro disperazione per la mancanza di potere morale. I politici, che pensano prima di tutto a trarre benefici dal sistema, non godono di alcuna credibilità. Altamente politicizzati, gli italiani vivono molto male questa grave crisi della democrazia. Si rendono conto che non vi è alcuna prospettiva di futuro per loro, non c’è domani. Il loro comportamento di fronte al terremoto è rivelatore: invece di rimboccarsi le maniche, li vediamo storditi. Di fronte a questo evento catastrofico, non hanno più la forza di reagire.


Eppure il governo Monti ha tracciato una rotta che cerca in tutti i modi di mantenere per risollevare il Paese.
Non è colpa del governo, sta anche facendo un buon lavoro, ma resterà in carica solo per pochi mesi [fino ad aprile 2013, data delle prossime elezioni politiche, N.d.A.]. Mario Monti e i suoi ministri non possono fare nulla contro calamità come le mafie, infiltrate in vario modo in tutti i livelli del potere politico, e che hanno conosciuto un periodo d’oro sotto l’era Berlusconi. La sociologia del potere è problematica in Italia. Questo preoccupa i cittadini e questo spiega il successo di un movimento come il Cinque Stelle, del comico Beppe Grillo, che non ha alcun carisma e fa discorsi populisti, ma che si è distinto durante le elezioni municipali. E questo provoca anche preoccupazioni tra i potenziali investitori, che potrebbero ancora contribuire a rimettere il Paese sulla strada della crescita.

Il peggio deve ancora venire?
Credo di sì. Ci sarà prima la parentesi estiva, ma le prospettive economiche sono negative e la crisi dell’euro stagna e non fa ben sperare. Le manifestazioni pubbliche di disagio sociale probabilmente si moltiplicheranno nei prossimi mesi.

Quali soluzioni prevedete sul breve termine?
Questo Paese ha dimostrato di aver sempre trovato grandi risorse nei momenti peggiori della sua storia. Se la crisi si diffonde al resto d’Europa, sono particolarmente ottimista circa il ruolo che sarà in grado di sostenere l’Italia, soprattutto per la comprensione dei fatti dimostrata da Mario Monti su scala europea. Sono anche ottimista perché vedo emergere nuovi modi di concepire le relazioni tra economia e cultura, per esempio, o perché l’Italia possiede uno dei settori associativi tra i più dinamici in Europa. Quindi esiste in campo sociologico e culturale un terreno fertile per la nascita di nuovi progetti e nuove energie, ma per farli fiorire nuovamente, la distribuzione delle carte deve cambiare economicamente e politicamente.

domenica 27 maggio 2012

Stipendi e ministri in Europa


Salaires des ministres: la France emboite le pas de ses partenaires
Gli stipendi dei Ministri: la Francia ha seguito le orme dei suoi partner dell'UE



di   Renaud de Chazournes
Pubblicato in Francia il 18 maggio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli



L'articolo può essere ascoltato in lingua originale su RFI

 

E 'tempo di austerità negli stipendi dei politici in Europa, con particolare eccezione della Germania. Misura simbolica, naturalmente, per gli stati superindebitati, ma serve da esempio. Nella sua campagna elettorale Francois Hollande si era impegnato a ridurre il 30% del suo stipendio e quelli dei suoi ministri, la sua proposta è stata in effetti approvata e adottata già nella prima seduta del Consiglio dei ministri.
Gli emolumenti del presidente della Repubblica francese e del capo del governo Jean-Marc Ayrault, passano così da 19,331 a 14.850 € al mese. Per quanto riguarda i ministri, la loro retribuzione e le altre indennità, passeranno da 14.200 a 9.850 euro al mese. Attualmente i loro stipendi ammontano a 7.720 euro mensili, con una indennità di trasferta di 230 euro e un’indennità di "funzione" di 1.900 euro.
In questi tempi di rigore finanziario, la maggior parte dei governi europei si era già messa all’opera riducendo gli stipendi dei propri ministri e in alcuni casi anche quelli dei capi di stato.
Nicolas Sarkozy, ovviamente, aveva promesso una riduzione del "tenore di vita" dello Stato, ma non era stata applicata al suo stipendio e a quello dei suoi ministri. Pochi mesi fa, aveva semplicemente chiesto ai ministri di pagare le spese personali "di tasca propria", affermando che in caso di abuso sarebbero state applicate "sanzioni". Inoltre, dovevano essere tagliati 10.000 veicoli e 7.000 alloggi per il personale.
Nel 2010, quando teneva ancora i cordoni della borsa dello Stato, come ministro del bilancio, François Baroin considerava "demagogica" una riduzione dei salari dei ministri e "che non portava a grosse soluzioni." Lo stesso anno, il portavoce del governo, Luc Chatel, respinse a sua volta la riduzione delle retribuzioni governamentali, in nome dell' eguaglianza (!): il taglio dovrebbe riguardare "la riduzione dello stipendio degli alti dirigenti governativi e quindi di tutti i dirigenti!"
Eppure nel resto dell’Europa, è in nome di questo stesso principio di uguaglianza che i ministri e funzionari hanno ridotto i propri stipendi …




In Inghilterra, per Cameron 1000 euro meno di Hollande
Nel Regno Unito, David Cameron e i suoi ministri hanno ridotto i propri stipendi del 5%. Come in Francia, questa auto riduzione stipendiale è stata adottata due anni fa il 13 maggio 2010, in occasione della prima riunione del governo di coalizione liberal-conservatrice, quasi da un giorno all’altro. Il primo ministro percepisce da allora, 13.900 euro, ossia 1000 euro meno di Francois Hollande e Jean-Marc Ayrault. Per quanto riguarda i ministri, non possono più usare auto di servizio esclusive: devono utilizzare le auto assegnate al proprio ministero. Queste misure hanno permesso un risparmio di quasi 4 milioni di euro all'anno. Le bottiglie più costose della enoteca riservata ai ministri, sono state messe all'asta.

In Italia, Monti ha stipendio
In Italia, l'austero Mario Monti, ha rinunciato al suo stipendio di presidente del Consiglio e ministro dell'Economia. Il suo predecessore, Silvio Berlusconi incassava 24.000 euro al mese. Mario Monti, però non è senza stipendio: gli resta quello di senatore a vita, ossia circa 17.500 euro lordi. Per quanto riguarda i ministri, la loro retribuzione è stata ridotta del 10%.
Inoltre, lo stile di vita dello Stato è stato ridimensionato. Mario Monti ora viaggia in treno, mentre Berlusconi viaggiava sempre in aereo. I ministri hanno, da parte loro sostituito le lussuose fiammanti berline tedesche con delle più modeste ed economiche Lancia.
Nel frattempo, gli stipendi degli alti funzionari e dei dirigenti di imprese statali sono stati ridotti dal 10 al 15%, comprese le indennità. Per l'intera pubblica amministrazione, le retribuzioni sono state congelate per tre anni.

In Spagna, meno di 6000 euro per un ministro
In Spagna, le retribuzioni dei membri del governo socialista di José Luis Zapatero sono stati ridotti del 15% nel giugno 2010, come quelli di tutto il personale amministrativo, di cui da allora sono stati congelate le retribuzioni. L'attuale capo del governo, il conservatore Mariano Rajoy, percepisce uno stipendio di soli 6.500 euro, mentre quello di un ministro è di 5750 euro. Per quanto riguarda i deputati e i senatori, hanno deciso autonomamente di diminuire il loro trattamento economico dal 12 al 15%, come i sindaci delle grandi città.


Stpendi degli uomini di governo in Europa


In Portogallo si viaggia in classe economica
In Portogallo, è l'intera classe politica che vede i propri stipendi ridotti del 5%: i membri del governo nazionali e delle amministrazioni regionali, parlamentari, consiglieri locali (senza contare i 600 dirigenti di imprese statali o parastatali). Il parlamento ha deciso di andare ancora oltre: i deputati ora viaggiano in aereo  in classe economica. Sei milioni di euro risparmiati nell’ultimo anno.
 
L'Irlanda ha diminuito del 15% gli stipendi dei membri del governo. In Grecia, il Primo Ministro e Presidente della Repubblica hanno messo una croce sui loro stipendi ...
Ma l’ austerità salariale dei governi non è all'ordine del giorno ovunque. Per i paesi scandinavi, relativamente rimasti indenni dalla crisi, la questione di una riduzione dei salari dei governanti non si pone neppure. Gli stipendi dei politici a capo di questi paesi non fanno notizia e i governi restano modesti, senza grossi vantaggi particolari legati alle loro funzioni.

In Germania, aumento generale!
La Germania rimane l'eccezione. Angela Merkel e i suoi ministri si sono appena approvati un aumento salariale del 5,7%.
Lo stipendio mensile della Cancelliera è aumentato di 930 euro, raggiungendo i 18.000 euro lordi. Per i ministri, ci sono 750 euro al mese in più, ossia una retribuzione attuale di 14.000 euro. Abbastanza da far invidia.








mercoledì 23 maggio 2012

Italia: battaglia a metà contro la mafia

Italie : le combat inachevé contre la Mafia

di Philippe Ridet
Pubblicato in Francia il 18 maggio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

L'Italia onora i suoi martiri. Giornali e televisioni della penisola dedicano ampi spazi alle edizioni speciali. Innumerevoli sono i libri e i DVD dedicati all’avvenimento. Una vera e propria catarsi. Abbiamo rivisto il volto allegro del giudice Giovanni Falcone, e quello più austero, del suo amico e collega Paolo Borsellino. Abbiamo rivisto le foto del cratere lasciato dall’esplosione della bomba sull'autostrada tra Palermo e Punta Raisi che, il 23 maggio 1992, ha ucciso il primo; e le auto bruciate dall'esplosione di un'autobomba che, il 19 luglio dello stesso anno, in via Damelio a Palermo, ha posto fine all’esistenza del secondo. Al di là del dolore e delle lacrime, delle testimonianze e del ricordo dei fatti, mentre le indagini sono state riaperte per scoprire chi ha ucciso i due magistrati e per quale motivo, sorge spontanea la domanda: vent'anni dopo, chi ha vinto? Lo Stato a volte accusato di essere stato negligente se non complice della criminalità organizzata o la mafia?


Falcone e Borsellino
3% del PIL nazionale
Da un punto di vista economico, la mafia, nel senso più ampio, fa affari. Il fatturato complessivo delle quattro principali organizzazioni criminali - Cosa Nostra in Sicilia, la Camorra nel napoletano, la'Ndrangheta in Calabria e la Sacra Corona Unita in Puglia - si aggira, secondo numerosi studi, sui 130 miliardi di euro ossia il 3% del PIL italiano! La'Ndrangheta ha il primato: il traffico di armi, droga, estorsione e rifiuti produrrebbe circa 44 miliardi di euro all'anno. Il suo impero, inizialmente limitato ai paesini sperduti in Aspromonte, ora si estende alle regioni tranquille della Liguria e del Piemonte, 1000 chilometri a nord ...

"Abbiamo vinto tante battaglie”, è l’analisi di Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Esecutivo della mafia, “ma non abbiamo ancora vinto la guerra." dal punto di vista delle battaglie vinte, il bilancio parla da sé. L'assassinio di due giudici ha permesso una presa di coscienza da parte delle istituzioni, seguita da ondate di arresti senza precedenti. I Boss dei Boss della Sicilia, Totò Riina e Bernardo Provenzano, sono stati arrestati rispettivamente nel 1993 e nel 2006. Le dichiarazioni, in seguito, di Michele Zagaria e Antonio Iovine, due capi della camorra napoletana, hanno dimostrato la tenacia del governo. Manca ancora in questo quadro Matteo Messina Denaro, considerato l'ultimo boss di Cosa Nostra.


Affiliati e Pentiti della mafia
Leggi più severe avrebbero portato all'arresto di circa 5.000 persone, tra cui 24 dei 30 mafiosi più ricercati. La creazione del reato di "associazione mafiosa" ha permesso ai giudici di estendere il cerchio delle loro indagini ai complici. Le informazioni sono spesso ottenute attraverso le confessioni dei "pentiti" a cui lo Stato garantisce una riduzione della pena e una protezione. Un altro strumento efficace: l'applicazione sistematica per i grandi mafiosi della  condanna all'ergastolo, in nome di una legge approvata nel 1975, ma utilizzata solo dopo gli attentati contro i coniugi  Falcone e Borsellino. Un regime carcerario particolarmente duro che impedisca al boss ogni contatto con il clan e la famiglia.

Con la confisca e il sequestro dei beni appartenenti alle famiglie mafiose (imprese, terreni, case, veicoli, contanti), la criminalità organizzata viene colpita nel portafoglio. Fondata nel 2010, l'Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati e Sequestrati (ANBSC) censisce al 1° aprile 2012, 12.083 beni sequestrati, tra cui 1.552 aziende, per un valore sulla carta di circa 10 miliardi di euro. "Se i mafiosi sono disposti a trascorrere tutta la vita in prigione, temono molto di più  vedere il loro impero finanziario spazzato via", spiega Grasso.

Piero Grasso
Perché la mafia cambia e si adatta. Dopo i boss Riina e Provenzano, che hanno guidato le loro famiglie dagli ovili nascosti nelle colline della Sicilia, la mafia si è trasformata, indossando il colletto bianco e il doppio petto. I suoi picciotti o i prestanomi si sono infiltrati nella politica e nel mondo degli affari nel Nord Italia. Nel 1995, per la prima volta, un comune del Nord, Bardonecchia (Piemonte), viene commissariato per "infiltrazione mafiosa". Gli arresti più spettacolari degli ultimi anni hanno avuto luogo a Milano, dove nel 2010, sono stati arrestati circa un centinaio di membri della 'Ndrangheta. L'ex Segretario di Stato per gli affari economici del governo Berlusconi, Nicola Consentino, legato al clan dei Casalesi, che domina la camorra, ha dovuto rassegnare le dimissioni. L'ex presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, detto Totò, soggiorna in prigione, condannato per favoreggiamento a  Cosa Nostra.

Lo stesso Silvio Berlusconi, che sostiene di aver assegnato i colpi più duri al crimine organizzato, è citato da un collaboratore di giustizia, Gaspare Spatuzza, per aver negoziato con la mafia l’arresto dei massacri degli anni ‘80 e ‘90 prima di arrivare al governo nel 1994. Uno dei suoi aiutanti, il senatore Marcello Dell'Utri, siciliano di nascita, avrebbe avuto il ruolo di  "negoziatore". Condannato a sette anni di carcere per "concorso esterni in associazione mafiosa", il senatore è stato "graziato" dalla Corte di Cassazione, che ha chiesto di riaprire il processo.



Resistenza civile
"Silvio Berlusconi ha fatto il doppio gioco, ed è quasi altrettanto grave, dice Francesco La Licata, esperto di mafia al quotidiano La Stampa. Si vantava di aver fatto arrestare numerose persone, ma ha anche messo in pericolo il lavoro della magistratura, denigrandola o volendo limitare l'uso delle intercettazioni per sottrarsi ai processi e alle indagini  in cui è coinvolto. "

Ma la società sta cambiando. Le serie di arresti sono ora accolti con manifestazioni di giubilo a Palermo, Trapani e Napoli. Gli agenti di polizia coi volti coperti dai passamontagna, che portano le loro prede alla polizia sono salutati come eroi. Le associazioni, come Addio Pizzo, invitano, con un certo successo mediatico, i negozi al boicottaggio e le imprese a denunciare le estorsioni. Confindustria in Sicilia, l'equivalente del MEDEF [in Francia ndt], ha deciso allontanare dagli iscritti tutti gli  imprenditori sospettati di legami con la mafia. Infine, il lavoro dell’ associazione Libera, guidato da un prete, Don Luigi Ciotti, ha contribuito a far avanzare l'idea di una resistenza civile nei confronti della criminalità organizzata. "In Sicilia, spiega Attilio Bolzoni, giornalista de La Repubblica, la gente sa ora da che parte stanno il bene e il male. Ma a Roma o Milano? In queste città, spesso si continua a negare l’esistenza della mafia".

Mappa dei comuni italiani sciolti per infiltrazioni mafiose
Giovanni Falcone spiegava che, "come tutte le società umane, la mafia è destinata a scomparire". L'Italia ne sarà libera un giorno? Per Piero Grasso, l'opera più urgente ora consiste nel tagliare i legami tra la criminalità organizzata e i poveracci che abitano in Calabria, Campania, Sicilia o Puglia a cui la mafia fornisce una sorta di "protezione sociale". Francesco La Licata si chiede: "Cosa accadrebbe in queste aree senza la mafia, lo Stato non ha i mezzi economici, oggi, per sostituire l'economia legale alle attività illegali».

Nel 2008, l'ex ministro della Cultura Vittorio Sgarbi, che è diventato sindaco di Salemi, in Sicilia, urlava dalla finestra del suo ufficio: "La mafia è una m ... Non esiste più!" Voleva aprire nella sua città un "museo della criminalità organizzata", per dimostrare che questa apparteneva alla storia. Quattro anni più tardi, il Consiglio municipale è stato sciolto per "infiltrazioni mafiose" ...

La sfida di Mario Monti

Italie : le défi de Mario Monti
di Céline Antonin
Pubblicato in Francia il 11.05.2012
Traduzione di Claudia marruccelli per Italia dall'Estero

Da quando ha assunto l'incarico, il 12 novembre 2011, l’obiettivo di Mario Monti è stato esplicito, costruito attorno al trittico: disciplina fiscale, crescita ed equità. Riuscirà il premier a superare la sfida?



Mario Monti ha assunto l’incarico al posto di Silvio Berlusconi, mentre cresceva ea dismisura la diffidenza degli investitori nei confronti dell'Italia, dimostrata anche dal crescente tasso differenziale di interesse con la Germania e il forte aumento dei prezzi CDS (Credit Default Swap).

Per soddisfare il suo obiettivo primario della disciplina di bilancio, una delle prime misure del governo è stata nel dicembre 2011 l'adozione di un piano di austerità, di 63 miliardi di euro in tre anni. Questo piano, il terzo dell’anno, con il suggestivo nome di Salva Italia, mira a raggiungere quasi il pareggio delle finanze pubbliche entro il 2013.

Per quanto riguarda il secondo obiettivo, rilanciare la crescita e rafforzare la competitività del paese, questo era già presente nel piano Cresci Italia, adottato dal Consiglio dei ministri il 20 gennaio 2012 mentre incombeva la tempesta. Oltre ad una semplificazione delle procedure amministrative (gare di appalti, la creazione di imprese, passaggio al digitale, ...) e la liberalizzazione delle libere professioni, dell'energia, dei trasporti e delle assicurazioni, il piano prevede alcune riforme complementari, in particolare in tema di flessibilità del mercato del lavoro. Mentre le misure di austerità sono state adottate con facilità, questo secondo piano è stato accolto male, in particolare le discussioni sulle modifiche all'articolo 18 del Codice del lavoro che tutela dal licenziamento [senza giustificato motivo.] gli operai e i lavoratori delle imprese con più di quindici dipendenti Alla fine, in termini di equità, i progressi si vedono appena, specialmente nella lotta contro l'evasione fiscale e contro l'economia sommersa.


La popolazione sa che le misure saranno dolorose: il quotidiano economico Il Sole 24 Ore ha annunciato infatti che l'aumento annuo delle tasse per una famiglia media che vive in Lombardia raggiungerà i 1.500 euro annui, e quasi 2.000 euro per una famiglia residente del Lazio. Eppure la popolazione italiana ha finora dimostrato un grande senso di responsabilità nazionale, accettando con rassegnazione la cura del consolidamento fiscale. Per quanto riguarda i mercati finanziari, inizialmente hanno allentato la pressione sul paese, il differenziale dei tassi a lungo termine del governo rispetto quelli della Germania è passato da 530 a 280 punti base dall'inizio di gennaio a metà marzo 2012. L'azione di Mario Monti non è l'unica spiegazione: con l'acquisto di obbligazioni verso la fine del 2011 e le due operazioni di rifinanziamento del sistema bancario a 3 anni (ORLT), per un totale di 1.000 miliardi di euro, di cui hanno beneficiato grandemente da banche italiane, la BCE ha partecipato attivamente a questo rilassamento dei tassi. Inoltre, anche il successo del piano di scambio del debito greco con i creditori privati ​​ha contribuito ad ammorbidire gli interessi.

La situazione resta ancora fragile e volatile: è bastato che la Spagna mostrasse dei segni di debolezza finanziaria, che l'Italia subisse nuovamente la sfiducia e che il differenziale di tasso di interesse a lungo termine con la Germania si rialzasse nuovamente, raggiungendo 400 punti base all'inizio di maggio 2012 e che i premi sui CDS riprendessero a salire .


Quindi, quali sono le prospettive per i prossimi due anni? Dopo una recessione iniziata nel 2011, con due trimestri di crescita negativa, l'Italia dovrebbe conoscere un  anno 2012 difficile, con una forte contrazione del PIL del 1,7% come risultato di tre piani di austerità approvati nel 2011. Questo effetto continuerà nel 2013, con un’ ulteriore contrazione del PIL del -0,9%. In assenza di un ’ulteriore misura di austerità, ridurrebbe il suo deficit, ma meno del previsto a causa del effetto moltiplicatore: il disavanzo dovrebbe raggiungere il 2,8% del PIL nel 2012, e l’1,7% nel 2013, ossia un ritmo di riduzione del disavanzo al di sotto il suo impegno che prevede il pareggio di bilancio nel 2013.

lunedì 21 maggio 2012

“E’ una diarrea politica!”


Il partito di Silvio Berlusconi crolla alle elezioni amministrative, primo test elettorale dalla nomina del Governo Monti. Emerge una sfiducia ormai diffusa verso la classe politica.


“E’ una diarrea politica!” Alla guida del movimento di contestazione “5 Stelle”, il comico Beppe Grillo canta vittoria. E’ la sorpresa annunciata del primo turno delle amministrativei italiane che hanno coinvolto circa 8 milioni di elettori e alcune grandi città come Genova, Palermo e Verona. I suoi candidati sconosciuti, provenienti dalla società civile e “senza portafoglio”, hanno ottenuto oltre il 10% dei voti a Monza e La Spezia, il 14% a Genova e a quasi il 20% a Parma, dove il candidato sindaco accede al ballottaggio.

Forte astensione
“Il virus si sta diffondendo, loro [i politici tradizionali, N.d.R.] sono morti. Ci ritroveremo in Parlamento” esulta il tribuno Beppe Grillo, in contatto con milioni di utenti del web, che da anni raccoglie decine di migliaia di persone in occasione dei Vaffanculo Days, manifestazioni  per colpire una classe politica corrotta e delegittimata, diffamare la “casta” e i banchieri, ma anche sostenere l’ “uscita dell’Italia dall’Europa senza pagare i debiti” o ancora ad opporsi allo ius soli per gli stranieri.
Con un solo un sindaco, eletto in un piccolo comune del nord, l’obiettivo di mandare a casa tutti i parlamentari del vecchio governo è ancora molto ipotetico. Tuttavia, questa consultazione elettorale, la prima dalla nomina del governo di tecnici di Mario Monti, avvenuta alla fine del 2011 in sostituzione di Silvio Berlusconi, ha  portato all’esplosione del quadro politico tradizionale ed è stata caratterizzata soprattutto dalla bassa affluenza alle urne (33%) e dalla disfatta del Popolo delle Libertà (PdL) del Cavaliere.
“Abbiamo registrato una sconfitta, anche se non è stato un disastro” ha tentato di minimizzare il segretario del PdL, Angelino Alfano, affermando che il suo partito sta pagando il prezzo del sostegno alle misure di austerità di Mario Monti. “Stiamo assistendo ad una disfatta”, dice invece il politologo Roberto D’Alimonte. Alle legislative del 2008, il partito di Silvio Berlusconi rappresentava ancora il 37,4% delle preferenze. Oggi, in molte città, i suoi candidati non andranno al ballottaggio. A Genova, il PdL è sceso addirittura in quattro anni dal 32% al 9% e a Palermo dal 48,8% all’8%. Il problema, dice Giuliano Ferrara, ex portavoce di Silvio Berlusconi, è che “l’ex premier non ha la minima idea di cosa sarebbe necessario fare.”



Duro colpo  della Lega
Quanto alla Lega Nord di Umberto Bossi, che contava sul suo divorzio dal Pdl e la sua opposizione al “governo di austerità” di Mario Monti per diventare il primo partito nel Nord Italia, ha subito anch’essa un duro colpo. Investito a sua volta dagli scandali per appropriazione indebita di fondi pubblici, il movimento populista retrocede quasi ovunque in Lombardia. Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, è stato eletto al primo turno con il 57% dei voti. Ma perché in disaccordo con la linea ufficiale del suo partito.
Dopo il primo turno, il Partito Democratico, sostenitore anch’esso di Mario Monti, è “l’unico partito stabile e affidabile in Italia”, nota il segretario Pier Luigi Bersani. Le perdite del PD sono limitate. Fra due settimane, la sinistra dovrebbe aggiudicarsi Genova e Palermo, grazie però a due candidati che lo staff del partito aveva cercato di respingere.
Nel complesso, e mentre i casi di corruzione sono in aumento, la classe politica italiana, incapace di riformare la legge elettorale e di limitare le sue spese, è ora oggetto di una sfiducia generalizzata. Nel bel mezzo di una crisi economica, politica e morale, solo il 2% degli italiani ha dichiarato di “avere ancora fiducia nei partiti”.